Garlasco: un’orgia di contaminazioni.
Così si seppellisce la verità sul delitto di Chiara Poggi - di Luigi Grimaldi
Garlasco 2007: la scena del crimine trasformata in un set di film noir. Contaminazioni, reperti spariti e la verità che annega in un pantano.
Prima di entrare nella villetta di via Pascoli, a caccia di contaminazioni occorre stabilire una scala di valori.
Non quella burocratica delle perizie, troppo fredda per ciò che è accaduto. Useremo la Scala dell’Oscuramento, o Scala del Silenzio Forense, pensata per raccontare gli errori come si raccontano le ombre in un film di genere. Quello che fa rabbrividire è che questo non è un film…
Livello Chinatown
L’errore è documentato, clamoroso, impietoso. La prova è stata contaminata, manomessa o fatta sparire in modo talmente evidente che sembra scritto da un regista di noir per un film in cui non c’è più nulla da salvare.Livello Seven
L’errore è grave, supportato da più fonti coerenti, e lascia un’ombra lunga. Non è solo negligenza: è qualcosa che cambia il senso dell’intera scena.Livello Colombo
L’anomalia esiste, è segnalata, ma resta un dettaglio che “non torna”. Un pezzo fuori posto che il tenente noterebbe subito, anche se ancora non basta a ribaltare tutto.Livello Ombra
Dettaglio controverso o parzialmente documentato. Può essere solo apparenza, un’impressione, oppure il primo passo di qualcosa di più grande.
Con questa scala possiamo finalmente guardare ciò che è successo a Garlasco.
«In questo mestiere, le prove non mentono. Mentono solo gli uomini che le maneggiano.»
Non è una battuta di Seven né un aforisma di Chandler. È la sintesi crudele di ciò che è accaduto nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007 e nei giorni, settimane e mesi che seguirono.
Chiara Poggi viene trovata massacrata sulle scale della cantina, a testa in giù, in un silenzio che ancora oggi grida. Da quel momento la scena del crimine smette di essere il luogo sacro di ricerca della verità e diventa qualcosa di molto più oscuro: un campo di battaglia dove le tracce vengono calpestate, contaminate, spostate, fatte sparire e, quando va bene, restituite senza un verbale, come se nulla fosse successo.
Tredici agosto.
La villetta si riempie. Entrano circa venticinque, forse ventisei persone: carabinieri, personale del 118, altri ancora. Molti senza calzari, tanti senza guanti. Le impronte di scarpe si sovrappongono, le tracce biologiche degli operatori si spargono come coriandoli su un pavimento già rosso di sangue. Quando arrivano i RIS, tre giorni dopo il delitto, non si capisce più niente e devono sequestrare le scarpe di tutti, inclusa quelle della pm. Raccogliere una pletora di improntedigitali e un diluvio di saliva da cui estrarre DNA a “confronto”. Livello Ombra
Sulle scale, a pochi centimetri dal corpo di Chiara, vengono repertate quattro impronte digitali e palmari. Non del killer. Quelle dichiarate “leggibili” sono del capitano Cassese. Livello Chinatown.
«La scena del crimine è sacra», dicevano i manuali. A Garlasco è stata trattata come un appartamento in affitto da lasciare in disordine prima di andare via.
Il cadavere viene girato e mosso senza nessuna cautela.
Nessuna protezione del pigiama della vittama: le impronte di quattro dita insanguinate sulla spalla sinistra di Chiara – quei polpastrelli che potevano raccontare tutto – vengono impregnate di sangue e rese inutilizzabili. C’è anche un frammento di impronta palmare sulla parte anteriore della maglia: verrà valorizzata solo nel 2014, e mai analizzata geneticamente, perché il tessuto è ormai un’unica macchia rossa. Livello Chinatown.
Come in Il silenzio degli innocenti, qualcuno ha cancellato le impronte del mostro…
I gatti di casa restano liberi di girare per giorni.
Calpestano il sangue, si muovono tra le tracce, contribuiscono a confondere tutto. Il divano viene spostato su chiazze ancora fresche. Qualcuno usa il bagno. Si scivola, si fa vanti e indietro, si generano “artefatti” che all’inizio qualcuno scambia per prove del delitto. Il tappetino del bagno cambia posizione tra il 13 e il 17 agosto. Quello della cucina, davanti al lavabo, viene sollevato e arrotolato prima ancora che arrivi il luminol, interrompendo potenziali impronte. La scena, tutta, non viene isolata. Non viene protetta. Livello Seven.
«La polizia arriva e tutto diventa più confuso», scriveva Raymond Chandler. A Garlasco è diventato un’apocalisse forense.
Poi arrivano i reperti biologici
Qui la storia si fa ancora più cupa. L’impronta “33”, quel palmo di mano sulla parete delle scale della cantina: asportano l’intonaco. Doveva restarne una quota parte del materiale prelevato, secondo i verbali. Oggi è perduta, esaurita nelle analisi dell’epoca o semplicemente non ritrovata negli archivi. Non più analizzabile. Livello Chinatown.
