Grimaldipress

Garlasco, la pista satanista derisa per mesi: per la Procura è la cornice del movente

I pagliacci non dovrebbero occuparsi di certe questioni. Di Luigi Grimaldi

Garlasco, la pista satanista derisa per mesi: per la Procura è la cornice del movente
Garlasco, la pista satanista derisa per mesi: per la Procura è la cornice del movente Luigi Grimaldi

Per un anno e mezzo la pista satanista è stata derisa come fantasia, suggestione, folklore da social. Ora però c’è un problema: quella pista non è più un’ipotesi esterna al procedimento.

E’ invece, carte alla mano, un elemento inserito organicamente nella struttura del movente: sessualità predatoria, dominio, disumanizzazione della vittima, autorappresentazione satanista dell’indagato, “cose brutte” mai spiegate, materiale distrutto, vuoti documentali prima del 2018.

Chi continua a liquidare tutto come una pagliacciata è un pagliaccio che non ha letto gli atti. Oppure li ha letti e finge di non capire, o proprio non è in grado di capirli.

Dall’atto di accusa dei PM contro Andrea Sempio

“L’indagato, infatti, nelle numerose agende sequestrate, descrive la sua adolescenza come un periodo difficile in cui “si definiva satanista”, ha “fatto cose brutte”, “cose che altri non hanno mai vissuto né mai vivranno”, “so difendermi se serve perché ho visto, subito e fattocose che fottetevi tutti, provate a vivere la metà di che cazzo ho vissuto io”. L’indagato non spiega mai a cosa fanno riferimento tali frasi né declina esattamente comportamenti, e/o atteggiamenti, e/o affiliazioni a gruppi o sette sataniche che possano giustificare il definirsi in tal modo. Siamo in presenza di una coerenza qualitativa con il tipo di violenza esercitata, la specifica dinamica dell’omicidio, la componente sessuale del fatto, circostanze che ne scludono la qualificazione come dato neutro o meramente evocativo e ne consentono invecel’inserimento nel ragionamento indiziario secondo i criteri di cui all’art. 192, comma2, c.p.p”.

Questo passaggio dell’atto di accusa inserisce il satanismo negli indizi utili come dato soggettivo/identitario potenzialmente rilevante, se letto insieme agli altri elementi già ritenuti oggettivi.

Non vale la pena di approfondire?

Perché la Procura legge il movente sessuale in chiave satanista

C’è una parola, nella nuova fase dell’inchiesta su Garlasco, che rischia di passare quasi inosservata. E invece è forse una delle più importanti.

Non è “satanismo” e non è nemmeno “movente sessuale”.
È abietti.

Ad Andrea Sempio è stata contestata l’aggravante dei motivi abietti. Nel codice penale quella parola non è decorativa. Non serve solo a dare più forza emotiva all’accusa. Serve a qualificare il movente. A dire che, secondo l’accusa, non siamo davanti soltanto a un motivo futile, sproporzionato, assurdo. Siamo davanti a qualcosa di moralmente più basso, più degradato, più ripugnante.[1][2]

I motivi futili riguardano la sproporzione tra causa e delitto. Una ragione minima, banale, quasi inconsistente, davanti a un fatto enorme.

I motivi abietti sono un’altra cosa. Riguardano la qualità del movente. La sua turpitudine. La sua capacità di suscitare ripugnanza nella coscienza comune.[2]

E allora la domanda arriva subito: perché “abietti”? Perché non solo “futili”?

Se tutto fosse stato soltanto un rifiuto, una reazione folle davanti a un no, la categoria dei motivi futili sarebbe stata più immediata. Una causa piccola davanti a un omicidio. Ma l’abiezione sposta il ragionamento. Suggerisce che, nella lettura della Procura, quel rifiuto non sarebbe stato vissuto solo come frustrazione erotica. Sarebbe stato percepito come offesa, come umiliazione, come resistenza a una pretesa di dominio.

Ed è qui che entra il tema più delicato: il satanismo attribuito a Sempio.

Bisogna dirlo subito, con chiarezza. Non è “satanista quindi colpevole”. Sarebbe una scorciatoia pessima. Un libro, una posa dark, un’estetica estrema, una frase provocatoria, persino un interesse reale per il satanismo, non provano un omicidio. Non provano un movente. Non provano un’aggravante.[9][10][11]

Ma qui il punto è diverso.

La Procura non sembra richiamare il satanismo come semplice suggestione giornalistica, né come dettaglio di colore. Lo inserisce nel ragionamento sul movente. Più precisamente: lo colloca dentro la struttura del movente sessuale-predatorio.

