La Sentenza: COME HANNO INCHIODATO STASI
La Trappola - 01 - di Luigi Grimaldi
La Sentenza di Condanna e Cosa C’è Scritto.
La responsabilità di Alberto Stasi secondo la sentenza
Alberto Stasi è stato condannato come assassino di Chiara Poggi al termine di un lungo iter giudiziario ed al momento è condannato in via definitiva con sentenza passata in giudicato.
Ma cosa dice esattamente la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha accertato questa responsabilità?
La sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Milano (Appello bis), e la successiva conferma in Cassazione individua 7 principali evidenze indiziarie. Per ciascuna di esse il giudice fornisce una valutazione inserita all’interno di un quadro complessivo, ritenuto sufficiente per affermare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
Si seguito sono riportati gli stralci più rilevanti della sentenza con le valutazioni indiziarie trascritte testualmente.
VALUTAZIONI INDIZIARIE DEL GIUDICE
· Chiara Poggi è stata uccisa da una persona conosciuta, appartenente alla sua cerchia più stretta, considerate le modalità dell’aggressione. Alberto Stasi era il fidanzato della vittima, aveva un rapporto di confidenza con lei, conosceva la casa e le abitudini. I due giovani erano praticamente soli a Garlasco in quei giorni, perché Stasi doveva concludere la tesi di laurea.
· Il racconto di Stasi sul ritrovamento del corpo è incongruo, illogico e falso. Ha parlato subito di un “incidente domestico” per spiegare la posizione della vittima (a testa in giù in fondo alla scala). Ha sostenuto di aver attraversato di corsa i locali della villetta per cercare Chiara, ma sulle sue scarpe non c’erano tracce di sangue, né le macchie sul pavimento risultavano alterate dal suo passaggio. Anche sui tappetini dell’auto, sulla quale dice di essere risalito subito dopo, non è stato trasferito sangue dalle scarpe (come invece sarebbe dovuto accadere secondo le perizie).
· La Bicicletta. Stasi non ha mai menzionato, tra le biciclette di famiglia, quella da donna di colore nero corrispondente alla descrizione fornita dai testimoni oculari.
· Sul dispenser del sapone (utilizzato dall’aggressore per lavarsi le mani dopo il delitto) sono state trovate solo due impronte dell’anulare destro di Stasi, che indicano come egli sia stato l’ultimo a maneggiarlo. La sentenza sottolinea che l’aggressore si è lavato (impronte insanguinate di scarpe in bagno e impronte di mani insanguinate sulla maglia del pigiama di Chiara alla spalla sinistra). La posizione delle impronte e l’assenza di DNA di Chiara dimostrano che Stasi ha pulito accuratamente il dispenser dopo essersi lavato e aver ripulito il lavandino.
· Sui pedali della bicicletta Umberto Dei (da uomo, bordeaux) di proprietà della famiglia Stasi è stato trovato un copioso quantitativo di DNA di Chiara Poggi, di materiale “altamente cellulato”. Questi pedali non sono quelli originali della bicicletta e l’unico velocipede di famiglia su cui erano montati non poteva essere confuso con quello visto dai testimoni.
· L’alibi di Stasi è inidoneo a escluderlo dalla scena del crimine. Le attività dichiarate (stesura della tesi a casa) lo collocano comunque nella “finestra temporale” tra le 9:12 (disinserimento dell’allarme da parte di Chiara) e le 9:35 (accensione del pc da parte di Stasi), ovvero 23 minuti. La perizia ha rafforzato l’ipotesi di una aggressione rapidissima. Le attività al computer (visione di immagini pornografiche e stesura di due pagine di tesi) sono considerate “neutre” e non probanti per l’alibi.
· N.42 L’assassino calzava scarpe numero 42. Stasi possedeva e indossava scarpe di quella taglia.
Ricostruzione sintetica degli eventi secondo la sentenza
Sulla base di questi elementi, la sentenza propone questa ricostruzione:
L’aggressore si reca sul luogo del delitto con una bicicletta nera da donna, vista da due testimoni (Franca Bermani e Manuela Travain) appoggiata al muro di cinta di casa Poggi intorno alle 9:30.
Chiara disattiva l’allarme alle 9:12 e apre la porta a una persona conosciuta.
L’aggressore entra, ha un alterco con la vittima vicino all’ingresso e alle scale, la aggredisce con diversi colpi al capo e tenta di occultarne il corpo lungo le scale della cantina.
Poi si lava nel lavandino del bagno al piano terra ed esce.
L’azione dura meno di 15 minuti.
