Garlasco e il mestiere di restare in scena
di Luigi Grimaldi
Più guardo quello che sta avvenendo intorno a Garlasco in queste settimane e più mi viene da chiedere: ma dove è finita Chiara? Davvero, tutti a misurare lo spazio vitale della propria permanenza nel caso, nascono equidistanze improvvisate, zone grigie che ora diventano comode. E lei? La ragazza ammazzata diciannove anni fa nella sua casa resta sullo sfondo, quasi un pretesto. Come se il caso fosse diventato una partita tra chi deve riposizionarsi per non perdere pezzi di reputazione e chi rivendica di aver avuto ragione sin dall’inizio.
Finché le indagini su Sempio erano aperte e fluide, si poteva ancora giocare sulla “novità”, sulla “possibilità di errore”, sul “vedremo” su infinite ipotesi. Una volta che la Procura chiude e chiede il processo, il quadro si irrigidisce. Non perché una richiesta della Procura sia una sentenza, ma perché sul piano mediatico cambia tutto. Chi aveva costruito capitale reputazionale, editoriale o professionale sulla tesi “Stasi è il colpevole e basta”, “l’inchiesta sarà archiviata” “la nuova indagine non è legittima” alimentando il sospetto permanente su di lui, non può più restare fermo. Deve muoversi. O almeno deve modificare le apparenze per continuare a restare dentro la mediatizzazione del caso.
Gente che aveva costruito intere letture sulla colpevolezza di Stasi adesso scopre le sfumature, il “non è così semplice”. Si sente dire: “non dico che Sempio sia innocente, ma le prove non sono definitive… e comunque Stasi non è stato ancora scagionato al cento per cento”. Oppure: “non basta essere stati dalla parte di Stasi per dire di aver avuto ragione, anche da quella parte si è giocato sporco”. Un piede in due staffe.
Ma il problema non è la prudenza. La prudenza, se fosse stata vera, avrebbe dovuto esserci prima, quando Stasi veniva trattato come il colpevole naturale del caso, quasi un dato di paesaggio. Oggi la prudenza tardiva suona diversa. Dopo quello che è emerso sulle indagini, sulle anomalie, sulle forzature, sulle opacità e sulle operazioni quantomeno discutibili che hanno attraversato questa storia, il perimetro della buona fede si è ristretto. Il confine massimo, ormai, sta tra due posizioni: Stasi innocente in assoluto, oppure Stasi non colpevole perché la condanna non regge oltre il legittimo dubbio. Fuori da questo spazio non vedo equilibrio. Vedo sopravvivenza narrativa.
Si critica la Procura di Pavia, o la difesa di Stasi, senza difendere apertamente Sempio. Si continuano a ricordare elementi contro Stasi con le prudenze imposte dalla nuova situazione. C’è chi si presenta come l’unico equilibrato: “io non faccio parte delle tifoserie, guardo solo le prove, il caso resta complesso, tutti hanno le loro ragioni”. In realtà questa postura permette di non scegliere, di non perdere pubblico né da un lato né dall’altro, o magari di intercettare gli spostamenti del pubblico dei delusi dell’ala radicale sconfitta, che pure essa deve riposizionarsi o ammutolire.
E poi ci sono le zone grigie. Si enfatizzano i punti ancora dibattuti: l’impronta della scarpa, le misure del piede, i raw data dei RIS, le tempistiche dell’agonia, i soliloqui di Sempio, le anomalie del 2007. Non per risolverli, ma per farli vivere più a lungo possibile. La zona grigia diventa il territorio dove si può continuare a coltivare sospetto su Stasi anche se Sempio finisce a processo. È ancora abitabile nei media, anche se comincia a restringersi negli atti.
Il piano giudiziario, intanto, si è fatto imbuto. Da una parte la revisione, dall’altra l’eventuale processo a Sempio. Si può ancora allungare il brodo nei talk, moltiplicare i dettagli, far vivere artificialmente le zone grigie. Ma le infinite variabili dell’ultimo anno e mezzo sono destinate a restringersi davanti a poche decisioni: revisione sì o no, processo sì o no. Ed è proprio per questo che la battaglia mediatica diventa più feroce. Quando il terreno si restringe, chi arretra deve trovare una nuova posizione da cui continuare a esistere.
Si vedono alleanze mobili, gente che ieri giurava su una tesi e oggi ne accarezza un’altra senza quasi accorgersene per accogliere gli sconfitti del “esiste solo il giudicato”.