Questo è il passaggio decisivo.

Secondo l’impostazione accusatoria, il movente rimane sessuale. Ma non sessuale in senso banale. Non semplicemente “desiderio respinto” o “avance rifiutata”. Il movente viene letto come sessualità di appropriazione, predazione, dominio, umiliazione, disumanizzazione. Ed è dentro questa struttura che il satanismo diventa rilevante.

La Procura individua il linguaggio interiore del movente come autorappresentazione e come cornice simbolica capace di dare qualità abietta a una pulsione già violenta.

Lo dice, in sostanza, lo stesso atto di accusa quando richiama le agende sequestrate e scrive che Sempio descrive la propria adolescenza come un periodo difficile in cui:

“si definiva satanista”, ha “fatto cose brutte”, “cose che altri non hanno mai vissuto né mai vivranno”, “so difendermi se serve perché ho visto, subito e fatto cose che fottetevi tutti, provate a vivere la metà di che cazzo ho vissuto io”.

Subito dopo, però, la Procura aggiunge un punto fondamentale: l’indagato non spiega mai a cosa si riferiscano quelle frasi. Non chiarisce quali comportamenti, atteggiamenti, esperienze, affiliazioni a gruppi o sette sataniche possano giustificare quel definirsi satanista in relazione alle “cose brutte”.

Questo è un passaggio centrale.

Da una parte c’è un’ammissione identitaria: Sempio si definiva satanista.
Dall’altra non c’è una ricostruzione documentale completa di cosa quel satanismo significasse nella sua vita concreta di Sempio.
Non viene provato un gruppo operativo collegato all’omicidio. perché sempio, lo dice lui, “ha bruciato tutto…vediamo cosa trovano”.

E allora cosa fa la Procura?

Non abbandona il dato. Non lo considera neutro. Non dice: “è solo una posa”. Al contrario, lo inserisce nel ragionamento indiziario. Perché, secondo l’accusa, quel dato presenta una coerenza qualitativa con il tipo di violenza esercitata, con la dinamica dell’omicidio e con la componente sessuale del fatto.

La Procura non costruisce un’accusa di “omicidio satanico” in senso stretto. Costruisce un’accusa di omicidio a movente sessuale-predatorio, aggravato dai motivi abietti, dentro cui il satanismo dell’indagato viene letto come parte organica del movente. E così resterà a meno che Sempio non si decida a “restituire” alla verità i contenuti che volontariamente ha sottratto as possibili indagini su di lui e “gli altri”.

È un elemento che, secondo l’accusa, aiuta a spiegare perché quel movente sessuale non sarebbe solo futile, ma abietto.

Per ora, però, restiamo sul movente.

La Cassazione, quando parla di motivo abietto, usa parole molto nette. Il motivo abietto è definito come turpe, ignobile, spregevole, vile; qualcosa che rivela nell’autore un grado di perversità capace di suscitare ripugnanza nella coscienza collettiva.[2] Non è solo sproporzione. È degradazione morale.

Il precedente più vicino, quando si parla di satanismo e motivi abietti, è quello delle Bestie di Satana. La sentenza della Cassazione penale, Sezione I, n. 32851 del 6 maggio 2008, è il riferimento principale. Ma va letta bene.

Non era un “delitto rituale” nel senso cinematografico del termine, con una liturgia chiara, un altare allestito, simboli dappertutto e una scena da film horror. Era una vicenda più sporca, più confusa, più reale: un gruppo chiuso, settario, immerso in satanismo, droga, violenza, dominio, paura, controllo interno.

In quel contesto gli omicidi sono stati letti anche come eliminazioni interne, conti da regolare, azioni funzionali al controllo del gruppo e alla rimozione di persone ritenute pericolose o scomode. La Cassazione parla di ritualità; ma, tra gli elementi fattuali propriamente rituali emersi nel giudizio, il riferimento simbolico centrale resta quello alla Luna Nera. È quel dato a colorare in senso rituale una vicenda che, per il resto, appare anche come regolamento di conti interno a un gruppo chiuso e settario.[3]

Il punto giuridico resta però decisivo: la Cassazione ha ritenuto configurabile l’aggravante dei motivi abietti perché quel contesto mostrava una radicale degradazione della vita umana. Il sacrificio umano, in quella prospettiva, veniva letto come espressione di un rapporto privilegiato con una forza concepita dagli agenti come malvagia e ostile all’umanità. Da qui la qualificazione del motivo come turpe, spregevole, ripugnante.[3]

Questo precedente è importante non perché Garlasco sia uguale. Non lo è.