Una traccia di sangue, inizialmente collegata al trascinamento del corpo, viene poi attribuita al passaggio di operatori senza protezioni. Livello Colombo.
Il DNA “ignoto 3”
Quel profilo Y maschile nella garza usata in autopsia come tampone orofaringeo (che non è un tampone): ipotesi di contaminazione, garza forse non sterile, compatibilità parziale con un assistente del medico legale, totale con quello di un altro cadavere. Livello Chinatown
Le unghie di Chiara
Vengono mescolate senza nessuna cura, finiscono in sole due provette, senza distinzione precisa per dito. Sono 9. Una se la sono persa. Livello Seven.
La pattumiera
Repertata con otto mesi di ritardo. Indizi di possibili alterazioni del contenuto, incongruenze sui barattolini di Estathé rispetto a quelli presenti sulla scena. Livello Chinatown.
E i supporti informatici?
Qui la storia prende il ritmo di un thriller tecnologico andato storto e scritto male. Il PC portatile di Alberto Stasi viene maneggiato senza alcuna cautela. Si copiano file, si visualizzano video – inclusa la cartella “militare” – prima ancora di realizzare una copia forense mentre la macchina è ancora sotto sequestro. Le alterazioni vengono quantificate intorno al 73,8-78% dei file visibili: accessi, interventi, creazione di file, cancellazione del cestino. Livello Chinatown.
Il PC fisso della famiglia Poggi e altri supporti subiscono manomissioni analoghe. Video e file rilevanti, tra cui riferimenti a Sempio, emergono solo in riesami tardivi. Mancano verbali di acquisizione, ci sono incongruenze tra orari e rottura dei sigilli, non esistono verbali delle operazioni tecniche tra il 14 agosto e il 29 settembre 2007. Livello Seven
Poi c’è la chiavetta USB di Chiara.
Elemento centrale per ricostruire la serata del 12 agosto e per indagare posubili piste alternative. Esce dalla scena del crimine senza verbale, trafugata in punta di piedi, senza nessuna documentazione specifica. La data di ultimo accesso di circa 925 file è quella 14 agosto, una data in cui l’oggetto doveva essesere sotto sequestro. Nessuna repertazione formale, nessun verbale di operazioni tecniche. Ricompare, sempre clandestinamente, nella villetta Poggi, senza alcuna documentazione, il 3 ottobre. Livello Chinatown.
Ma non è finita.
Anche il cestino svuotatasche che la conteneva – insieme a una serie di altri oggetti: le chiavi di casa, i telecomandi di apertura e chiusura, e quant’altro faceva parte della vita quotidiana di Chiara – viene trafugato e poi rimesso al suo posto senza alcuna documentazione. Le foto impietose, scattate in momenti diversi, mostrano quanto sia cambiato il contenuto di quel cestino. Mancano oggetti. Non si sa chi li abbia asportati. Non si sa dove siano finiti. Un buco nero nella catena di custodia. Ancora Livello Chinatown.
Come in Chinatown, qualcuno ha spostato le pedine e poi ha fatto finta di niente. «Forget it, Jake, it’s Chinatown.» A Garlasco si potrebbe dire: «Dimenticalo, è la villetta di via Pascoli.»
Il telefono fisso di casa Poggi
Aggiunge un altro capitolo di mistero. Le chiamate non risposte effettuate da Stasi intorno alle 13:50 del 13 agosto – registrate dal suo cellulare – non compaiono nel registro del fisso. Nei circa venti slot disponibili risultano solo dati assenti o chiamate con numero anonimo. Ipotesi di cancellazione nel breve lasso di tempo tra l’uscita di Stasi e il suo ritorno con i carabinieri, oppure durante il periodo di sequestro, tra il 13 e il 16 agosto. Livello Chinatown
E la borsetta di Chiara?
Oggetto importantissimo per una donna, serbatoio di vita quotidiana e strumento prezioso per indagini di tipo vittimologico. Cosa conteneva, cosa mancava, quali tracce poteva celare. Poco dopo il delitto viene restituita ai genitori , gesto comprensibile a fronte di una specifica richiesta, ma senza effettuare un inventario del contenuto. Nessun elenco, nessuna descrizione dettagliata, nessuna documentazione rigorosa. Un pezzo centrale della scena consegnato alla famiglia come se fosse un oggetto qualsiasi. Livello Chinatown.
Questa non è un’indagine.
È un film di serie B dove le prove spariscono, i reperti vengono maneggiati come giocattoli e la verità viene sepolta sotto strati di negligenza e opacità. Ogni criticità ha ora un nome, un peso, un’ombra.
Come scriveva Agatha Christie: «Il male non è mai banale. È sempre straordinario.»
A Garlasco lo straordinario è stato trasformato in banale, e il banale in sparizione. La sparizione in ingiustizia.