L’orario della morte indicato dal medico legale dott. Ballardini e dai periti del giudice (Robino, Varetto, Bison) è collocato prevalentemente tra le 11:00 e le 11:30 (con forbice più ampia tra 10:30 e 12:00). Nel 2009, dopo la scoperta dell’alibi di Stasi, la forbice verrà estesa, dai consulenti del pubblico ministero Rosa Muscio, un una finestra compresa tra le 9.00 e le 14.30.
Sul pavimento ci sono estese macchie di sangue, gocce e pozze.
Sono visibili impronte a pallini lasciate da suole marca Frau (mod. 27), misura 27,3 cm, corrispondente alla taglia 42 di Stasi.
Stasi secondo la sentenza, non può essere soltanto lo scopritore: se avesse percorso la casa alle 13:45 con le sue scarpe Lacoste, avrebbe dovuto sporcarle e lasciare impronte, cosa che non è avvenuta.
Sul dispenser del sapone solo sue impronte; il lavandino è stato ripulito.
Ha usato la bicicletta nera da donna, poi ha scambiato i pedali con quelli della Umberto Dei per occultare le tracce.
Stasi non ha un alibi solido tra le 9:12 e le 9:35. Il tempo per andare e tornare in bicicletta è compatibile con l’esecuzione del delitto.
In sintesi, secondo la Corte:
Chiara, riservata e in pigiama,
non avrebbe aperto a uno sconosciuto
→ l’assassino è una persona di stretta confidenza (Stasi) (Se non lui chi?).
Le incongruenze nel racconto di Stasi sul ritrovamento (posizione del corpo conosciuta, assenza di tracce sulle sue scarpe Lacoste, assenza di impronte delle sue suole, impronte di altre scarpe a pallini, assenza di sangue sui tappetini dell’auto) dimostrano che non è un semplice scopritore, ma l’aggressore.
Le impronte sul dispenser, il DNA di Chiara sui pedali della bicicletta di famiglia, la mancanza di alibi nella finestra temporale e la taglia 42 delle scarpe completano il quadro.
La Corte ha ritenuto queste prove indiziarie gravi, precise e concordanti, sufficienti per la condanna, nonostante l’assenza di movente chiaro e di prova diretta.
Conclusione e criticità
Gli indizi sono stati ritenuti idonei a confermare la responsabilità di Stasi nonostante il movente sia rimasto sconosciuto.Nel nostro ordinamento, un fatto non può essere dedotto da indizi se questi non sono gravi, precisi e concordanti:
Grave: alto grado di persuasività, resiste a obiezioni;
Preciso: non suscettibile di diverse interpretazioni;
Concordante: più indizi convergono nella stessa direzione.
La sentenza si fonda su queste valutazioni e anche sui comportamenti di Stasi (mancato soccorso immediato, tono di voce freddo nella chiamata al 118, rifiuto dei media, atteggiamento distaccato), interpretati come indicativi di colpevolezza.
Questo approccio richiama l’effetto Brokaw (o bias di valutazione della menzogna): si giudica “anormale” una reazione calma senza conoscere il baseline comportamentale della persona (ad esempio, se è introversa o controllata sotto stress).
Studi come quelli di Paul Ekman evidenziano i rischi di questo bias nei contesti giudiziari.
Il problema è stato risolto con una considerazione apparentemente di buon senso, spesso ripetuta: “Se non Stasi, chi altro?”. Le bugie sul ritrovamento, la bicicletta, il DNA sui pedali, le impronte sul dispenser e l’assenza di alibi sembrano schiaccianti.
Tuttavia, la sentenza utilizza un ragionamento circolare: le modalità dell’aggressione rivelerebbero un “rapporto di intimità” → quindi delitto di coppia → quindi Stasi è l’unico possibile colpevole. E’ questo il parametro criminologico, da cui si è ricavata una tesi investigativa, applicata da subito nelle indagini.
Questo si basa soprattutto sul fatto che Chiara avrebbe aperto in pigiama solo a una persona fidata. Ma non è stato dimostrato che abbia aperto la porta (poteva essere socchiusa o l’assassino avere una copia delle chiavi).
Questo approccio prescinde in parte dai dati criminologici sui femminicidi e delitti di coppia.
L'analisi dei dati statistici evidenzia l'assoluta eccezionalità del delitto di Garlasco rispetto ai pattern classici dei crimini relazionali. Secondo un accurato studio analitico pubblicato sulla 'Rassegna Italiana di Criminologia' (riferito al periodo 1996-2004), la dinamica della coppia formata da Chiara e Alberto non rientra in nessuna delle casistiche standard. La letteratura scientifica dimostra infatti che 'sia gli uomini che le donne uccidono in netta prevalenza il partner legato da vincolo coniugale (o ex coniugale)'. Al contrario, il legame di semplice fidanzamento tra giovani under 30 rappresenta una rarità statistica.
