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Garlasco: I Poggi e il diritto di essere irragionevoli.

Sull’atteggiamento della famiglia Poggi e sul peso delle parole di chi li assiste di Luigi Grimaldi

Garlasco: I Poggi e il diritto di essere irragionevoli.
Garlasco: I Poggi e il diritto di essere irragionevoli. Luigi Grimaldi

Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi venne uccisa nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Da quel giorno la famiglia non ha più conosciuto una notte intera. C’è un tipo di dolore che non si lascia addomesticare dal calendario. Non obbedisce alle scadenze processuali, non si placa con le sentenze definitive, non si lascia convincere dalla ragione. È un dolore che, come scrive Dante nell’Inferno, conosce «nessun maggior dolore / che ricordarsi del tempo felice / nella miseria».

Comprendo, e non posso fare a meno di comprendere, ma non condivido, l’atteggiamento dei genitori e del fratello di Chiara di fronte alla nuova indagine. Lo comprendo per una triste esperienza personale che mi ha insegnato quanto il lutto possa rendere scontrosi, diffidenti, arrabbiati, ostili a ogni nota dissonante anche se nuova. Cesare Pavese, nei suoi diari, annotava con la sua consueta crudezza: «Il dolore è una cosa che non si racconta. Si porta». Ed è esattamente così. Si porta. Non si spiega, non si giustifica, non si mette in discussione. Si porta, giorno dopo giorno, come un peso che il tempo non alleggerisce ma solo rende più familiare.

È lecito pretendere che i Poggi si comportino come osservatori razionali, “politically correct”, obiettivi e neutrali? Secondo me no. Hanno il diritto di essere irragionevoli. Hanno il diritto di chiudere le porte. Hanno il diritto di credere che ogni nuova ipotesi sia un’offesa prima ancora che un’ipotesi. Come diceva Pascal, «il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce». E il cuore di chi ha perduto una figlia ha origini perfino “viscerali” più potenti e più profonde di qualsiasi verbale di polizia. E come potrebbe essere diverso?

Il problema, però, non sta tanto in questa rabbia. Sta nella posizione di chi ha la loro fiducia e, per professione, sta accanto a loro, e non da oggi.


Le parole che pesano e le intercettazioni

Nelle carte dell’inchiesta spuntano conversazioni che illuminano il clima di sospetto alimentato attorno alla famiglia.

Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che assistono rispettivamente i genitori e il fratello Marco, hanno più volte espresso giudizi molto sopra le righe sulla nuova indagine. Ecco alcuni passaggi noti e documentati:

  • Sulla ricostruzione della Procura che indica Sempio come unico autore: «Ipotesi irreale, che sembra costruita a tavolino senza tener conto dei dati già noti». (Dichiarazioni al Corriere della Sera, maggio 2026).

  • Sull’impostazione complessiva: «Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove già raccolte».

  • Sull’operato dei carabinieri di Milano: le indagini sarebbero state «gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti “giornalistici”».

  • Sui soliloqui intercettati di Sempio: «Non è certo con delle suggestioni mediatiche che si può modificare la realtà dei fatti… tutto sembra fuorché un dato confessorio».

  • E ancora: Sempio sarebbe «una persona che veramente sembra non avere alcuna attinenza con il caso», «braccato e intercettato».

Queste dichiarazioni, reiterate in note ufficiali e interviste, non sono semplici opinioni tecniche. Sono valutazioni forti, frutto di un disegno strategico, che dipingono la nuova indagine come unilaterale, funzionale a scagionare Stasi, e chi la sostiene (difensori di Stasi, certi ambienti mediatici, parte degli investigatori) come parte di un disegno che non cerca la verità in nome della giustizia ma “mette alla gogna” la famiglia della vittima.

