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Caso Poggi, il nodo dei pedali: omesse anche nel 2009 le analisi negative

Il ruolo del Capitano Marino e il DNA/gate - di Luigi Grimaldi Bonus: il documento del Cap. Marino del 2009

Caso Poggi, il nodo dei pedali: omesse anche nel 2009 le analisi negative
Caso Poggi, il nodo dei pedali: omesse anche nel 2009 le analisi negative Luigi Grimaldi

Marino nel 2009 ha continuato a sostenere la tesi del sangue di Chiara sui pedali, nonostante i dati negativi che infatti anche nel processo non furono messi in evidenza.

Nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi c’è un passaggio tecnico che riguarda i pedali della bicicletta “Umberto Dei Milano” sequestrata ad Alberto Stasi e, in particolare, il campione indicato come bu_p.

La notizia è questa: nel 2009, nel pieno del processo, il capitano Alberto Marino ha continuato a sostenere che il DNA della vittima su quei pedali derivasse da sangue. Dopo il risultato positivo dalla analsi del 19 settembre 2007, sullo stesso campione furono eseguite 2 analisi di controllo negative (il 20 settembre 2007) ancora una volta espunte dai dati tecnici.

Non solo. Dai documenti oggi acquisiti risulta che anche l’esame specifico per la ricerca di sangue umano – l’OBTI test – abbia dato esito assolutamente negativo.

Non si tratta di mettere in dubbio il profilo genetico. Il problema è un altro.

Il campione bu_p e il risultato del 19 settembre

Il campione bu_p, ricavato dai pedali della bicicletta di Stasi, è stato prelevato dalle superfici dei pedali, nelle zone di possibile contatto con i piedi.

Secondo la relazione preliminare del RIS del 24 settembre 2007, il campione fu molto problematico: risultò inibito alla quantificazione mediante Real-Time PCR, cioè alla misurazione della quantità di DNA presente. Dopo una fase di purificazione, però, il materiale ha restituito una concentrazione di circa 2,78 ng/µl di DNA femminile successivamente attribuito a Chiara Poggi.

Oggi il vero problema è l’isolamento di quel risultato positivo, 2,78 ng/µl di DNA . Tra una serie di risultati negativi, solo il campione del 19 settembre è risultato positivo. I documenti mostrano chiaramente la sproporzione:

il dato positivo del 19 settembre è l’unico risultato biologico utile, mentre tutti gli altri accertamenti sui pedali sono negativi o non interpretabili. Alla fine, la somma dei test negativi per presenza di DNA o sangue di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta è di 18 negativi a 1.

I campioni aggiuntivi collegati ai pedali – bu_p1, bu_p4, bu_p_tot1, bu_p_tot2 e bu_ss1 – non hanno prodotto profili genetici leggibili. Alcuni non hanno mostrato DNA, altri non hanno generato alcun profilo utile.

Il risultato positivo del 19 settembre appare quindi come un’anomalia isolata in una sequenza molto più ampia. Un risultato che non viene replicato perde forza e richiede cautela. Nel caso dei pedali, il positivo del 19 settembre viene messo in evidenza, mentre le due corse negative del 20 settembre e gli altri accertamenti non confermativi rimangono ai margini, non semplicemente sottovalutati: quelli del 20 e l’OBTI test nascosti alla difesa e al pubblico ministero.

L’invenzione del sillogismo genetico

C’è poi un altro problema, forse ancora più importante: come si arriva alla determinazione della natura ematica della traccia? Nel 2007 il dato genetico è stato derivato dalla possibile presenza di sangue. Marino inventa di fatto un sillogismo genetico:

  • Premessa maggiore: sui pedali è stato trovato DNA di Chiara Poggi in concentrazione elevata (circa 2,78 ng/µl);

  • Premessa minore: una quantità così cospicua di materiale biologico non può che provenire da sangue;

  • Conclusione: quindi il fluido biologico è “ragionevolmente attribuibile al sangue della vittima”.

Smontiamo il sillogismo.

Nessuna delle due premesse è certamente vera, e un sillogismo fallisce proprio quando si basa su premesse non vere (o non certe).


