Garlasco: quell'archivio segreto è la traccia di una regia esterna per le indagini del 2017
Chi ha impostato la Road Map investigativa che ha portato all'archiviazione per Andrea Sempio? di Luigi Grimaldi
Nella stanza 27 della Procura di Pavia c’era una cassaforte con un archivio che non doveva esistere. Dentro, non denari, ma una compilation investigativa sul delitto di Chiara Poggi: consulenze, DNA, Bloodstain Pattern Analysis, laser scanner 3D, memorie della parte civile, DVD di intercettazioni del 2017. Materiale selezionato, ordinato, tenuto separato dal fascicolo ufficiale per anni. Solo nel 2023, durante l’ispezione ordinata dal procuratore Napoleone, è emerso. Solo dopo è stato reinserito nei faldoni del PP 8283/2016. La domanda non è più solo “cosa c’era”. È “perché era lì, e perché per così tanto tempo?”. Quella selezione ha avuto un ruolo di regia nel modo in cui sono state orientate le indagini archiviate siu Andrea Sempio nel 2017?
L’archivio che non doveva esistere
Nel precedente articolo (“La cassaforte, stanza 27”) abbiamo ricostruito il ritrovamento che ha scosso gli uffici della Procura di Pavia alla fine del 2023. Durante la “bonifica” avviata dal procuratore Fabio Napoleone – accessi bloccati, stanze rimescolate, polizia giudiziaria ridisegnata – un ufficiale di PG apre una cassaforte con un archivio che ufficialmente non risultava negli inventari. Dentro non ci sono soldi, ma carte: una cartellina con la dicitura “TIZZONI”, documenti sparsi relativi al delitto di Garlasco, verbali, annotazioni che vanno dal 2007 all’archiviazione del 2017 su Andrea Sempio, materiale senza protocolli chiari di deposito. Carte arrivate “a mani”, fuori dai canali formali, custodite in una stanza in cui non avrebbero dovuto essere. Domande che avevamo lasciato sospese: di chi era quella stanza? Perché quel fascicolo fantasma?
Oggi quei quesiti trovano un’ulteriore, più precisa, articolazione. Non è l’irregolarità il punto focale. O almeno, non è soltanto quello. Il vero tema è capire perché una raccolta ampia e selezionata di documenti, atti tecnici, memorie difensive, consulenze, DVD e intercettazioni relative al caso giudiziario su Chiara Poggi sia rimasta per anni fuori dal normale circuito del fascicolo ufficiale, custodita in una cassaforte della Procura di Pavia.
Stanza 27: il cuore operativo, non un locale qualunque
La stanza n. 27 non era un locale qualsiasi: era adibita a ufficio della Polizia Giudiziaria. Del nucleo di PG che vi operava facevano parte, tra gli altri, il maresciallo Scopetta – poi condannato nell’ambito delle indagini del procedimento Clean – e il luogotenente Sapone, uno dei protagonisti delle indagini del 2017 su Andrea Sempio. Proprio Sapone è stato sentito approfonditamente dalla Procura di Brescia nelle indagini attualmente in corso per l’ipotesi di corruzione che vede indagati l’ex procuratore capo di Pavia Venditti e il padre di Andrea Sempio, Giuseppe. Il luogo, dunque, non è neutro: è il cuore operativo di una sezione di polizia giudiziaria che, in anni decisivi, ha avuto accesso diretto a carte delicate sul delitto di Garlasco.
Secondo l’“Appunto” redatto il 21 settembre 2023 e inviato alla Procura della Repubblica con n. di Protocollo 11/39-21, la documentazione è stata rinvenuta all’interno di una cassaforte presente proprio in quella stanza n. 27, durante un’ispezione disposta a seguito del provvedimento n. 2067/2023 del 3 marzo 2023 del Procuratore della Repubblica di Pavia.
Nella cassaforte, oltre alle armi in dotazione ai militari della Sezione, erano presenti documenti riconducibili al cosiddetto “delitto di Garlasco”.
Il tempo sospeso: 2017-2023
Il contesto temporale è tutt’altro che secondario. L’ispezione del marzo 2023 si colloca nella fase di avvio delle indagini Clean, coordinate dal procuratore Fabio Napoleone: un’inchiesta che, partita nel corso del 2023, esploderà pubblicamente con il blitz del 27 novembre 2023 nella sede di Asm Pavia e con i primi arresti.
