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L’impronta a “V” di Garlasco non è un caso: 20 milioni di volte più probabile della casualità. Risposta ai detrattori

Tutti i dati e la risposta al Generale Garofano - di Luigi Grimaldi

L’impronta a “V” di Garlasco non è un caso: 20 milioni di volte più probabile della casualità. Risposta ai detrattori
L’impronta a “V” di Garlasco non è un caso: 20 milioni di volte più probabile della casualità. Risposta ai detrattori Luigi Grimaldi

Su Grimaldipress continuo a seguire con attenzione il caso Garlasco e, in particolare, tutto ciò che riguarda e le discussioni che ne derivano.
La traccia a “V” (o “coda di rondine”) presente sul pavimento di casa Poggi l’ho messa in evidenza per primo il 28 dicembre 2025. Da allora è diventata oggetto di polemiche.


Alcuni detrattori tendono a sminuirla, a trattarla come un dettaglio irrilevante o come una forzatura.
I dati, invece, dicono tutt’altro. E quelli statistici, CHE PUBBLICO PER LA PRIMA VOLTA QUI, sono particolarmente pesanti.

1. Il punto di partenza dei magistrati

Nella nota che riprende l’ultimo pilastro della sentenza di condanna, i giudici ricordano il sillogismo centrale:

non si può attraversare la scena del delitto senza lasciare tracce di sangue sotto le scarpe; Stasi, nel momento in cui descrive il proprio ingresso alle 13.50 con le Lacoste, non lascia tracce; quindi il suo racconto rifletterebbe l’esperienza di chi ha ucciso e non di chi ha scoperto.

Nelle indagini in corso della Procura di Pavia la relazione BPA del 16 settembre 2025 e il successivo incarico al RIS di Cagliari (relazione del 2 aprile 2026) hanno portato all’attenzione tre segni paralleli sullo scalino 0 e, soprattutto, geometrie a “V” in prossimità della gora ematica davanti alla porta a libro della cantina.


1. Perché per i magistrati quella traccia può diventare un elemento utile per la revisione

Spieghiamolo senza giri di parole. La condanna di Stasi poggia (anche) su questo ragionamento semplice:

  • Chi entra nella villa dopo l’omicidio e cammina sulla scena del delitto deve lasciare tracce di sangue sotto le scarpe.

  • Stasi dice di essere entrato alle 13.50 con le sue scarpe Lacoste e di aver scoperto il corpo.

  • Sotto le sue scarpe, però, non è stato trovato sangue.

  • Quindi, secondo i giudici, Stasi mentiva: non stava scoprendo il corpo, ma stava raccontando quello che sapeva perché l’aveva uccisa lui.

Il RIS, diretto dal Ten. Col. Berti, ha concluso che:

  • le geometrie a “V” ricordano le scolpiture delle Lacoste indossate da Stasi, ma – per sovrapposizioni, incertezza dei margini e incompletezza – non consentono una comparazione.

Secondo i magistrati, questo giudizio di inconcludenza introduce comunque un elemento nuovo capace, seppur solo dubitativamente, di mettere in discussione l’assenza di tracce delle Lacoste e di rendere non pienamente provata la premessa minore del sillogismo.

Il giudizio di inconcludenza del RIS di Cagliari introduce tuttavia un elemento nuovo idoneo, seppur dubitativamente, a smentire l’assenza di tracce delle scarpe Lacoste indossate da Alberto Stasi sul luogo del delitto, rendendo così non provata la premessa minore del sillogismo giudiziale in ordine alla falsità del racconto di Stasi scopritore (non si può attraversare la scena del delitto senza lasciare tracce, Stasi non ha lasciato tracce, quindi Stasi ha mentito).

Semplificando i magistrati dicono chiaramente:
«Queste tracce non sono abbastanza chiare per dire con certezza “sono le sue scarpe”, però introducono un dubbio. Se c’è anche solo la possibilità che quelle “V” siano state lasciate dalle Lacoste di Stasi, allora non è più sicuro che “Stasi non ha lasciato tracce”.
E se non è più sicuro, uno dei pilastri del ragionamento che lo ha condannato diventa insostenibile».

In pratica:
quella traccia è un elemento nuovo che i giudici stessi riconoscono capace di mettere in discussione una delle basi della condanna.
Ed è proprio questo tipo di elemento nuovo (che indebolisce un pezzo importante della motivazione) che, secondo la legge, può essere usato per chiedere la revisione del processo.