In una intercettazione del 4 maggio 2025, Giuseppe Poggi parla con l’ingegnere Paolo Reale (parente e consulente molto attivo mediaticamente) di una presunta “tresca” o relazione tra l’avvocata Giada Bocellari (legale di Alberto Stasi) e ambienti investigativi. Poggi riferisce di aver sentito che «la Bocellari è l’amante di qualche Carabiniere… o qualche graduato lì…». Reale conferma di aver ricevuto le stesse voci. Il sottotesto è chiaro: l’idea che la nuova indagine sia il frutto di rapporti opachi o di un “magheggio” della difesa Stasi. Pochi giorni dopo, in un’altra conversazione intercettata, i coniugi Poggi parlano con il giornalista Davide Loreti di Tgcom24 (testata di punta delle reti Mediaset). Nel dialogo emerge un giudizio sprezzante sui Carabinieri impegnati nell’inchiesta: Loreti li definisce «imbecilli» e «deficienti», arrivando a parlare del «comandante di questi imbecilli di Carabinieri che stanno facendo l’indagine».

Un tono che, proveniente da un professionista di un grande network, non può che rafforzare nella famiglia la convinzione di trovarsi di fronte a un’operazione distorta o inaffidabile. A queste voci private si aggiungono le dichiarazioni pubbliche degli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna. Nella nota diffusa dopo l’emersione delle intercettazioni ai familiari, scrivono:

«Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio. Rileviamo inoltre che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento».

Una formulazione che presenta le intercettazioni come un fatto quasi scandaloso e inedito, dimenticando (o fingendo di dimenticare) che nelle indagini per omicidio è prassi comune sottoporre a controllo anche i prossimi congiunti della vittima, come avvenne per mesi già nel 2007. Il tono di indignazione contribuisce a dipingere l’intera nuova inchiesta come un attacco diretto alla famiglia, piuttosto che come un’attività investigativa ordinaria e dovuta.

Dove sta il nodo vero

Una famiglia che ha perso una figlia ha tutto il diritto di aggrapparsi alla sentenza definitiva che ha individuato un colpevole. Ha il diritto di non fidarsi di nuove ipotesi. Ha il diritto di sentirsi ferita ogni volta che il nome di Chiara torna sui giornali e in televisione. Non possiamo però fingere che le parole di chi li assiste – legali, consulenti e interlocutori mediatici – non abbiano un peso enorme. Quando si veicola la voce di una “tresca” tra un’avvocata e i Carabinieri, quando un giornalista di un grande network definisce «imbecilli» gli investigatori, quando i legali presentano le intercettazioni familiari come un’«incredibile colpa» e parlano di indagini «condizionate da contesti poco trasparenti», si fornisce ai familiari una cornice interpretativa molto netta e, evidentemente, inaccettabile. Una cornice che rende ancora più difficile qualsiasi apertura al dubbio, anche solo metodologico .

Il rischio è che la legittima rabbia della famiglia venga incanalata e irrigidita da una strategia che presenta ogni novità come un attacco alla memoria di Chiara e alla giustizia già ottenuta.

In questo modo il dolore, invece di essere protetto, finisce per diventare strumento di chiusura totale al contraddittorio. E, alla fin fine, viene usato per alimentare una naturale emotività strumentalizzandola come scudo per legittimare posizioni giudiziarie ormai poco sostenibili.

Non è una critica facile da formulare. È impopolare. Ma è proprio nei casi più delicati che bisogna avere il coraggio di distinguere: una cosa è il diritto dei Poggi a essere irragionevoli e feriti; un’altra è la responsabilità di chi, per professione o per ruolo mediatico, dovrebbe aiutare a tenere separati il piano emotivo da quello processuale. A diciannove anni di distanza, la memoria di Chiara Poggi merita che si continui a cercare la verità con rigore. Merita anche che chi sta accanto alla sua famiglia non trasformi la legittima attività difensiva in un muro invalicabile di parole assolute e di maliziosi e infondati sospetti.


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Luigi Grimaldi

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Commenti

Un iscritto

Condivido in parte il suo pensiero relativamente alla posizione della famiglia, ritengo però non sano l'atteggiamento di totale chiusura verso la nuova indagine....non trovo credibile che non si siano resi conto delle discrepanze emerse dalla vecchia indagine che, per quanto sia,creerebbero dubbi in qualsiasi essere normo dotato.....dai su!!!