Nel caso delle Bestie di Satana c’erano un gruppo chiuso, una dimensione settaria, una storia interna di violenza, dominio e controllo. Nel caso Sempio, almeno allo stato, non è stata individuata una setta direttamente collegata all’azione omicidiaria, né un gruppo rituale, né un regolamento di conti interno.

E qui emerge il vuoto.

Sempio avrebbe ammesso, nei suoi scritti, di essersi definito satanista. Ma la Procura non riesce, almeno sulla base di quanto emerge, a ricostruire documentalmente cosa ci fosse dietro quella definizione. Non perché il dato sia irrilevante, ma perché manca in tutto o in parte del materiale distrutto.

“Alcune intercettazioni, del resto , sono assolutamente convergenti su queste considerazioni: il 27.02.2025, in auto, afferma “LE HO BRUCIATE TUTTE (FONETICO, NDR) ... VAFFANCULO ANDIAMO A PROCESSO” Eppure negli anni a seguire, SEMPIO scrive con cadenza quasi quotidiana (ndr. in alcuni periodi) senza grandi buchi temporali. Del resto, che l’indagato non abbia intrapreso un percorso di grafomania soltanto dal 2018, ma che evidentemente fosse una sua esigenza da sempre, è testimoniato proprio dagli scritti rinvenuti”.

Le agende precedenti al 2018 sono state eliminate.
Informazioni documentali sulla sua vita precedente sarebbero venute meno.
La rogatoria verso Meta non avrebbe colmato il vuoto informativo pregresso.
E lo stesso Sempio, nelle frasi richiamate, non spiega cosa siano quelle “cose brutte”, quelle esperienze che altri “non hanno mai vissuto”, quel passato oscuro che collega alla propria adolescenza.

È qui che si capisce perché la Procura si concentri sul movente sessuale.

Non perché il satanismo venga espulso dall’accusa, ma perché non è possibile, allo stato, costruire l’accusa su una setta o su una ritualità documentata.

Il satanismo resta dentro. Ma cambia funzione e diventa la chiave interpretativa del movente sessuale.

In altre parole: la Procura non dice “ha ucciso perché satanista” ma sostiene qualcosa di più tagliente e sottile: il movente sessuale, se letto insieme agli scritti, alle frasi, alle ricerche, alla brutalità dell’azione, alla componente predatoria, all’autorappresentazione satanista, assume una qualità diversa. Non è più solo desiderio respinto. Diventa dominio. Appropriazione. Disumanizzazione. Abiezione.

E questo porta al passaggio forse più pesante tra quelli riportati nell’atto: quello sull’istinto predatorio.

La frase, per come viene richiamata, è questa:

“Io per cattiveria intendo questo e non c’entra con l’istinto predatorio con cui, per esempio, uno può prendere una donna con la forza perché la desidera. Nell’istinto predatorio non c’è l’intenzione di nuocere, ma solo di prendere. Prendere cibo, sesso, soldi, qualsiasi cosa. Ma la morte della vittima non è altro che un eventuale effetto collaterale”.

Questa frase è difficile da liquidare come provocazione qualsiasi. Dentro c’è una visione del mondo. Non solo violenta. Predatoria.

“Prendere una donna con la forza perché la desidera”.

Il nodo è qui. Non c’è relazione nè c’è consenso. Non esiste “l’altro” come persona ma esiste solo il suo desiderio, e quel desiderio basta da solo. La morte resta quasi sullo sfondo, ridotta a possibile effetto collaterale.[6][14]

È già dentro questa frase che compare il dominio. Non serve aggiungere citazioni incerte. Il dominio è nella logica del prendere tanto quanto lo è il desiderio che diventa criterio sufficiente a se stesso. Nulla è volontà della vittima che scompare, tutto nella persona trasformata in cosa.

Da qui si capisce perché, nella lettura accusatoria, la parola “abietto”ha un senso preciso. Ed è a questo punto che il satanismo diventa rilevante.

Se il satanismo fosse solo una parola su un diario, una posa adolescenziale, un’estetica nera o una biblioteca estrema, conterebbe poco. Ma se intorno a quella parola troviamo predazione, dominio, morte, killer, cadaveri, autopsie, cannibalismo, sesso violento, umiliazione, allora il quadro cambia.

Non è il satanismo a creare da solo il movente.
È il satanismo che, secondo la Procura, entra nella forma mentale del movente.