Solo successivamente, il 14 febbraio 2024, lo stesso Napoleone (insieme ai sostituti Andrea Zanoncelli e Valentina De Stefano) depositerà la richiesta di riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi nei confronti di Andrea Sempio; il procuratore aggiunto Stefano Civardi, insediatosi proprio in quel febbraio 2024, verrà poi coassegnato al fascicolo.
La formalizzazione definitiva da parte del Gip arriverà il 23 gennaio 2025. In altre parole: la cassaforte viene aperta e svuotata mentre Clean è già in corso e mentre le nuove indagini su Sempio non sono ancora state formalmente avviate.
Il dato è rilevante perché il materiale non appare casuale. In totale sono 24 i fascicoli recuperati, con date che vanno dal 2007 al 2017. Questo arco temporale fa pensare che il faldone sia stato costruito proprio nel 2017: un dossier assemblato in un momento preciso, quando le indagini su Sempio erano ancora calde, e poi tenuto separato per sei anni.
Nell’elenco allegato all’appunto compaiono consulenze tecniche, fotografie, relazioni genetico-forensi, atti della parte civile, memorie, note tecniche, documenti sulle impronte di scarpe, osservazioni medico-legali, accertamenti contabili, simulazioni tecnico-scientifiche e DVD contenenti intercettazioni.
È un insieme composito, ma non disordinato. Una selezione che attraversa anni cruciali del procedimento e che sembra costruire una sorta di dossier parallelo.
Una selezione ragionata, non una compilation casuale di carte sparse
Tra i documenti elencati ci sono, ad esempio, la relazione di consulenza tecnica sulle cause della morte di Chiara Poggi, materiale iconografico della consulenza tecnica, relazioni genetico-forensi complete di elettroferogrammi – i grafici che visualizzano i profili del DNA estratto dalle tracce biologiche –, verbali allegati, una sentenza della Corte d’Appello di Milano del 2013, una sentenza della Corte di Cassazione del 2014, memorie della parte civile sulla rinnovazione dibattimentale, note del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche sulle tracce ematiche, documentazione sulla Bloodstain Pattern Analysis, accertamenti con tecnologia Laser Scanner 3D, consulenze contabili e considerazioni tecnico-scientifiche sulle strategie di evitamento.
La mappa delle evidenze scientifiche
Gli elettroferogrammi, in particolare, non sono pezzi di carta qualsiasi: sono la rappresentazione grafica del DNA, il cuore delle analisi genetiche che hanno pesato e pesano ancora sulle ipotesi accusatorie. Tenerli insieme ad altri atti selezionati, fuori dal fascicolo ufficiale, significa detenere non solo informazioni, ma la mappa stessa delle evidenze scientifiche.
Non si tratta, dunque, di materiale neutro. Ogni documento, preso singolarmente, può avere una funzione tecnica o processuale.
Ma la questione cambia se quei documenti vengono conservati insieme, separatamente dal fascicolo ufficiale, dentro una cassaforte dell’ufficio di Polizia Giudiziaria. In quel caso non conta soltanto cosa contengono, ma perché sono stati raccolti proprio quei documenti, da chi, con quale criterio, per quale utilizzo e per quanto tempo.
Il punto centrale è questo: un archivio del genere può diventare una mappa. Una mappa utile a seguire una linea investigativa, a ricostruire ipotesi, a selezionare piste, a valorizzare alcuni elementi e lasciarne altri sullo sfondo. Non necessariamente in modo illecito nel contenuto, ma certamente in modo problematico se quella raccolta non è accessibile, non è tracciata, non è inserita correttamente nel fascicolo ufficiale, è in pratica un archivio segreto.
Il documento di trasmissione della Procura di Pavia, datato 14 novembre 2025, specifica che l’appunto del 21 settembre 2023 — relativo alla documentazione rinvenuta nella cassaforte — viene trasmesso e che tutta la documentazione veniva poi inserita nei faldoni del procedimento PP 8283/2016 RGNR Mod. 21. Lo stesso atto evidenzia inoltre che tra la documentazione elencata nell’appunto alcuni atti erano custoditi all’interno di copertine dello “Studio legale Avv. Gian Luigi Tizzoni” o con indicazione sia dell’Avv. Tizzoni sia dell’Avv. Francesco Compagna.