3d
Un iscritto

Ognuno si sceglie il plagiatore che gli fa più comodo. I Poggi erano predisposti ad un preciso plagio sin dall’inizio, mentre non sono stati mai predisposti al perdono.
Stasi non ha mai avuto un movente , quindi dovresti pensare che lo abbia fatto in un momento di pura pazzia, incontrollata. Non era il fidanzato manesco , maleducato, oppressivo che trattava malissimo la fidanzata e afflitto da una gelosia asfissiante . Come può, ad esempio, il marito non perdonare la moglie che uccide il proprio bambino in un momento di pazzia ?
Loro non hanno mai perdonato Alberto , perché ? qual è il motivo profondo , la prova inconfessabile che detengono gelosamente, che gli fanno ancora oggi ritenere che Alberto Stasi sia stato un lucido assassino della figlia, mai pentito e che si prenda gioco di loro?
Abbiamo un indizio in verità: il video intimo di Chiara e Alberto.
Alla sepoltura di Chiara, la preoccupazione della famiglia era il video intimo di Chiara e Alberto. L’avv. Tizzoni in una intercettazione tranquillizzava la mamma, sul fatto che in quelle scene intime Chiara fosse probabilmente ubriaca . Aveva infatti una bottiglia di vodka in mano.
Ecco il mostro che viene fuori , aver fatto ubriacare la figlia e registrate scene erotiche e di sesso.
Diciamoci la verità , per ogni genitore di una provincia , nel 2007 nel vedere quelle scene e saperle anche ormai pubbliche è un dolore permanente ( le immagini girano oggi e sempre ) che si aggiunge al dolore della morte della figlia. Violata nella vita è violata nella sua intimità, alla mercé del paese.
Oggi potrà anche essere condannato Sempio. Ma se fosse vero il movente , rimarrebbe sempre Stasi la mano che indirettamente ha armato la mente malata di un ragazzo 19novenne problematico, la cui vista del video ne avrebbe scatenato oscuri pensieri e desideri . E se poi dovesse essere stato Marco a farglielo vedere , ecco che perfino il figlio vivrebbe questo senso di colpa a vita .
Alberto ha approfittato di una Chiara fatta ubriacare, per registrare scene di sesso che lei non avrebbe voluto . Con l’aggravante dopo averle registrate di averle incautamente conservate e consegnate a Chiara.
Come si fa a perdonare , ancora oggise fosse questa la verità?
Ecco perché forse si vuole essere plagiati da chi ti faccia vedere Alberto Stasi sempre e comunque come l’assassino della figlia. Come quello che ha turbato anche la crescita di Marco.

3d
Un iscritto

Sarebbe interessante comprendere quale sia la "reale" motivazione che spinge questi individui a monopolizzare e plagiare i Poggi, inducendoli a rifiutare le tesi elaborate dalla nuova indagine. Conoscendo i personaggi che stanno operando in tal senso, un sospetto ci è già venuto...

4d
Un iscritto

Lei è un grande giornalista 👍

4d
Un iscritto

Ottimo articolo chiarificatore !👏🏼👏🏼👏🏼

5d
Un iscritto

Egregio e stimato Dottore, che dire … più onestà intellettuale di quella espressa in questo suo puntuale e chiaro articolo credo non ci sia. La ringrazio sempre per i contenuti che ci regala , che arricchiscono chi li legge . Grazie grazie Grazie

5d
Un iscritto

Condivido in pieno. Come al solito Grimaldi fa analisi rigorose e obiettive.