Il movente resta sessuale. Ma sessuale in senso predatorio, non emotivo o ormonale. E questa predazione viene letta dentro un’identità che Sempio stesso avrebbe collegato al satanismo, a “cose brutte”, a un passato opaco, a esperienze terribili non spiegate, a materiali eliminati, spariti, bruciati e non più disponibili.

Questo è il passaggio più importante.

La Procura non può dimostrare una setta.
Non può, allo stato, ricostruire documentalmente tutto ciò che precede il 2018. Non può trasformare l’autodefinizione “satanista” in prova autonoma dell’omicidio. Ma può dire: quel dato, inserito in un quadro già formato da elementi oggettivi, è un indizio preciso, grave e concordante.

È esattamente ciò che fa quando scrive che quei materiali possono corroborare e rafforzare la lettura complessiva del fatto storico, già delineato sulla base di elementi oggettivi e indipendenti. La potenzialità violenta e criminale deve emergere dai fatti. Il materiale sequestrato ne può costituire un riflesso, soprattutto quando è coerente con il contesto dell’omicidio e inserito in un tessuto probatorio che, secondo l’accusa, già dimostrerebbe la presenza dell’indagato sulla scena e l’azione brutale contro la vittima.[7][8][11]

Questa è una costruzione indiziaria che non parte dal satanismo per arrivare all’omicidio, ma parte dall’omicidio, dalla dinamica, dalla brutalità, dalla componente sessuale, e poi guarda agli scritti per capire se essi riflettano un mondo interiore coerente con quella violenza.

La formula dell’accusa è molto chiara: coerenza qualitativa.

Poi ci sono i libri.

Secondo quanto riportato, Sempio si sarebbe mostrato preoccupato per alcuni libri rimasti a casa dei genitori, indicandoli come libri di stregoneria, satanismo e “robe brutte”.

In una intercettazione ambientale (audio del 12 dicembre 2025), mentre elenca i libri rimasti a casa dei genitori a Garlasco, Sempio ammette lo esplicitamente:

«Andrea elenca i libri che sono rimasti a casa dei genitori a Garlasco, dice di avere libri di magia sul satanismo e “su cose brutte”».

Ma la preoccupazione per quei libri dice qualcosa. Dice che quei materiali, agli occhi dello stesso Sempio, non erano neutri. Potevano apparire problematici, compromettenti, capaci di raccontare qualcosa di lui.[12][13]

Poi ci sono le navigazioni.

In particolare quella del 15 gennaio 2014, citata nelle ricostruzioni, in cui Sempio avrebbe consultato materiali su manuali per assassini, video di sgozzamenti, esecuzioni, torture, per poi passare quasi subito a pornografia e forum di seduzione.[11]

Anche qui: non significa “ha visto contenuti violenti, quindi ha ucciso”. Sarebbe una scorciatoia inaccettabile. Il punto è la contiguità. Morte, tortura, esecuzione, pornografia, seduzione. Tutto nello stesso flusso. Tutto nello stesso spazio mentale, almeno digitale. Sesso e violenza estrema non come mondi separati, ma come materiali consumati in successione.

Dentro un’indagine sul movente, questo diventa un tassello.[7][8][11]

E poi c’è Chiara.

Il discorso è delicato, perché non possiamo dire cosa pensasse davvero una persona. Però, se i dati sono corretti, contano. Chiara avrebbe conservato su una chiavetta file su abusi, pedofilia, droga, aggressività, comportamenti sadici, sexting, violenza giovanile, satanismo nei media, Columbine, pedofilia e omicidi non risolti.

Il modo più prudente di leggere tutto questo è semplice: Chiara non sembra interessata a questi temi per curiosità morbosa. Il suo taglio appare quello dell’allarme, della preoccupazione, del tentativo di capire qualcosa che la inquietava.

Qui entra il nodo Columbine-Manson.

Chiara avrebbe conservato due articoli collegati a Columbine. Il primo relativo alla violenza omicida giovanile apparentemente senza motivi. Il secondo in cui viene citata ancora Columbine insieme a Marilyn Manson, dentro quel cortocircuito mediatico tipico di quegli anni: musica dark, satanismo, emulazione, panico morale, giovani che uccidono senza una ragione chiara.

Sempio, invece, in uno dei post attribuiti al suo profilo sul forum Italianseduction.it, avrebbe scritto di riconoscersi nel più giovane dei due autori della strage di Columbine, aggiungendo di non aver potuto pensare a una strage perché era troppo impegnato a drogarsi e a tagliuzzarsi.[16]

https://www.italianseduction.club/forum/t-45304-le-noie-del-playboy/?page=10
Il passaggio dell'articolo citato con le sottolineature originali "dei due"

Questa è una specularità forte. Non perché provi il delitto. Non lo prova. Ma perché mette davanti due modi opposti di guardare allo stesso universo.