Anche questo passaggio merita attenzione. Non perché basti a dimostrare una condotta illecita, ma perché rafforza la necessità di chiarire la provenienza, la gestione e la finalità di quel materiale. Il documento indica specificamente, tra gli altri, un esposto dell’Avv. Tizzoni, memorie della parte civile, una nota sul conferimento dell’incarico peritale collegiale e slide per la discussione in appello sulla rinnovazione dibattimentale. Alcuni di questi atti risultano collegati alla parte civile e alla fase della rinnovazione dibattimentale.
Fuori dal fascicolo, dentro la cassaforte: il metodo del “Sistema Pvia”
Il tema, quindi, non è gridare allo scandalo dell’archivio “illegale” come formula generica. Il tema è più serio: perché quel materiale era lì, nell’ufficio della Polizia Giudiziaria? Perché non era nel fascicolo ufficiale? Chi lo consultava? A cosa serviva? E soprattutto: perché parte della documentazione, in particolare i DVD indicati con riferimenti al procedimento PP 8283/16 e con date del 2017, è rimasta custodita in una cassaforte fino al rinvenimento del 2023?
L’appunto del 21 settembre 2023 elenca infatti diverse custodie contenenti DVD. Alcune riportano manoscritti riferiti al procedimento “PP 8283/16-21”, a “RIT 33/17”, a copie ambientali e a contenuti come “cellulare”. In un caso viene indicata una custodia con due DVD, uno dei quali reca la dicitura “copia PG P/P 8283/16 Mod. 21 Rit. 33/17 ut. 3487690176 dal 04/02/2017 al 19/02/2017”. È proprio questo riferimento temporale a rendere centrale la domanda: se quel materiale risaliva al 2017 – e se i 24 fascicoli coprono l’arco 2007-2017 – perché è stato rinvenuto solo nel 2023 in una cassaforte e non risultava ordinariamente inserito nel fascicolo ufficiale?
Sei anni non sono un dettaglio amministrativo se diventano zone d’ombra nella ricostruzione della catena documentale. In materia giudiziaria, la forma non è burocrazia: è garanzia.
Il recupero che conta più dell’irregolarità
Il recupero di questo archivio, perciò, è importante non solo perché consente di riportare alla luce documenti rimasti occultati o comunque non correttamente collocati, ma perché permette di ricostruire la storia interna del procedimento. Ogni fascicolo parallelo, ogni raccolta non formalizzata, ogni materiale trattenuto fuori dal percorso ordinario degli atti pone un problema di trasparenza. Non basta sapere che quei documenti esistono. Bisogna sapere dove sono stati, per quanto tempo, chi li ha avuti a disposizione e perché.
La stessa Procura, nel documento di trasmissione, afferma che la documentazione è stata poi inserita nei faldoni del PP 8283/2016 RGNR Mod. 21. Questo passaggio è decisivo: significa che, dopo il rinvenimento, si è proceduto a ricondurre quel materiale dentro il perimetro formale del procedimento. Ma proprio questa regolarizzazione successiva rende inevitabile la domanda precedente: perché non era già lì?
C’è stata una regia informale?
La vicenda dell’archivio nella cassaforte va dunque letta come una questione di metodo investigativo e di correttezza processuale. Non serve trasformarla in una bandiera polemica. Serve, piuttosto, comprenderne la portata. Una raccolta selezionata di 24 fascicoli, costruita presumibilmente nel 2017 e custodita nell’ufficio di una Polizia Giudiziaria i cui uomini (Scopetta - per un periodo difeso proprio dall’avvocato Tizzoni - e Sapone) sono poi finiti, a vario titolo, sotto i riflettori di altre indagini, può non essere un semplice deposito: può essere uno strumento di lavoro, una bussola, un archivio con la funzine di guida operativa. Se però resta fuori dal fascicolo ufficiale, quella bussola diventa invisibile.
Ed è qui che il recupero assume il suo vero valore. Non è soltanto il ritrovamento di carte. È la possibilità di vedere cosa qualcuno aveva raccolto, conservato, organizzato e tenuto separato. È la possibilità di verificare se quella selezione abbia avuto un ruolo di regia nel modo in cui sono state orientate le indagini. È la possibilità, infine, di restituire trasparenza a un percorso giudiziario che non può permettersi archivi ombra.
Per questo il recupero dell’archivio è fondamentale.
Perché consente di riportare nel fascicolo la compilation “Stanza 27” che ne era rimasta fuori per qualche misterioso motivo.
