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Dalle origini al SIM: come nacque il servizio segreto militare italiano

La storia dei servizi segreti italiani e il peccato originale di Paolo Sanna per Grimaldipress

Dalle origini al SIM: come nacque il servizio segreto militare italiano
Dalle origini al SIM: come nacque il servizio segreto militare italiano Luigi Grimaldi

Dalle origini al SIM: come nacque il servizio segreto militare italiano

La storia dei servizi segreti italiani inizia pochi anni dopo l'Unità d'Italia. Il nuovo Stato deve ancora consolidare i propri confini, osserva con attenzione le mosse dell'Impero austro-ungarico e considera nevitabile la necessità di raccogliere informazioni militari all'estero. Nel 1863, presso lo Stato Maggiore dell'Esercito, nasce così un piccolo Ufficio Informazioni, il primo organismo destinato in modo stabile allo spionaggio militare italiano.

Alla guida viene chiamato il colonnello Edoardo Driquet, ufficiale nato a Budapest nel 1824, veterano delle guerre d'indipendenza e profondo conoscitore dell'Impero asburgico.

La scelta appare naturale: conosce il territorio che rappresenta il principale avversario dell'Italia, parla diverse lingue e possiede una solida esperienza militare. La sua permanenza al comando, però, dura poco. Dopo le sconfitte di Custoza e Lissa del 1866, il clima all'interno dello Stato Maggiore diventa pesantissimo e Driquet finisce tra gli ufficiali indicati come responsabili del fallimento della campagna militare, perdendo l'incarico.

L'uscita di scena del primo direttore non interrompe l'attività dell'Ufficio. Per oltre trent'anni il servizio continua a operare lontano dall'attenzione pubblica. Gran parte del lavoro riguarda lo Stato Pontificio e Roma, ancora esterno al Regno d'Italia fino al 1870. La raccolta di notizie prosegue anchedopo la riorganizzazione dello Stato Maggiore del 1872, mentre nel 1884 anche la Marina istituisce un proprio Ufficio Informazioni, segno che il valore dell'intelligence viene ormai riconosciuto da entrambe le Forze Armate.

Un primo salto di qualità arriva nel 1897 con la nomina del colonnello Felice Eusebio De Chaurand de Saint-Eustache. Le condizioni operative restano estremamente modeste: pochi uffici, personale ridotto e mezzi limitati. La struttura dispone soltanto di un piccolo gruppo di ufficiali incaricati diseguire lo spionaggio militare e il controspionaggio. Le risorse economiche consentono appena di mantenere in vita il servizio.

Nel 1902 il comando passa al colonnello Vincenzo Garioni, deciso a modernizzare l'intero apparato.

Vincenzo Garioni

Durante la sua gestione viene predisposto il primo cifrario telegrafico, vengono regolamentati i rapporti con gli informatori, vengono impartite istruzioni ai consolati italiani all'estero e vengono studiate le procedure da adottare in caso di mobilitazione generale. Il bilancio annuale si aggira intorno alle 50.000 lire, una cifra che gli stessi ufficiali giudicano insufficiente rispetto all'ampiezza dei compiti assegnati al servizio. Garioni chiede anche un aumento dell'organico, ma la proposta viene respinta.

La situazione cambia con il successore Silvio Negri. La guerra di Libia offre all'Ufficio Informazioni l'occasione per dimostrare la propria utilità. Prima dello sbarco italiano in Tripolitania vengono raccolti dati sulla conformazione del territorio, sulle difese ottomane, sulle vie di comunicazione e sulla distribuzione delle forze nemiche. Un contributo determinante arriva da numerosi geografi italiani inviati ufficialmente in Nord Africa per missioni scientifiche. Dietro quelle spedizioni si nasconde un preciso incarico: realizzare carte topografiche dettagliate e raccogliere informazioni utili alla pianificazione dell'operazione militare. Tutto il materiale confluisce negli archivi dello Stato Maggiore e viene trasformato in monografie riservate destinate ai comandanti dell'esercito.

Nel 1912 la direzione viene affidata al colonnello Rosolino Poggi. Convinto che il servizio abbia ormai bisogno di una struttura molto più ampia, propone un radicale potenziamento: chiede un bilancio di 200.000 lire, nuovi ufficiali e una rete di uffici permanenti lungo le frontiere. Anche questa volta il Governo respinge gran parte delle richieste. Soltanto lo scoppio della Prima guerra mondiale costringerà lo Stato Maggiore ad accelerare quella riorganizzazione che fino ad allora era stata continuamente rinviata.

Con il conflitto il Servizio Informazioni cresce rapidamente. Nascono uffici periferici, si sviluppano le prime intercettazioni telefoniche, vengono creati servizi crittografici e strutture dedicate al controspionaggio. Nel 1916 il colonnello Giovanni Garruccio guida una profonda riforma che trasforma l'Ufficio Informazioni nel Servizio Informazioni del Comando Supremo, distinguendo le attività svolte al fronte da quelle affidate alle retrovie e all'estero. Pochi mesi prima della disfatta di Caporetto, la direzione passa al tenente colonnello Odoardo Marchetti, chiamato a gestire uno dei momenti più delicati dell'intera guerra.

Il dopoguerra porta nuovi cambiamenti. Dopo Camillo Caleffi, la guida del servizio viene affidata ad Attilio Vigevano, ufficiale degli Alpini e storico militare. La sua opera di riorganizzazione contribuisce a dare stabilità all'apparato informativo in una fase caratterizzata da profonde tensioni politiche e sociali. Il percorso si conclude nel 1925, quando il regime fascista istituisce ufficialmente il SIM - Servizio Informazioni Militari, struttura destinata due anni più tardi a dipendere direttamente dal Capo di Stato Maggiore Generale.

Proprio durante la Prima guerra mondiale emerge anche un tema destinato ad accompagnare per decenni la storia dei servizi italiani. Alla Camera dei deputati il socialista Claudio Treves denuncia che l'attività del controspionaggio si sta spingendo ben oltre la sicurezza militare, arrivando a raccogliere informazioni sulle opinioni politiche dei cittadini. Le sue parole resteranno una delle prime accuse pubbliche rivolte ai servizi segreti italiani: “Va denunciata l'esistenza, accanto ad una polizia civile, di una polizia militare... la quale estende le sue investigazioni alle opinioni politiche e alla condotta politica dei cittadini.”

Claudio Treves

Una polemica destinata a riemergere più volte nella storia della futura Repubblica.

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Luigi Grimaldi

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Commenti

Un iscritto

Grazie Grimaldi x i contenuti che ci trasmette, sempre molto, molto interessanti.🙏

1h
Un iscritto

Controllati da sempre…

1h
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