A vent’anni di distanza, mentre nuovi elementi tornano a galla, una domanda resta: quanta verità è stata sepolta sotto le impronte dei “soccorritori”, sotto i gatti lasciati liberi, sotto i file manomessi, sotto un cestino svuotatasche trafugato e rimesso a posto, e sotto una borsetta restituita senza neppure contare cosa c’era dentro?
La giustizia non può più far finta di niente.
Garlasco merita risposte, non altre coperture.
E come diceva il tenente Colombo, con quella sua aria da dilettante che nascondeva tutto: «C’è solo una cosa che non mi torna…»
A Garlasco non torna quasi niente.
Commenti
La Cassazione nell'ultimo verdetto invece di immortalare questa analisi (in parte esisteva anche allora) cosa fa? Mette il cappello sulla piaga verminosa del generale Garofano e del capitano Cassese. Due loschi figuri in odor di inciuci che se non fossimo in Italia sarebbero stati cacciati con disonore dall'arma. L'intero corpo della Cassazione ha fallito il proprio compito come fa notare l'ottimo Erasmo Antonelli. Perché in Italia ci sono categorie che non pagano MAI per gli errori -gravissimi- che commettono?
Le domande che io mi pongo ormai da tanti anni, sono due:
I carabinieri di Vigevano, con a capo "cappellata" Cassese erano tutti degli idioti?
Oppure hanno commesso innumerevoli manipolazioni, sviste, errori, depistaggi a posta per ordine di qualcuno che era ed è coinvolto nell'omicidio?...
Eh... Bella Domanda!
Chi sta proteggendo chi?
Io qualche idea ce l'avrei, che poi è ciò che pensiamo in tanti…
Pensare o supporre non costituisce alcun reato.
A me, personalmente, un dettaglio ha sempre dato molto da pensare: se a Chiara erano stati lasciati 300 €uro in contanti, prima della partenza dei familiari (05/08/2007), come è possibile che, pur avendo fatto la spesa, sicuramente il 9 agosto, gli stessi 300 €uro siano poi stati menzionati quali mancanti (IN TOTO) dalla sua borsa dopo che questa era stata riconsegnata alla famiglia e successivamente "trafugata" in occasione dell'accesso illecito che "ignoti" avrebbero operato presso la casa di Gropello Cairoli (casa della nonna, dove il 12 sera vi erano stati "movimenti") e dove i familiari si erano appoggiati durante il sequestro della villetta di via Pascoli?
Preciso di non essere a disposizione degli atti, pertanto potrei anche aver avanzato delle ipotesi non confermate.
Ciao Luigi, sei sempre straordinario nel raccontare la realtà dei fatti.
A distanza di anni, il caso di Garlasco continua a incarnare il dilemma tra la giustizia formale (che ha emesso il suo verdetto) e la verità reale, che appare parzialmente sepolta sotto gli errori di chi avrebbe dovuto proteggerla fin dalle prime ore.
❤️
bella classifica!
Livello Grimaldi 🥇
Non ci sono parole sufficienti a giustificare questo scempio. Meno male che ci sei, Luigi! A proposito… Sei vero? Grazie, un saluto a te e a chi ti legge.
Garlasco merita risposte, ma come faranno se tutto è inquinato?
Solo lei e qualche altro in questi anni vi siete distinti per competenza , conoscenza ed equilibrio. Tutti gli altri, con tutto il rispetto, si sono solo preoccupati di apparire in rete, in tv e sui giornali. Speriamo che con la definitiva chiusura delle indagini si possa mettere fine all'attuale pessimo teatro .
E nonostante tutto ciò, ancora nessuno paga.
"a Garlasco non torna quasi niente" Mamma mia quanto è vero! Con quale superficialità hanno lavorato! Grazie Luigi per questo articolo, grazie x come ti spendi perché venga fuori la verità. Ti sono grata Rita
Parole vere taglienti come lame dove tutto il resto e' buio....
Analisi perfetta Dr. Grimaldi! Ma pagherà qualcuno?
Luigi SEI IMMENSO. GRAZIE per non fermarti mai, GRAZIE per dire sempre la verità, GRAZIE per essere dalla parte degli onesti, GRAZIE perché mi commuovi da quanto sei puro e vero. Questo articolo mi ha commosso. "Come scriveva Agatha Christie: «Il male non è mai banale. È sempre straordinario.»
A Garlasco lo straordinario è stato trasformato in banale, e il banale in sparizione. La sparizione in ingiustizia." Sei un grande, io ti voglio bene. Laura
Un' articolo che riassume tutti i pasticci commessi, da ogni fronte. Fa male leggere tutto ciò e pensare che con più attenzione e professionalità da parte di tutti una ragazza avrebbe trovato giustizia prima e forse un innocente non sarebbe finito in carcere per 10 anni dopo 8 anni di calvario processuale ricco di altrettante oscenità. Bravissimo come sempre.