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SEPOLCRI IMBIANCATI I legali di Sempio predicano riservatezza dopo aver esposto la famiglia sui media per mesi.

L’ipocrisia sul tentato suicidio di Daniela Ferrari - di Luigi Grimaldi

SEPOLCRI IMBIANCATI
I legali di Sempio predicano riservatezza dopo aver esposto la famiglia sui media per mesi.
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I legali di Sempio predicano riservatezza dopo aver esposto la famiglia sui media per mesi. Luigi Grimaldi

Nel giugno 2026, Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio (unico indagato nel nuovo filone sull’omicidio di Chiara Poggi), è ricoverata in Psichiatria a Vigevano dopo un tentato suicidio con overdose di benzodiazepine. I suoi legali, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno confermato l’atto volontario solo dopo l’autorizzazione della famiglia, per evitare fughe di notizie mediche e per “fermare il fiume d’odio” sui social.


Fin qui, la pietà umana è doverosa. Una donna di 66 anni fragile, in cura da anni con psicofarmaci per ansia e stress (problema preesistente alla nuova indagine, con episodi simili già nel 2025), ha ceduto alla pressione. Ma è proprio su questa pressione che la difesa ha scelto di puntare il dito, scaricando ogni responsabilità sui social e sul “clima d’odio”.

Peccato che questa invocazione alla calma arrivi dopo mesi di sovraesposizione mediatica senza precedenti della stessa famiglia. Da quando è ripartita l’inchiesta, Daniela Ferrari, il marito Giuseppe e lo stesso Andrea sono passati su Vita in Diretta, Quarto Grado, Storie Italiane, Porta a Porta, Verissimo, Quarta Repubblica, TG nazionali e trasmissioni pomeridiane.

Hanno difeso pubblicamente l’innocenza del figlio, parlato di “bufala”, scontrino di Vigevano, distruzione della vita familiare, e proposto ricostruzioni alternative a quelle della Procura di Pavia. Una vera e propria campagna mediatica parallela, con dichiarazioni apertamente ostili agli investigatori, senza la stessa energia mostrata nel chiarire i fatti nelle sedi giudiziarie opportune.

I legali sapevano dei problemi di salute di Daniela (malori, crisi di ansia, ricoveri precedenti). Eppure hanno accompagnato — se non incentivato — questa esposizione totale su reti nazionali. Una famiglia sotto i riflettori in modo continuo e invasivo, trasformando una vicenda giudiziaria delicata in uno spettacolo quotidiano.

Il confronto con il caso Stasi è impietoso. Alberto Stasi, condannato in via definitiva, ha rilasciato pochissime interviste in vent’anni. La madre Elisabetta Ligabò è rimasta quasi sempre in silenzio, con una dignità e riservatezza diametralmente opposta. Nessuna tournee televisiva, nessuno sfogo settimanale.

Come si fa allora ad accusare solo i social di “eccessive pressioni” e di essere “la fogna delle fogne”, dopo aver scelto di giocare la partita (e con toni aggressivi) anche sul terreno mediatico?

Dopo aver portato la famiglia in prima serata a contraddire la Procura, per poi stupirsi delle conseguenze?

I social amplificano tutto, spesso in modo volgare e brutale. Ma l’innesco di questo tritacarne non è nato dal nulla sui profili anonimi: è stato alimentato anche da una strategia comunicativa aggressiva della difesa, che ha trasformato i familiari in protagonisti mediatici quotidiani finché conveniva.

Quando la pressione diventa ingestibile, allora si scopre improvvisamente che i social sono “il male” e si invoca pietà.