Anche in relazione al contesto situazionale in cui matura l'omicidio, la possibilità di far ricadere il delitto di Garlasco nel novero dei classici delitti di coppia appare del tutto remota. I dati della 'Rassegna Italiana di Criminologia' evidenziano come la quasi totalità degli omicidi passionali (94,2%) sia innescata da dinamiche esasperate e manifeste: separazioni, conflitti familiari cronici o vissuti psicologici abnormi. Elementi che, nella storia di Chiara e Alberto – descritta da amici e parenti come una relazione tranquilla, priva di rotture imminenti o liti violente – erano completamente assenti, lasciando il caso confinato in quel marginale e molto variegato 5,8% ipotetico di cause ignote o atipiche.
Chiara e Alberto non convivevano, non erano separati, non c’erano conflitti noti o situazioni tipiche di questi omicidi (rischio altissimo per partner in fase di separazione o con abusi pregressi). La probabilità statistica che si tratti di un delitto di coppia classico, in questo contesto, appare bassa.
Alberto Stasi è per la legge l’assassino di Chiara Poggi e sta scontando la pena nel carcere di Bollate. Caso risolto? O no? Nella prossima parte di questa serie esamineremo “I Fatti Scritti nella Sentenza ma mai dimostrati”.
Commenti
Leggere questa sentenza di condanna di Alberto Stasi fa accaponare le pelle. Prove inventate, come quando il giudice dichiara che Stasi aveva palato di l'incidente domestico, quando che era chiaro a tutti che Alberto, non aveva mai parlato di incidente domestico durante la telefonata al 118. Il dispenser. Il pigiamo di Chiara, quando era un tutina estiva che usava normalmente in casa. Non ci sono parole.
Grazie, Luigi Grimaldi.
Grazie Luigi ❤️
Grazie di darci l'opportunità di avere una chiara lettura dei fatti.
Buongiorno Luigi e complimenti perfetta ricostruzione, grazie mille e buon fine settimana
Del caso di Garlasco alla prima indagine ricordo - per averlo sentito al telegiornale- che era stata assassinata Chiara Poggi in maniera brutale dal suo fidanzato, Alberto Stasi “perché avevano trovato il sangue sui pedali “. Questo avevano stabilito gli inquirenti, di cui mi fidavo, così come dei giornalisti che riportavano le notizie. Caso chiuso, cuore in pace, giustizia era stata fatta. A pensarci adesso è veramente assurdo, non c’è un altro modo per definirlo. Poi nel 2025 vedo un giorno la faccia di Sempio sul giornale come presunto colpevole e cado letteralmente dalle nubi… chi e’costui? E subito dopo vedo una foto delle sorelle Cappa e dí nuovo quella strana sensazione… come un presentimento. Dà li mi si è aperto un mondo, o forse dovrei dire disvelato e ho capito che purtroppo il livello di menzogna e manipolazione che permea la nostra società, legato a doppio filo col malaffare, costituisce una parte integrante delle nostre vite e le rende molto peggiori. In certi casi le rovina per sempre, come è stato per la coraggiosa Chiara Poggi o in buona parte, come per l’innocente Alberto Stasi. Con questa nuova indagine sembra che la verità , anche per merito del web, voglia emergere con forza e che gli errori possano essere almeno in parte emendati. Sperare che a tutti i colpevoli spetti quello che si meritano ( per parte mia i lavori forzati) forse è chiedere troppo ma che Alberto Stasi sia scagionato e liberato e’ il principio di una giusta conclusione del caso Garlasco. Grazie Luigi per lo sforzo profuso affinché questo possa accadere, un saluto a te e a tutti quelli che vogliono, anzi esigono, che la vita di Stasi continui da uomo libero.
Complimenti Luigi hai fatto una ricostruzione perfetta.
Mi dispiace veramente tanto per Alberto spero veramente che esca al più presto dal carcere. E stato condannato ingiustamente. E spero che i veri colpevoli paghino per il male che gli hanno fatto grazie per questa email .Lei e altri suoi colleghi avete fatto un lavoro meraviglioso.
Mi dispiace veramente tanto per Alberto spero veramente che esca al più presto dal carcere. E stato condannato ingiustamente. E spero che i veri colpevoli paghino per il male che gli hanno fatto grazie per questa email .Lei e altri suoi colleghi avete fatto un lavoro meraviglioso.
Grazie per il lavoro
La condanna di questo ragazzo è stata un'ingiustizia. Tutto tenuto nascosto o raccontato in modo fuorviante.
Sempre chiaro, concreto, preciso
Grazie Luigi
Grazie