Il risultato positivo del 19 settembre è isolato. Sullo stesso campione bu_p furono eseguite il giorno dopo due corse elettroforetiche totalmente negative. Gli altri campioni collegati ai pedali (bu_p1, bu_p4, bu_p_tot1, bu_p_tot2, bu_ss1) non hanno prodotto profili leggibili. Alla fine il rapporto è di 18 test negativi a 1. Un dato genetico che non viene replicato, ottenuto da un campione inizialmente inibito, non può essere assunto come premessa certa. La premessa minore è falsa.


La premessa maggiore non contiene nessuna certezza, quindi è falsa. Una concentrazione elevata di DNA non significa automaticamente sangue. Il DNA può provenire da cellule epiteliali, saliva, sudore o altri tessuti. Tutti gli esami orientati a rivelare la presenza di sangue (Combur, Luminol, spettroscopia infrarossa e soprattutto OBTI test specifico per sangue umano) sono risultati negativi o non conclusivi. Se ci fosse stata davvero una cospicua quantità di sangue, almeno uno di questi test avrebbe dovuto confermarlo.

Conclusione Il sillogismo crolla perché poggia su due premesse entrambe non certe: un risultato genetico isolato e non replicato, e un’equivalenza arbitraria tra “tanto DNA” e “sangue”. Da premesse non vere non può discendere una conclusione scientifica affidabile.

Ecco perché:

Il Combur test, usato su alcune microtracce, è solo un test presuntivo: può mostrare una reazione che si adatta anche alla presenza di sangue, ma da solo non dimostra che il sangue sia umano.

Il Luminol ha dato risultati difficili da interpretare: luminescenze diffuse sui pezzi di metallo e punti dubbi sulle parti in plastica.

La spettroscopia infrarossa (I.R.) non è riuscita a dare una caratterizzazione certa e definitiva della traccia.

Ancora più importante è l’OBTI test, specifico per il sangue umano: secondo quanto emerge oggi, è risultato assolutamente negativo.

Tutti gli esami orientati a rivelare la presenza di sangue – Combur, Luminol, I.R. e soprattutto OBTI – escludono o non confermano affatto quella natura ematica.

Questa è la contraddizione che nel 2009 avrebbe dovuto essere posta al centro.

Il quantitativo di DNA e il problema del campione di confronto

Dalla lettura congiunta della perizia dei periti del giudice di primo grado – Robino, Varetto e Bison (perizia mai smentita da altre consulenze in tutti i gradi di giudizio) – e delle dichiarazioni rese da Marino emerge un profilo fortemente problematico.

I periti rilevano che il DNA attribuito a Chiara Poggi sui pedali della bicicletta presentava un quantitativo significativo, pari a circa 2,8 ng/µl, per un totale stimato di 112 ng di DNA. Tale quantità avrebbe richiesto la presenza di circa 18.000-19.000 cellule nucleate e, se la fonte fosse stata sangue, avrebbe corrisposto ad almeno 1,5-4 microlitri di sangue.

Una simile quantità, secondo i periti, sarebbe dovuta rientrare ampiamente nella soglia di sensibilità del test immunocromatografico per sangue umano (OBTI test) e, in determinate condizioni, risultare apprezzabile anche visivamente.

I 1,5–4 microlitri di sangue stimati dai periti (Robino, Varetto, Bison) sono migliaia di volte superiori alla soglia minima di rilevazione dell’OBTI.
Anche adottando le stime più prudenti della letteratura forense, quella quantità sarebbe dovuta risultare ampiamente positiva al test.

Tuttavia, la natura ematica della traccia non è mai stata dimostrata.

Proprio per questo i periti osservano che la fonte del DNA poteva essere costituita anche da materiale biologico diverso dal sangue, compresa la saliva, che possiede una concentrazione di cellule nucleate quasi sovrapponibile a quella del sangue ma, a differenza di questo, è priva di colore. Il dato centrale, dunque, è che il DNA sui pedali viene attribuito alla vittima, ma “la natura e le modalità di deposizione del materiale biologico restano indeterminate”.

In tale quadro appare particolarmente contraddittorio il passaggio in cui Marino afferma di aver analizzato il cucchiaino – quello usato da Chiara Poggi per la colazione il giorno del delitto – perché non vi sarebbe stato un campione di confronto acquisito ad hoc. Tale affermazione risulta difficilmente conciliabile con il fatto, documentale, che il laboratorio del RIS disponeva già dal 4 settembre 2007 di campioni ematici e di tessuto prelevati in sede autoptica come materiale biologico di confronto.