5d
Un iscritto

Concordo, la maggior responsabilità va all’entourage professionale.
Penso che a rendere ancora più insopportabile il dolore per un grave lutto ci può essere l’associazione col senso di colpa per non aver compreso come evitarlo. Io se mi metto nei loro panni immagino con quanta fatica i genitori di Chiara abbiano dovuto lavorare su se stessi per perdonarsi del fatto di aver affidato, quell’estate, la figlia alle mani del suo peggiore carnefice e di non averne avuto idea
Trasformare un ragazzo che era una vera gioia per Chiara in un terribile assassino, dal loro punto di vista, deve aver comportato un capovolgimento totale di tutte le percezioni autentiche che avevano di lui che avevano coltivato in 4 anni, anche senza conoscerlo più di tanto, e che, per di più, ben si armonizzavano con la stima che Chiara, come giovane donna, meritava per le sue scelte di vita.
Questo processo psicologico, evidentemente perverso e sollecitato da avvocati, consulenti, larga cerchia familiare, i Poggi lo hanno affrontato, dal loro punto di vista, in tutta buona fede, per arrivare ad una versione della realtà “veritiera” che desse senso a quella tragedia. Ma questo ha ridotto il loro dolore? No.
Purtroppo ha solo ridotto le loro facoltà di discernimento logico e intuitivo fra chi era sinceramente solidale al loro dolore, amava e stimava Chiara e chi credeva che il dolore si potesse spegnere con la pena altrui, trovando subito un colpevole. E se non subito, dopo i due gradi di giudizio in cui Alberto era risultato innocente, causando all’avvocato Tizzoni la sensazione insopportabile di fallimento nella sua missione professionale.
Ora, sempre ragionando con il terribile binomio di dolore per il lutto e senso di colpa, come si può immaginare che i familiari accettino un secondo processo (anche in senso legale) di capovolgimento di ogni idea, ricordo, emozione, credenza, che aveva fatto loro accettare la colpevolezza di Stasi?
Dovrebbero caricarsi sulle spalle, oltre al dolore del lutto sempre rinnovato, anche il peso di aver contribuito a far condannare un innocente che aveva amore per la loro figlia. Non solo, per giunta anche l’amarezza e la rabbia di essere stati fuorviati da coloro a cui davano fiducia professionale. Se poi vogliamo aggiungere anche qualcosa di più mondano, restituire delle sostanziose cifre di risarcimento.
Hanno lottato per quella che credevano un’amara verità, ma si capisce quanto sia faticoso e ingrato ora riscrivere una seconda volta tutte le loro credenze, modificare la percezione degli attori che li circondano, per arrivare ad una verità che per loro è ancora più amara!
Noi possiamo essere vicini a loro nell’assecondare i loro tempi e i loro modi, ma non smettere mai di mettere in buca coloro che, lo sappiamo, li consigliano male.
Se non sono supportati amorevolmente è troppo per loro. A me la signora fa tanta tenerezza perché si vede come contribuisce sempre con pazienza e ottimismo a creare un’atmosfera positiva. Magari Chiara aveva preso questa buona volontà da lei.

5d
Un iscritto

Grazie per la tua bontà e umanità, giustizia per Chiara. E che la sua famiglia si accorga di tutto. Prima o poi, speriamo. Un abbraccio forte caro Luigi

5d
Un iscritto

Eccellente, profondo, acuto, empatico!

5d
Un iscritto

Pensieri meravigliosi come solo Grimaldi riesce a manifestare

5d
Un iscritto

Spero sia così,la mia paura è che la realtà è molto più brutale e dura. Stiamo a vedere. Grazie come sempre delle sue considerazioni.

5d
Un iscritto

Eppure quanto sarebbe bello per una madre sapere che il ragazzo della propria figlia, quello in cui la figlia ha riposto le speranze per il futuro, è una brava persona, uno che l’amava davvero

5d
Un iscritto

Ritengo comunque che la famiglia Poggi sia tutt'ora manipolata.

5d
Un iscritto

Grazie dr Grimaldi per la sua analisi. Mi trova d'accordo solo parzialmente perché i genitori non sono ragazzini e, al di là del grande dolore possono e devono essere in grado di ragionare. Devono solo avere la lucidità dell'attesa per questi inquirenti che stanno facendo luce sulle zone d'ombra che loro stessi all'inizio avevano evidenziato. Anche nel dolore il RISPETTO per il lavoro degli altri e per le persone va mantenuto. Loro hanno perso questa virtù che deve sempre essere alla base del nostro vivere nella gioia e nel dolore .