Detto ancora più semplice:
prima i giudici dicevano «non ci sono tracce delle sue scarpe → ha mentito».
Adesso c’è una traccia che potrebbe essere delle sue scarpe → il «non ci sono tracce» non è più vero → si può chiedere di rivedere tutto.

2. Lo studio Felici: dalla non-comparabilità alla compatibilità morfologica

Il professor Felici (Relazione 04, Perugia, giugno 2026) è partito proprio dall’assunto del RIS e dall’interpretazione dei magistrati.
Ha dimostrato che, se la qualità delle immagini non permette un’identificazione certa, è invece possibile valutare la compatibilità della traccia con la suola delle Lacoste di Stasi.

Il percorso operativo è chiaro e documentato:
raddrizzamento della piastrella in visione zenitale, aumento del contrasto, misurazione della piastrella (circa 31 cm), misurazione della scarpa (circa 27,5 cm, coerente con la taglia 41 identificata dalla perizia Bison-Robino-Varetto), ribaltamento della scarpa destra, verifica delle lunghezze tramite il logo LACOSTE e, infine, sovrapposizione in scala reale.

Il risultato è una sovrapponibilità quasi perfetta della “spina di pesce”, della forma a “V”, del bordo laterale della suola e di una goccia che coincide con la scritta LACOSTE.

È visibile anche una seconda “V” con angoli ancora più netti.

Dalla relazione del Prof. Felici inviata alla redazione del canale YT BUGALALLA CRIME


La stessa perizia Bison-Robino-Varetto (pagine 68, 114 e 118, Fig. 61) conferma che il sangue può depositarsi sia sulle zone di massimo contatto sia nei solchi, e registra un particolare sulla possibile presenza di sangue sulla scarpa destra.

  1. Piastrella originale

  2. Raddrizzata

  3. Contrasto aumentato

  4. Misure piastrella e scarpa

  5. Scarpa destra ribaltata


    6-8. Sovrapposizioni (spina di pesce, forma a V, bordo laterale)

3. Il dato nuovo e decisivo: la quantificazione statistica

Qui arriva l’elemento che cambia il peso della discussione.
Un’agenzia specializzata nell’analisi forense con intelligenza artificiale ha calcolato, assumendo come veri i 12 punti di corrispondenza individuati da Felici, quanto sia rara quella configurazione sotto l’ipotesi di una semplice strisciata casuale. (1)

La parte statistica spiegata a prova di imbecille

Immagina di trovare su una mattonella una macchia di sangue con 12 particolari che combaciano con la suola di una scarpa specifica (le Lacoste di Stasi). La domanda è:
«Queste 12 linee uguali possono essere pure caso, oppure è troppo strano?»

Questo laboratorio specializzato ha fatto i conti (prendendo per buoni i 12 punti trovati dal professor Felici) e ha risposto così:

È circa 20 milioni di volte più facile ottenere esattamente quella macchia se è stata lasciata dalla suola delle Lacoste, piuttosto che se il sangue sia frutto di una strisciata che non ha spiegazioni oggettive.

Per capire quanto è tanto:
è come dire che la probabilità che sia un caso è più o meno la stessa di indovinare il numero esatto di una lotteria molto difficile… Nella scala ufficiale usata dai periti europei (ENFSI) un numero così alto si traduce in queste tre parole:
“sostegno estremamente forte”. Attenzione: non dice «è sicuramente la scarpa di Stasi».
Dice: «è estremamente improbabile che sia un caso. È fortemente compatibile con quel modello e quella taglia di suola». Fine della spiegazione semplice.

Nella puntata di Filorosso (Rai 3) di lunedì 3 agosto 2026, il generale Luciano Garofano interviene sullo studio di Mario Felici relativo all’impronta a “V”. Secondo quanto riportato da più fonti (tra cui Virgilio.it), la sua obiezione è sostanzialmente questa:

Anche se ci fossero una o due di queste presunte impronte, è poco rilevante: dove sono le altre? Perché “le persone non volano”.
Le tante impronte delle scarpe con la suola a pallini mostrano cosa significa passare per una scena del delitto. Anche i carabinieri che entrarono per primi, pur stando attenti a non calpestare il sangue, lasciarono tracce evidenti.