Il ricorso al cucchiaino, reperto potenzialmente salivare e non equivalente a un campione autoptico certo, diventa quindi un elemento critico. Perché scegliere proprio quel reperto quando esistevano già campioni di confronto certi e ufficiali? Perché la concentrazione di DNA rilevata sul cucchiaino (circa 2,78 ng/µl) risulta quasi identica a quella dei pedali (circa 2,8 ng/µl)?

Si tratta di una semplice coincidenza, di una scelta tecnica motivata, o di un tentativo di creare un’analogia quantitativa utile a sostenere la natura ematica della traccia sui pedali o uno scambio di provette accidentale? A rendere ancora più rilevante questa analogia intervengono gli attuali consulenti della Procura della Repubblica di Pavia, i quali hanno evidenziato che il prelievo di DNA dai pedali e dal cucchiaino fu eseguito con due metodiche differenti. Un dato solo apparentemente neutro. Statisticamente ottenere un valore in nanogrammi identico da due campioni diversi, ottenuti con metodiche differenti , con un quaqntitativo così rilevante, è estremamente difficile.

La contraddizione è aggravata dalle criticità tecniche riferite dallo stesso Marino sul campione del cucchiaino: una corsa negativa, una concentrazione di DNA quasi sovrapponibile a quella dei pedali e una corsa elettroforetica da lui stesso definita “orrenda”, cioè di pessima qualità, confusa e di difficile interpretazione.

Ne deriva un quadro nel quale l’attribuzione del DNA sui pedali a Chiara Poggi non appare accompagnata da una spiegazione tecnica lineare e pienamente rassicurante, ma si colloca invece dentro una sequenza di anomalie quantitative, procedurali e dichiarative che richiederebbero chiarimenti puntuali.

La relazione del 2009 e l’audizione

Nel 2009 Marino redige una relazione per rispondere alle contestazioni difensive sul reperto dei pedali. Descrive gli accertamenti sulla bicicletta, parla di tracce di dubbia natura e conclude che il fluido biologico da cui proviene il campione bu_p è “ragionevolmente attribuibile al sangue della vittima”.

Nel documento non si mette al centro il dato oggi emerso: le due corse elettroforetiche negative del 20 settembre 2007 sullo stesso campione bu_p. Quelle corse non furono semplicemente sottovalutate: furono nascoste alla difesa e al pubblico ministero.

Le contraddizioni emergono con maggiore chiarezza nella recente audizione di Marino davanti alla Procura di Pavia.

Il pubblico ministero gli dice che il 20 settembre 2007 risultano due corse elettroforetiche totalmente negative, caricate al sequenziatore da “Marino” alle ore 17:33.

Marino inizialmente dice di non ricordare. Ipotizza un possibile errore di data o un problema legato ai sequenziatori. Il PM gli mostra però le corse del 19 e del 20 settembre, precisando che si tratta della stessa macchina.

Alla domanda sul perché fossero state fatte nuove analisi sullo stesso campione dopo i risultati positivi del giorno prima, Marino risponde: «Per voler approfondire ulteriormente.»

Sullo esito nullo aggiunge: «Non ho nessun ricordo specifico. Se non c’è nessun dato, ci siamo fermati.»

Non esclude di aver mostrato le due corse negative anche ad altri consulenti e, alla domanda se ne avesse parlato con il colonnello Garofano, risponde: «Presumo di sì.»

Queste risposte sollevano una questione centrale: se quelle corse negative esistevano, perché furono nascoste nella narrazione processuale del reperto?

Il punto della notizia
La notizia non è solo che nel 2007 sia stato ottenuto un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi sui pedali della bicicletta.

È che quel profilo appare oggi inserito in una sequenza molto poco lineare rispetto alla sequenza precedente di per se estremamente critica: un campione inizialmente problematico; un risultato positivo il 19 settembre; ulteriori corse negative il 20 settembre (nascoste alla difesa e al pubblico ministero); altri accertamenti genetici sui pedali negativi o non interpretabili; metodiche non genetiche non decisive; OBTI test negativo per sangue umano; una relazione del 2009 in cui Marino ha continuato a sostenere la tesi del sangue della vittima senza porre al centro queste criticità.

Alla fine, la somma dei test negativi per presenza di DNA o sangue di Chiara Poggi sui pedali è di 18 negativi a 1.