6d
Un iscritto

La morte di Chiara Poggi non ha portato solo un grande dolore alla sua famiglia ma una grande consapevolezza in tutti noi riguardo a verità e occultamento della verità, trame di potere, sete di fama, intrighi, grandi meschinità e grandi atti di generosità. Tutti quelli che lottano per la verità lo fanno perché vogliono bene a Chiara e hanno capito che a ucciderla non è stato chi è finito in carcere ingiustamente. Se io fossi al posto della famiglia Poggi sentirei tanto sostegno e affetto provenire da tutte queste persone e sono sicura che lo sentono anche loro, e credo lo respingano così tenacemente per un motivo, non solo perché sono in balia di certi cattivissimi consiglieri….

6d
Un iscritto

Grazie Luigi ❤️

6d
Un iscritto

Grazie dottor Luigi, come sempre è molto esaustivo, spero che verrà fatta giustizia quella vera , grazie a questa procura e i carabinieri di Moscova, ho piena fiducia sia nel dottor Napoleone che il dottor Civardi, a te và tutta la mia stima del suo lavoro eccellente, GIUSTIZIA X CHIARA E X ALBERTO CHE SICURAMENTE NON MERITAVA UN CALVARIO DI 20 ANNI... AUGURO AD ALBERTO DI RITORNARE A VIVERE CON LA SERENITÀ CHE MERITA E DI RISCATTARE LA SUA PERSONA, ME LO AUGURO DI CUORE , GRAZIE A TUTTI

6d
Un iscritto

Parole assolutamente condivisibili! Grazie Grimaldi x il suo immenso e costante impegno in questo ingarbugliato caso!

6d
Un iscritto

Grazie Luigi, sei un grande e si capisce molto bene che, elaborando il tuo dolore, hai le chiavi 🔐 giuste per valutare quello altrui.
Non c’è giudizio, ma non comprendo neanch’io quest’atteggiamento che posso motivare solo nell’attaccamento forte verso il figlio superstite. Un caro saluto a Te e a chi ti segue.

6d
Un iscritto

Soprattutto Tizzoni dovrebbe spiegare come mai ha scritto una marea di falsità su Stasi, e la sua ossessione sul pedo (e sul pedale che fa pendant) 😁😁😁😁

6d
Un iscritto

Ciao Luigi, oggi è il giorno del ricordo di Chiara e della comprensione della Famiglia Poggi.

Hai citato l’inferno di Dante per chiudere con Cesare Pavese che esprimono molto bene l’impotenza di fronte al dolore , ad una una perdita così profonda da “autorizzare” il sentimento di chiusura e di respingimento a chiunque intenda aggiungere una parola…

Dopo 19 anni a mio avviso non è questo il caso, come sottolinei il contorno dei legali ha operato in questa direzione ma perdio!! Non sono ragazzini e di fronte a più di un’evidenza hanno il dovere per i propri cari, di guardare in faccia alla realtà! Sempio o non Sempio..

Chiudo nel dubbio che non lo passano/vogliano fare perché la realtà aggiungerebbe dolore al dolore.

Il loro dolore non è stato l’unico ma Alberto e la sua famiglia hanno pagato un conto ingiusto e vergognoso, soffrendo e pagando lacrime di dolore silenziose perché qualcuno …aveva pensato che non facessero rumore…

Buon pomeriggio Luigi 🩷

6d
Un iscritto

Rispetto la sua opinione Luigi, e la ringrazio per tutto il lavoro che ha fatto fino ad oggi e che continua a fare. Io, analizzando i comportamenti dei Poggi con tutto il materiale che ufficialmente è stato tirato fuori ( intercettazioni incluse ) , credo che stiano occultando una parte della verità per non perdere anche il figlio Marco che dovrebbe andare in galera, per le menzogne dette, da Falzes alla copertura di Andrea Sempio. Il biglietto rinvenuto al cimitero, la lettera ricevuta a casa Poggi, e il non aver dormito a Falzes erano elementi su cui indagare...