Perché permette di interrogarsi non solo sul contenuto degli atti, ma sulla loro storia, la loro funzione e provenienza. E perché, in un caso giudiziario così delicato, la trasparenza non è un dettaglio formale: è una condizione essenziale per ricostruire la verità.
Commenti
Grazie. Sono immensamente grata di poter condividere con lei Grimaldi le sue scoperte giornalistiche e la sua saggia esperienza nel caso. Semplicemente grazie.
Prima l'avvocato Tizzoni e Company si era tanto premurato in diretta nel rilasciare un comunicato in merito all'esposto querela dell'avvocato S. Cappa. Ma adesso in merito a questa oscura vicenda non parla. Perché?
Ma a chi era in uso quella stanza 27? Alla PG? a Venditti?
Mi piace come affronta i casi. Il metodo è essenziale. E la fretta è sempre cattiva consigliera.
Ultimamente stanno uscendo bombe e bombette varie, molte delle quali sfornate da Luigi, ma non solo da lui, che mi fanno pensare che il puzzle per la procura di Pavia sia quasi al completo… comunque, come ben scritto nell’ articolo, l’indagine e tutte le persone che seguono il caso, che rappresentano il popolo italiano, esigono trasparenza che è l’esatto opposto di tutto ciò che ci è stato propinato fino a quando Napoleone non lo ha preso in mano. Avanti tutta!!
❤️
In questo buio pesto è chiaro che il comportamento di Sempio entra in una dinamica di complicità e insabbiamenti che nascondono ben piú dell’insana passione di un giovanotto da esame psichiatrico. Continuiamo a sperare che gli squallidi personaggi che via via compaiono sulla scena prima o poi vengano ricollocati in una puzzle per il momento, per quel che si sa, è molto disordinato. Grazie caro Grimaldi nel contribuire a riordinarlo, non vediamo l’ora di vedere sparire la melma che ricopre da tempo pesci piccoli ma soprattutto pesci grossi che agiscono nell’ombra sentendosi impuniti, al di sopra di qualsiasi regola per i loro indicibili scopi.
Un ennesimo enorme plauso al grandissimo professionista Luigi Grimaldi.
Desidero esprimerle la mia più profonda stima per la straordinaria professionalità, il rigore e la passione che dimostra costantemente nel suo lavoro. Le sue doti investigative si evidenziano in modo nitido nel prezioso contributo che sta offrendo nell'analisi e negli approfondimenti sul caso di Garlasco, dove la sua capacità di scavare a fondo nei fatti fa davvero la differenza.
Il suo approccio al giornalismo — attento, indipendente e sempre guidato da una sincera ricerca della verità — rappresenta un esempio di grande valore, non solo per questa complessa vicenda, ma per tutto il panorama dell'informazione. La ringrazio di cuore per l'impegno, la dedizione e l'eccellente lavoro che continua a svolgere ogni giorno
Anna
Grazie Luigi, articolo grandioso!
❤️
Molto, troppo interessante per non essere approfondito ulteriormente
La cosa incredibile è che in TV si continui a parlare di camminata e di pedali e qui c' è una bomba ad orologeria che deliberatamente viena ignorata. Bah!
Complimenti!Lei è la voce della verità e giustizia!
A me , letto l'ottimo articolo, "sorge spontanea" una domanda.
Ad un certo punto finisce l'accesso alla cassaforte. Chi ne deteneva la possibilità, chi la utilizzava e sapeva cosa ci fosse dentro, "abbandona lì" tutto il materiale senza curarsi di recuperarlo? Recuperarlo prima che , non si sa mai, sempre di una stanza in un luogo "pubblico" si tratta, qualcuno potesse arrivare ad aprirla? Cosa è capitato per cui tutto è rimasto lì? Possibile che esistesse una cassaforte "segreta" in un luogo come quello? Chi potrebbe aver avuto nella sua disponibili una cassaforte segreta?
In effetti ho fatto più di UNA domanda. Me ne scuso. Grazie di aver letto fin qui. Buon lavoro Grimaldi
Allucinante...
Una regia senza se e senza ma..
La gravità di tutto è che ancora si cerchi di manipolare la verità
Grazie per il grande lavoro che fa dott Grimaldi
peccato che le altre due cassaforti siano state trovate vuote. Chissà quali altri documenti interessanti potevano contenere...
Sempre un piacere leggerLa. Un abbraccio