In pratica mette sullo stesso piano:

  • le numerose impronte della suola a pallini (attribuite all’assassino);

  • le (poche) tracce a “V” compatibili con le Lacoste di Stasi.

Perché l’equazione è impossibile e l’obiezione non regge

  1. Il sangue non è nelle stesse condizioni
    L’assassino cammina sulla scena subito dopo (o durante) l’omicidio, quando il sangue è fresco, abbondante, liquido e altamente trasferibile. Lascia quindi un “cammino” di 24 impronte nette e ripetute impresse sul pavimento durante una permanenza piuttosto lunga.


  2. Stasi entra alle 13.50, ore dopo. In quel lasso di tempo il sangue ha avuto modo di asciugarsi parzialmente, di cambiare viscosità e di diventare meno “appiccicoso”. In queste condizioni è del tutto normale lasciare poche tracce, o tracce parziali e incomplete (proprio come le “V” e i segni di swipe/wipe evidenziati).
    Equiparare le due situazioni è come confrontare un’impronta lasciata nel fango fresco con una lasciata sullo stesso fango ore dopo, quando è quasi secco. Non sono lo stesso fenomeno fisico.

  3. “Le persone non volano” è un’affermazione corretta… ma fuori contesto
    Nessuno sostiene che Stasi abbia “volato” sulla scena. Si sostiene che, entrando ore dopo su sangue in parte già asciutto, possa aver lasciato solo alcune impronte parziali (le “V” in prossimità della gora) senza necessariamente produrre lo stesso “tappeto” di orme lasciato dall’assassino sul sangue fresco.
    I carabinieri citati da Garofano entrarono ancora più tardi e, pur facendo attenzione, lasciarono tracce: ma anche loro camminarono su una scena già “invecchiata” rispetto al momento del delitto. Il confronto resta comunque tra due momenti diversi. Va anche detto che non esistono foto fatte dai carabinieri a possibili tracce conformi alla suola a V di Stasi e quindi è un argomento capzioso la loro mancanza: se non le cerchI non le trovi. E’ vero è stata fatta la ricerca di tracce non visibili a occhio nudo col Luminol, prorpio nei pressi della zona in cui oggi vengono riconosciute le tracce di Stasi, IL 5 SETTEMBRE 2007. Un ricerca fatta quando ormai l’intera area era compromessa tanto che risultano scomparse persino le tracce a pallini del killer.

    _DSC7331

    Il RIS di Cagliari e i magistrati non dicono quello che Garofano implica.
    Il RIS ha detto che le geometrie a “V” ricordano le scolpiture Lacoste, ma la qualità non permette una comparazione certa. I magistrati hanno preso atto di questo elemento nuovo come capace, seppur dubitativamente, di mettere in discussione la premessa “Stasi non ha lasciato tracce”.
    Garofano trasforma un’assenza di molte impronte nette in una prova positiva di menzogna, ignorando il fattore tempo e lo stato del sangue.

  4. Il dato statistico e morfologico resta in piedi
    Lo studio Felici e il calcolo del Likelihood Ratio (~19 milioni) quantificano la rarità della configurazione osservata. L’obiezione “dove sono le altre?” non spiega perché quei punti specifici (V annidate, angolo, goccia sulla scritta LACOSTE, bordo laterale, ecc.) combacino così fortemente con la suola Lacoste. Una strisciata casuale o le dita della vittima (come sostiene qualche altro consulente) non spiegano quella densità di corrispondenze.

4. Cosa resta ai detrattori

I detrattori della tesi possono continuare a sostenere che “non è una prova definitiva” o che “non ribalta tutto”.
È legittimo.
Ma non è più legittimo trattare la traccia a “V” come una fake news trascurabile o come una coincidenza priva di valore.

I magistrati l’hanno considerata un elemento nuovo, seppur dubitativo.
Felici ha mostrato una compatibilità morfologica dettagliata.
Il calcolo statistico ha quantificato quanto sia estremamente improbabile che sia frutto del caso.

L’impronta esiste. L’ho evidenziata. È stata analizzata. I numeri la rendono pesante.
Chi vuole sminuirla, ora deve fare i conti con un Likelihood Ratio di circa 20 milioni.
Non è più questione di opinioni. È questione di probabilità.


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Luigi Grimaldi

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Commenti

Un iscritto

Io vedo distintamente 2 impronte a V. Garofano può dire ciò che vuole. Ormai lo conosciamo bene. Grande Luigi. Se c'era lei al comando dei RIS di Parma nel 2007, tutte quelle sviste di cui siamo perfettamente a conoscenza, non ci sarebbero state.