6d
Un iscritto

Condivido 💯 tutto quello che ha scritto

6d
Un iscritto

Credo che quando si é persone oneste e coraggiose l'elaborazione del dolore abbia un percorso indipendente dalla giustizia,nel caso la morte o danni ricevuti dalla vittima siano provocati da altri.
Spesso si sente urlare a gran voce: non avró pace finché non avró giustizia, o inveire contro i giudici perché l'imputato ha avuto una pena non "congrua"
A parte il fatto che qualsiasi pena inflitta non cancella il danno e non riporta in vita l'eventuale vittima, é giùsto cercare la giusta giustizia affinché tutti possano beneficiarne,affinché la societá sia più giusta,ma la pace interiore é una cosa seria ,non ce la restituiscono né i giudici né nessun altro .Quando non si trova pace spesso si cerca vendetta,come se il fatto di veder marcire ogni giorno l'imputato in carcere ci doni la serenitá, e dia un senso alla nostra vita.
Il colpevole spesso é figlio dei nostri comuni atteggiamenti quotidiani ,del nostro sottovalutare, del fregarcene di molte derive societarie ,ed ecco che quando qualcosa ci si ritorce contro cerchiamo giustizia,come ogni essere umano farebbe giustamente
A volte peró scambiamo la giustizia con la vendetta,anche se non possiamo gridarlo a gran voce perche ci accuserebbero di essere miserabili come il condannato ,
La pace é una cosa seria,e abita la nostra coscienza proporzionalmente alla nostra saggezza e consapevolezza,é un cammino arduo ma é l'unico,altrimenti buio é l'orizzonte dell'anima dove i mostri hanno vita.buona pace

6d
Un iscritto

La memoria di Chiara è stata calpestata prima dagli avvocati della famiglia Poggi e poi dalla sua stessa famiglia.

6d
Un iscritto

La stimo enormemente, buona giornata.

6d
Un iscritto

Verità assoluta

6d
Un iscritto

Ma perché mai nessuno si preoccupa del dolore della famiglia Stasi?

6d
Un iscritto

Chapeau, Dottore caro❣️

6d
Un iscritto

Bravissimo, mi trovo assolutamente in accordo con ogni singola parola. Lei ha espresso in una bella forma, in modo chiaro, esaustivo ed efficace quello che è anche il mio pensiero. Grazie! 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻🙌🏻

6d
Un iscritto

come ha descritto Bugalalla, l'astio dei K con Tizzoni mostra che il processo doveva portare, al ragionevole dubbio e quindi all'assoluzione di Stasi; perche tutti tranne i sig. Poggi sono convinti della innocenza di Stasi. Tizzoni e Reale per "pro domo sua" hanno invece caricato sulle revisioni per orientare il processo e quindi la condanna. Da vent'anni lucrano su qst ed i K lo sanno benissimo, consapevoli che chiedendo l'iverosimile alla fine indagando seriamente avrebbero scardinato tt il castello coinvolgendo alla fine tutti, anche quelli che l'avevano fatta franca.

6d
Un iscritto

Grimaldi lei oltre ad essere integerrimo giornalista è un acuto osservatore, qualità importante per attività investigative, sono completamente d'accordo con quanto letto rafforzando l' idea che un sempio sia stato più uno strumento forse involontario.

6d
Un iscritto

Anche Laura Marinaro, oggi, ha espresso parole, come Lei Dottore, distanti dal clamore delle news che continuamente ci bombardano, ed ha rivolto lo sguardo, semplicemente, su Chiara, su quello che non è stato, ma soprattutto su quello che Le è stato, purtroppo, rubato.
Il Suo incipit è davvero commovente, così come severe sono le considerazioni che Lei fa su chi sta intorno alla famiglia. Insomma, grazie ad entrambe per aver espresso pensieri puliti, semplici, onesti... come dovrebbe essere sempre. Grazie!

6d
Un iscritto

❤️

6d
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