In un processo non conta solo il dato che conferma una tesi. Contano anche i dati che la indeboliscono. Si è basata l’intera tesi del sangue su un’analisi del DNA isolata, in quantità tale da far pensare a cospicuo materiale biologico, eppure tutti gli esami escludono la presenza di sangue.

La domanda finale
Il punto non è cancellare il risultato del 19 settembre. Il punto è valutarlo correttamente.

Se un solo accertamento produce un profilo genetico attribuito alla vittima, mentre gli altri controlli sui pedali non lo replicano; se la natura ematica non viene confermata; se il test specifico per il sangue umano risulta negativo; e se nel 2009 queste criticità non vengono rappresentate con la stessa forza del dato positivo, allora la domanda diventa inevitabile:
Perché Marino, nel 2009, di fronte a un pubblico ministero che chiedeva conferme, ha continuato a sostenere la tesi del sangue della vittima sui pedali senza spiegare chiaramente il peso delle analisi negative già emerse il 20 settembre 2007, del DNA e dell’OBTI Test, che sicuramente conosceva, e che furono furono omesse e di fatto nascoste?

BONUS

Ecco la trascrizione completa del documento del RIS di Parma relativo all'analisi dei pedali della bicicletta nel caso Garlasco (Indagine Tecnica nr. 3306 del 1.10.2007):

Indagine Tecnica nr. 3306 del 1.10.2007


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2. Sul rinvenimento di presunta traccia biologica sul pedale della bicicletta da uomo marca Umberto Dei Milano

Dopo un'attenta lettura di quanto riportato nella nota difensiva, si ritiene necessario fare alcune precisazioni come di seguito riportato.


  1. Nel corso delle ispezioni eseguite sulla bicicletta da uomo marca "Umberto Dei Milano" e su singole parti della stessa, sono state rinvenute varie tracce di dubbia natura, come è logico aspettarsi da un reperto del tipo in oggetto. Quelle ritenute di interesse analitico/investigativo erano in tutto 9 come spiegato in dettaglio a pag. 93 della relazione di consulenza biologica.


    I campioni generati dai prelievi effettuati su queste tracce, così come sulla superficie dei pedali, erano in tutto 6 (vds pag. 93 e 94 della relazione tecnica).

  2. L'analisi dello spettro IR effettuata sulle tracce bu_p4 e bu_p5 non può essere utilizzata per caratterizzare con assoluta certezza le tracce in questione, ma fornisce comunque un'utile informazione aggiuntiva.


    Lo spettro IR della traccia bu_p4 rivela picchi caratteristici della sua natura proteica. È possibile infatti notare i seguenti picchi di assorbimento, tipici dei polimeri proteici:

Questo permette di escludere tutta una serie di altre molecole ma non quelle presenti nei fluidi biologici, compreso il sangue.


In estrema sintesi, come riportato nella relazione tecnica definitiva a pag. 151 e 152, il risultato ottenuto dall'analisi dello spettro IR della traccia bu_p4 non permette di escluderne la natura ematica.


La traccia bu_p5, già risultata negativa al Combur test, ha prodotto uno spettro di assorbimento IR compatibile con lo spettro di un trisaccaride, tuttavia questo risultato è del tutto irrilevante ai fini dell'indagine, considerata anche la tipologia del reperto (pedale di bicicletta) e la più disparata natura delle tracce che questo può raccogliere.


  1. Circa le analisi di specie, eventualmente da effettuarsi sulle tracce presenti sulla bicicletta, si ribadisce quanto già spiegato nella relazione tecnica a pag. 151, ovvero che esse non sono state effettuate, in considerazione del fatto che le tracce in questione risultavano troppo esigue (vds dettagliate immagini con riferimento dimensionale, presenti nella relazione tecnica). Si è ritenuto che anche i kit di tipo immunologico, come ad es. quello denominato Hexagon OBTI test comunemente utilizzato presso questo Reparto, non fossero sufficientemente sensibili per l'analisi in questione. Ogni microtraccia potenzialmente utile per confermare il risultato già ottenuto dal campione bu_p è stata pertanto preservata per l'analisi del DNA, ritenuta non soltanto la più affidabile e discriminativa, ma di fatto l'unica, a poter essere effettuata, avuto riguardo alla estrema esiguità del materiale a disposizione.