45m
Un iscritto

Dopo la selva infinita di orrori, errori ed omissioni di una delle indagini peggiori riguardanti un omicidio, ed evidentemente fatte per depistare o meglio indirizzare il tutto verso la ricerca della colpevolezza di Alberto, queste disquisizioni, che pure son pregevoli, appaiono come un ulteriore tentativo di fuorviare l'opinione dei gonzi in tv che si bevono tutte le cazzate dette da presunti esperti su trasmissioni a dir poco indecenti. Garofano ovviamente difende l'indifendibile a cominciare dalla sua affermazione che sulla scena del delitto non c'era mai stato, salvo poi evidenti foto del menestrello dei RIS sulla stessa, e da lì una serie epocale di arrampicate sugli specchi da fare invidia al club alpino italiano.

1d
Un iscritto

Caro Luigi, Garofano deve fare il lavoro sporco, che non è quello di dire la verità, ma di ostacolarla. La sua situazione, e quella di Cassese & Co., è molto grave, se si considera la prima indagine, con le omissioni, sparizioni, e le manipolazioni delle prove che stanno venendo alla luce, Lui dice che itutto questo comunque sarebbe prescritto, ma non è proprio così, perchè se va in televisione e mente per nascondere i suoi illeciti, alla fine è come se tali illeciti fossero stato reiterati. Grazie Grimaldone, ti seguo sempre, metti i fatti prima di tutto, in un contesto in cui, al contrario, i fatti vengono sostituiti dalle opinioni sbagliate. Ma tecnicamente Garofano e Cassese, se si dovesse confermare il depistaggio e il complotto, non sarebbero complici degli assassini di Chiara? Non vedo l'ora di vederli in galera.

1d
Un iscritto

Il gen crisantemo mi pare come aggrappato ad una boa quando il mare ha onde alte 10 metri

1d
Un iscritto

Grimaldi sei un grande!

1d
Un iscritto

Perfetto, complimenti Luigi, non solo il ragionamento è ineccepibile, dimostra che hai una bella testa e la sai usare, ma dimostra anche quanto sia necessario oggi dover spiegare passaggio per passaggio, a prova di cretino, tutta una serie di collegamenti logici rigorosi per arrivare a delle conclusioni che magari a qualcuno possono sembrare naturali, ma (purtroppo) non sono scontate, date le subdole e illogiche obiezioni verbali che quelli come Garofano, che osteggiano la verità di Stasi, oppongono costantemente a ogni nuovo e rilevante indizio.
Io sono sicura che quelle impronte non possano che essere delle Lacoste di Stasi, mi sembrava chiaro, ma non evidente nel senso di visibile e comprensibile a tutti.
Per fortuna tu dimostri di sapere bene che l’intuito va assecondato perché aiuta a formulare ipotesi realistiche. La nostra mente ha capacità straordinarie di elaborare inconsciamente patterns complessi, anche se non sappiamo spiegare esattamente come ci siamo arrivati. L’intuito spesso è sottovalutato, non tutti lo vedono come una diversa elaborazione, rapida e non cosciente, di dati reali, anzi proprio per non essere cosciente funziona, ci sono diversi esperimenti scientifici che lo dimostrano. Poi siccome questo tipo di identificazione delle orme si vale di un’inconscia, complessiva valutazione di pesi probabilistici relativi fra ipotesi diverse, solo esplicitando un calcolo delle probabilità, anche non preciso al centesimo, ma dando il senso schiacciante della preponderanza di una tesi si riesce a dare supporto a ciò che si vuole dimostrare. Figurarsi che compaiono su un pavimento delle tracce corrispondenti a quella specifica taglia di modello di scarpa Lacoste.
Fai bene a svelare le manipolazioni di Garofano, il sillogismo con una delle premesse falsa è la classica trappola per i distratti. Bisogna ricordare che dovunque si veda un ragionamento sillogistico non bisogna mai farsi magnetizzare l’attenzione dalla sola logica della sequenza “dato questo + dato quello = allora è così” perché formalmente il sillogismo potrebbe essere corretto ed è normale che dia una sensazione di logicità formale. Ma questa è la fregatura, non è solo alla congruenza della logica formale che bisogna guardare, ma anche alla corrispondenza delle singole affermazioni con la realtà fattuale. Il controllo vede essere, diciamo, di entrambi gli assi, sia quello orizzontale (corretta linearità formale) che verticale (corrette premesse fondate sulla realtà). Un sillogismo con una delle due premessa falsa è il classico cavallo di Troia che ogni giorno numerosi consulenti, opinionisti e avvocati anti-Stasi stanno facendo passare nell’opinione pubblica in tutti i loro discorsi per demolire le prove di innocenza di Stasi. Io ne vedo decine.