Cataliotti ha paragonato la situazione a quanto accaduto in passato con Stasi, invitando ad abbassare i toni. Ma la coerenza, in questa fase, appare francamente discutibile. La fragilità di Daniela Ferrari non era una novità: era nota. Esporla comunque allo stress di una ribalta costante, per poi puntare il dito solo contro l’odio online, suona come un classico scaricabarile. La pietà per Daniela Ferrari è doverosa, indipendentemente da tutto. Ma la verità giudiziaria va cercata nelle aule di tribunale, non nei talk show. E chi ha contribuito a trasformare questa tragedia in uno spettacolo quotidiano dovrebbe avere l’onestà di ammettere le proprie responsabilità, prima di predicare riservatezza. GrimaldiPress continuerà a seguire il caso con rigore. La memoria di Chiara Poggi merita fatti, non chiacchiere.


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Luigi Grimaldi

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Commenti

Un iscritto

complimenti per la delicatezza a la forza delle sue parole . In contrasto al “bollettino medico” degli avvocati e la famiglia . vorrei inoltre dire da persona del mondo sanitario che la mancanza della fiducia nella riservatezza dei dati sanitari dei nostri assistiti non può essere la scusa della divulgazione dei dati sulla salute della persona della quale non so se ci fosse il consenso .
brutta storia anche questa .

21m
Un iscritto

Ringrazio il sig. Grimaldi per essere riuscito a dare una lettura e una descrizione equilibrata della vicenda così tanto complessa.
I piani di lettura sono tanti e danno risposte diverse ai fatti, non è semplice farli coesistere, ma è necessario metterli in equilibrio, vieppiù armonizzarli.
È un'impresa ardua, ma la bravura di Grimaldi ci riesce!
Grazie!

50m
Un iscritto

Potevano adottare una strategia diversa. Spiace per la sig.ra Daniela, ma la sua famiglia doveva tutelarla diversamente sin dall'inizio. La responsabilità ricade solo ed esclusivamente in ambito famigliare.

55m
Un iscritto

Mi chiedo se Cataliotti e la Taccia, lavorino davvero per difendere Sempio. Da dopo che è stata riaperta l'inchiesta sull omicidio di Chiara, la famiglia Sempio è ovunque, con il bene placido dei loro difensori. Adirittura, venerdì , Cataliotti ha dato in paso alle tv, il bollettino medico, dicendo che imedici avevano cambiato le medicine alla signora, alla facia della privacy e della riservatezza. Non ho parole. Grazie come sempre, Luigi Grimaldi.

55m
Un iscritto

Chi è causa del suo mal ... Cercare di manipolare con giornalisti compiacenti una narrazione falsa ti porta gioco forza ad una sovraesposizione mediatica, poi non puoi lamentarti di questo

58m
Un iscritto

Oggi giorno si assiste,in generale a sempre meno assunzione di responsabilità., soprattutto vedi caso, quando si assumono posizioni di rilievo.

1h
Un iscritto

A me il modo di agire dell’ “entourage” allargatissimo di Sempio non è mai piaciuto. Non ho mai visto nessuna apparizione televisiva dello stesso Andrea perché non sopporto la macchina televisiva che gli è stata costruita attorno e non ho difficoltà a pensare che la stessa ( alla quale tuttavia non si è sottratta) possa aver influito pesantemente sulla madre, le si è ritorta contro. Ma credo che più che l’esposizione mediatica sia il peso della realtà stessa a schiacciarla. La verità, per quanto osteggiata per tanto tempo, comincia a presentare il conto che purtroppo è salatissimo. Ma non per colpa del web… posso solo augurare alla signora che possa avere la stessa forza e dignità che ha sempre contraddistinto la signora Ligabo’. Un saluto a Luigi( che ringrazio sempre) e a tutti.

1h
Un iscritto

Famiglia ALTAMENTE disfunzionale. Per essere gentili...

1h
Un iscritto

Concordo pienamente su tutto 👏👏👏👏👏👏👏👏

1h
Un iscritto

Grimaldi sempre il top del top. Poche circostanziate parole. 'Fotografia' della situazione come meglio non si poteva fare.

1h
Un iscritto

Non avresti potuto illustrare meglio la situazione Luigi 🔝

1h
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