  2. L'immagine ottenuta dal vetrino effettuato con un'aliquota ottenuta dalla traccia bu_p1 si ritiene sia relativa ad alcune cellule del sangue. In particolare quella al centro dell'immagine, viene ritenuta a buon titolo un leucocita. Ovviamente, il preparato presenta notevoli artefatti dovuti alla conservazione della traccia e al substrato dal quale deriva (il pedale della bicicletta). Ogni paragone con un'immagine reperibile su un qualsiasi atlante di citologia e derivante da sangue fresco, appare quindi forzato, tenendo in considerazione la provenienza della traccia in analisi. Nonostante i visibili artefatti, l'immagine presenta

Indagine Tecnica nr. 3306 del 1.10.2007


pag. 9


alcune importanti caratteristiche. Sia la cellula centrale che le strutture scure che la circondano e che appaiono nel resto del vetrino, sono compatibili per forma e dimensioni, rispettivamente con i leucociti e gli eritrociti del sangue. Infatti, la cellula centrale è lunga circa 13-15 µm, mentre le altre strutture misurano circa 7-9 µm. All'interno della cellula centrale si può notare il nucleo cellulare il quale presenta una spiccata caratteristica, tipica dei leucociti: la conformazione polilobata, anche detta "a salsiccia" o "a fagiolo", e la sua eccentricità.


Giova qui ricordare che ogni risultato è sempre stato nelle disponibilità dei CC.TT.PP., considerato che tutti gli accertamenti sono stati svolti ex art. 360 c.p.p.. Ovviamente, l'immagine del vetrino è tuttora conservata presso questo Reparto.


  1. Nella relazione tecnica sono già state esposte nel dettaglio le argomentazioni che portano a ritenere che il prelievo effettuato sui pedali della bicicletta possa ragionevolmente ricondursi a sangue della vittima, piuttosto che ad altri, non meglio definibili fluidi biologici di Chiara. In particolare, anche sulla base delle considerazioni effettuate preliminarmente dai CC.TT.PP. nella nota del 26 settembre 2007 (vds pag. 3 e 4), è stata valutata la possibilità che la traccia in questione derivasse da saliva. È stato pertanto effettuato il test amilasi (teso a evidenziare la presenza di saliva) su diverse superfici della bicicletta, che ha sempre dato esito negativo. Facendo valutazioni solo sulla base della quantità di DNA e sulla qualità del profilo ottenuto dal campione bu_p, mettendo cioè da parte tutte le altre informazioni/dati raccolti, se ne è dedotto che solo un diretto contatto con la bocca della vittima avrebbe potuto rilasciare una tale quantità di materiale cellulare (si veda a tal proposito, a pag. 151 della relazione tecnica biologica, il confronto effettuato con il campione estratto dal cucchiaino utilizzato dalla vittima per mangiare i cereali), evento del tutto improbabile, se non impossibile, considerato che il reperto in questione è pur sempre il pedale di una bicicletta.


    Tuttavia, a pag. 37 della loro relazione i CC.TT.PP. riferiscono che "mai hanno fatto riferimento privilegiato" a tessuti contenenti amilasi (quindi saliva). Riferiscono inoltre che il loro "riferimento essenziale", come dato interpretativo da utilizzarsi per la traccia individuata sul pedale sia piuttosto "la manipolazione" dell'oggetto.


    In detta nota, i CC.TT.PP. citano una pubblicazione scientifica che riguarda uno studio circa la possibilità di estrarre il DNA da un oggetto manipolato. Come già detto nelle considerazioni finali della relazione tecnica più volte richiamata, la pubblicazione scientifica citata non si attaglia al caso di specie e può anzi ingenerare grossa confusione. La pubblicazione scientifica infatti riferisce in merito ad un esperimento che dimostra la possibilità di recuperare DNA in discrete quantità da guanti e da solette interne delle calzature. Questi reperti non possono essere equiparati ad oggetti "toccati" o "manipolati" dove il contatto, per durata e intensità della sollecitazione meccanica di sfregamento con l'epidermide, è del tutto diverso. Quotidianamente constatiamo in numerosissimi casi reali che pervengono al RIS di Parma, la possibilità di estrarre il DNA dagli oggetti utilizzati a vario titolo dai criminali, e puntualmente verifichiamo che questo è possibile, ma non è certo facile. I profili di DNA derivanti da oggetti manipolati sono infatti spesso affetti da artefatti e perdita di segnale (drop-out), caratteristica tipica delle tracce con basso contenuto di DNA e definite, in ambito internazionale, $\text{LCN}^{(1/2)}$ (Low Copy Number - tracce a basso numero di copie). Questi fenomeni sono esattamente quelli occorsi per il campione scarpe_lacoste. Nel grafico di fluorescenza relativo al campione scarpe_lacoste, allegato alla relazione tecnica, è possibile infatti verificare che vi è totale perdita di segnale per i marcatori D7S820 e D18S51, mentre i marcatori D8S1179 e D3S1358 presentano segnali extra (i picchi non colorati all'interno) verosimilmente attribuibili ad artefatti di reazione. L'altezza del segnale è inoltre nell'ordine delle centinaia di RFU (si noti la scala di riferimento nelle ordinate del grafico).