2d
Un iscritto

❤️

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Un iscritto

Una grande stima Luigi!!!

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Un iscritto

Se si potessero dare gradi ad honorem Grimaldi sì che potrebbe essere un generale dei Carabinieri

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Un iscritto

A Garofano preme solo di difendere il pessimo lavoro fatto da lui, dai RIS di Parma sotto di lui e le "cappellate" fatte da Cassese e la sua banda.
Non dimentichiamoci MAI che Garofano era (e forse è?) consulente del pool difensivo di Sempio.

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Un iscritto

Bravo Luigi, sempre avanti così, con le tue spiegazioni incontrovertibili

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Un iscritto

Ciao Luigi, lavoro davvero minuzioso che spero possa essere utile per portare Stasi alla revisione del processo. I detrattori ormai non sanno più a cosa appellarsi per mantenere lo status quo delle cose...ma davanti ad evidenze scientifiche non si può fare finta di nulla. Tra l'altro evidenze già presenti nel 2007 e volutamente ignorate o sottovalutate. Grazie

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Un iscritto

Ciao Luigi, condivido tutto e aggiungo: quand'anche l impronta a V fosse casuale, come si spiegherebbe che lì vicino ci sono altri segni con la stessa V, stesso angolo, anche se meno complete? Anche quelle casuali? Tutte vicine e tutte uguali? É chiaro che qualcosa (la scarpa di Alberto...) ha impresso la stessa forma come un timbro, con il sangue al posto dell inchiostro, e come ogni timbro, é a volte completo e a volte parziale... insomma, la teoria della strisciata casuale non é proprio sostenibile... Grazie x il tuo lavoro.

2d
Un iscritto

Ma secondo i detrattori di Stasi se fosse stato lui l'assassino dove avrebbe messo le Frau tra il momento in cui avrebbe ucciso Chiara e il momento in cui si è recato dai carabinieri con le lacoste ? Nessuno ha mai certificato un acquisto di Frau 42 da parte di Alberto...allora di cosa parlano ?

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Un iscritto

👏👏👏

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Un iscritto

Bravoooooooooooooo! Si tappi le orecchie così da non sentire le voci denigratorie e proceda come ha fatto finora

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Un iscritto

Grazie Dr. Grimaldi per le ricerche e per la ricerca della verità.
Inviterei il Professor Felici a dare un'occhiata anche a quelle tre strisciate regolari visibili in basso a sinistra (accanto al talloncino di repertazione giallo poggiato a terra) presenti nella terza e quinta foto pubblicata nell'articolo intitolata 1. PIASTRELLA ORIGINALE (quella col cerchio giallo).
Magari si scopre che anche quelle tre piccole righe regolari a cavallo delle due mattonelle in basso a sinistra collimano con il motivo a spina di pesce della suola Lacoste.
Avanti tutta ...

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Un iscritto

Bravo Luigi e grazie per quel che fai 👏🏼💪🏼

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Un iscritto

❤️

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Un iscritto

Buongiorno Dott. Grimaldi.
Ogni volta che mi capita di leggere discussioni sull’impronta a “V”, non risparmio il mio commento; “tutto questo grazie UNICAMENTE all’unico scopritore di quella traccia”. Grazie, Dottore. Come sempre❣️

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Un iscritto

Se facessi parte di una giuria popolare io non avrei nessun dubbio che quella sia l’impronta di Stasi, già dopo il primo focus di Luigi. L’ulteriore elaborazione grafica del prof.Felici credo non lasci spazio ad alcun possibile fraintendimento… grande Luigi che stai sul pezzo e continui a batterti per la verità 👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏

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👍👍👍👍👍👍👍

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Grazie x il suo lavoro, questo paese ha bisogno di persone come lei 👏🏻

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Perfetto!!!👏👏👏

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Grazie di cuore per il lavoro che fa Grimaldi ❤️

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