La nuova fase avrà tempi lunghi, è inevitabile. Si passa dalla guerra di movimento, con quelle improvvise vampate di notizie e interviste che sembrano cambiare tutto in una sera, a una guerra di logoramento, di posizione. La politica qui è tutta mediatica: tenere il campo grigio, allungare i tempi, coltivare i dubbi. L’impatto sull’opinione pubblica, a detrimento della nuova inchiesta o a suo supporto morale, resta e resterà fino all’inizio del processo il vero campo di battaglia.
Gli obiettivi di chi fa queste mosse sono chiari, se uno ci pensa un attimo. Limitare il danno reputazionale. Non apparire come chi ha sbagliato per anni. Tenere aperta la narrazione del caso irrisolto, perché più a lungo resta grigia più a lungo si può monetizzare, fare engagement, restare rilevanti. E preparare la ritirata ordinata: se Sempio viene rinviato a giudizio e poi eventualmente condannato, si potrà dire “io avevo già segnalato le criticità anche su di lui”; se invece il processo a Sempio si inceppa, o la revisione di Stasi fallisce o ritarda troppo, si potrà rivendicare di aver sempre tenuto i piedi per terra. Un festival della retorica vestita da obiettività.
I segnali si vedono già. Titoli e talk show che passano da “Sempio verso il processo” a “il mistero di Garlasco continua”. Interventi di opinionisti che prima erano nettamente orientati sulla colpevolezza di Stasi e ora parlano di necessità di approfondire tutto, di pasticci solo presunti che si possono spiegare. Circolazione selettiva di consulenze difensive o di dettagli inquietanti su Sempio, bilanciati però da richiami alle ombre su Stasi. Aumento di contenuti che parlano di errore giudiziario sistemico o di due possibili innocenti, piuttosto che di un colpevole unico.
Forse è il destino di questi casi lunghi. Il circo va avanti e la persona vera, la vittima, resta dietro, nell’ombra. Però da osservatore un po’ scandalizzato continuo a pensarci. Perché prima delle carriere mediatiche, prima delle consulenze, prima delle appartenenze e delle tifoserie, c’è una cosa sola: una ragazza diciannove anni fa è stata uccisa nella propria casa. E tutto il resto dovrebbe venire dopo.
Alla fine sembra contare di più salvare la propria faccia o il proprio seguito che ricordarsi di chi non c’è più e di chi ha pagato un prezzo spaventoso, se davvero hanno sbagliato tutto. La nuova situazione non chiede equidistanza. Chiede presa d’atto. Il confine della buona fede, oggi, non passa più tra innocentismo e colpevolismo, ma tra Stasi innocente in assoluto e Stasi non colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Fuori da lì non vedo prudenza: vedo soltanto la fatica di chi deve restare mediatico dopo che il terreno sotto i suoi piedi è franato.
Così è, e resterà fino alla prossima fase, il processo se ci sarà. Boh. A volte mi viene da chiudere e basta, ma non è ancora il momento. Il lavoro non è finito.
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Commenti
Per me Chiara sta al centro, e’ il sole attorno cui gravita il pianeta Garlasco con tutte le sue brutture e Lomellina annessi. Poi naturalmente viene Stasi, che è la seconda vittima, benché si sia trasformato in un Giusto, anche a dispetto di chi gli vuole male e continua a marciare sopra alla narrazione ormai stantia partorita da menti perverse ora incancrenite. Niente potrà cambiare questi due fatti e tutto ciò che è venuto alla luce grazie a tutte le persone che anima, corpo, cuore e cervello si sono messe al servizio della verità, ognuno per quello che ha potuto. Tutto questo non si cancella. Non so se riuscirà nel concreto a sbaragliare e far pagare i colpevoli, ma lo auspico con ogni cellula del mio corpo. E la TV continua a stare spenta. Le energie si concentrano a supporto della Procura e a raccogliere fior da fiore ciò che di buono si può trovare sul web… e qui. Anche solo per alimentare il mutuo comune intento di una giustizia per Chiara, e per tutti noi.
Sì, Chiara prima di tutto. Il pensiero di questa ragazza uccisa nella propria casa è un tormento che non si placa.
Parole sante come l’analisi di una realtà sotto gli occhi di tutti
Soprattutto di chi ha poche diottrie
Non chiedere mai Luigi, abbiamo bisogno di persone giuste come te. Grazie sempre
Vorrei solo sapere con che faccia tutti quelli che hanno mostrificato il dottor Stasi, asserendo la sua colpevolezza con foga e veemenza, si presenteranno in tv, se dovesse essere dichiarato estraneo ai fatti.
Forza Luigi, la tua attenzione sul caso Garlasco resta fondamentale . Un caro pensiero alla povera Chiara
Penso sempre in primis a Chiara.Penso a come degli st..... si sono permessi di invadere la sua vita,i suoi pensieri,di farle ciò che le hanno fatto.Rabbia tanta rabbia.