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Il profilo derivante dal campione bu_p, per contro, (vds l'allegato grafico di fluorescenza) è decisamente privo di questi fenomeni e l'altezza del segnale è dell'ordine delle migliaia di RFU, in accordo ad una quantità di DNA originario decisamente cospicua.


La differenza tra un profilo derivante da tracce residuali di una manipolazione (cellule di sfaldamento epiteliali, cellule di sfaldamento delle ghiandole sudoripare, secrezioni sebacee ecc.) e un profilo derivante da un fluido biologico contenente cellule nucleate è ben diverso e il caso in oggetto ne fornisce due perfetti esempi: basta confrontare i profili derivanti rispettivamente dai campioni scarpe_lacoste e bu_p.


Un'ultima considerazione merita di essere fatta. Posto che si voglia considerare il profilo relativo al campione bu_p derivante dalla manipolazione della bicicletta da parte di chi era legittimato ad utilizzarla, non si spiega l'esito negativo ottenuto dai prelievi effettuati sulle altre parti della bicicletta stessa, ovvero il manubrio, la canna, la sella, ma soprattutto le manopole, tutti risultati completamente negativi.


Se fosse così scontato ottenere il profilo genetico di chi utilizza una bicicletta, quale conseguenza del contatto e del progressivo rilascio di materiale cellulare, tutti i campioni da noi saggiati avrebbero sicuramente esibito apprezzabili quantità di DNA, poiché certamente più esposti, rispetto a un pedale, al contatto corporeo.


Concludendo, si vuole ribadire che sebbene ciascun accertamento da noi effettuato e che peraltro dimostra la scrupolosità ed il rigore dell'approccio analitico complessivo, possa meritare un'attenta discussione ed essere anche suscettibile di diverse interpretazioni, le conclusioni cui si è pervenuti, ovvero che il fluido biologico di cui al campione bu_p sia ragionevolmente attribuibile al sangue della vittima, è l'unica ipotesi scientificamente sostenibile. Essa è il frutto dell'armonica concordanza di tutti i dati a disposizione (vds elenco a pag. 152 della Relazione Tecnica) e trae ulteriore convincimento dalla valutazione di tutte le ipotesi alternative che è stato possibile ipotizzare ma che, tuttavia, non trovano alcuna razionale ed accettabile spiegazione in ciò che è stato possibile osservare e riscontrare.


Bibliografia

  1. Gill P. et al. "An investigation of the rigor of interpretation rules for STRs derived from less than 100pg of DNA", Forensic Science International, 112 (2000) 17-40.

  2. Butler J.M., "Genetics and genomics of core short tandem repeat loci used in human identity testing", J Forensic Science, March (2006) Vol. 51, N. 2.

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Commenti

Un iscritto

Dopo aver seguito una molto interessante live con Luigi da Sergio Spinnato ho avuto una rivelazione (“sulla via di Garlasco “, come dice Sergio): il dna giusto( ma in realtà inesistente) sui pedali sbagliati e’ servito a porre la persona sbagliata sulla bicicletta giusta, così come l’estathe’ sbagliato e’ servito togliere dalla cucina la persona giusta…

39m
Un iscritto

Ma perché nessuno chiede a Capra o Garofano:

Sfosse successo il contrario?

Primo test: negativo
Secondo test: negativo
Terzo test: positivo

Avreste considerato solo il dato negativo?
Suvvia dai… e Garofano stasera di nuovo in tv.
Non si può vedere.

48m
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