Chiara guarda Columbine come in orrore e un allarme.
Sempio, almeno in quel post, la guarda come identificazione.

Lei raccoglie articoli sulla violenza giovanile senza motivi, sull’emulazione, sul richiamo a Marilyn Manson e al satanismo. Lui dice di riconoscersi in uno degli autori. Non in una vittima. Non in un osservatore. In uno dei responsabili.

Il riferimento a Marilyn Manson, quindi, non è il centro. È un pezzo del contesto culturale. Il centro è Columbine: per Chiara è un fenomeno da capire e temere, mentre per Sempio è uno specchio in cui riconoscersi.

Forse Chiara stava davvero “indagando” su Sempio o sul suo mondo, sui suoi paradgmi valoriali? Questo è importante. Forse non c’era nessun dossier, nessuna indagine consapevole su di lui. Forse aveva solo incontrato un universo che la spaventava: abusi, violenza, satanismo mediatico, giovani assassini, emulazione, sessualità distorta, aggressività. Forse provava a dargli un senso.

Ma se dall’altra parte c’era qualcuno che in quello stesso universo non vedeva pericolo, ma anche identità, e allora il conflitto cambia natura. Non è più solo “mi interessi” o “non mi interessi”. Non è più solo avance e rifiuto. Diventa anche uno scontro di mondi.

Da una parte una ragazza che guarda la violenza come minaccia.
Dall’altra un soggetto che, secondo la rappresentazione che da di se stesso, si sarebbe immerso in materiali e immagini di violenza, morte, dominio e predazione.

Poi ci sono le telefonate, i rifiuti, i soliloqui.

Nei materiali citati compaiono frasi in cui Sempio, parlando da solo o ricostruendo episodi, farebbe riferimento a una voce femminile che dice “non ci voglio parlare con te”, a una telefonata chiusa, a un “che fai la dura”, all’idea che “l’interesse non era reciproco”.[13]

Sono frasi da valutare con prudenza: però, se messe accanto alle telefonate a casa Poggi nei giorni precedenti all’omicidio e alle contestazioni sulle versioni fornite da Sempio, il quadro del rifiuto non sembra più un episodio isolato.[13][14]

Sembra, nell’ipotesi accusatoria, qualcosa che si sedimenta: tentativi di contatto, distanza, rifiuto, rancore, interesse non ricambiato. E soprattutto un modo di vivere quel rifiuto non come limite, ma come umiliazione.

È qui che un rifiuto, da solo apparentemente “piccolo” rispetto a un omicidio, può assumere un altro significato: non più solo sproporzione, ma possesso, sopraffazione, annientamento.[5][6]

Rimane poi la questione più suggestiva, e proprio per questo più delicata: la Luna Nera, il 13 agosto, la possibile ricorrenza satanica o neopagana, il richiamo a figure come Diana, Artemide, Ecate, e più in generale l’ipotesi di una data scelta non a caso.

Qui bisogna essere precisi. Nel precedente delle Bestie di Satana, il riferimento alla Luna Nera non era una fantasia giornalistica né una sovrainterpretazione costruita dall’esterno. Era uno degli elementi simbolici significativi emersi nella ricostruzione del caso, anche attraverso le dichiarazioni dei protagonisti. Proprio per questo conta. Non perché basti, da solo, a trasformare un omicidio in delitto rituale, ma perché mostra come, in certi contesti satanisti o pseudo-satanisti, la scelta di una data possa assumere un valore simbolico assolutamente invisibile agli altri.[3][4]

Applicato a Garlasco, però, il tema va spostato sul terreno dei fatti. La domanda non è solo: “il 13 agosto aveva un significato esoterico?”. La domanda è più concreta: perché Chiara muore proprio il 13 agosto?

Secondo la ricostruzione accusatoria, Sempio avrebbe avuto altre 12 possibilità di entrare nell’abitazione, in momenti in cui Chiara era sola in casa, senza la protezione dell’antifurto, come emergerebbe dai dati relativi alla centralina di allarme e ai movimenti di Chiara considerati dagli inquirenti. La scelta del 13 agosto diventa un punto da interrogare. Non prova nulla da sola, ma chiede una spiegazione.

Le ipotesi possono essere almeno due.

La prima è simbolica: il 13 agosto sarebbe stato scelto perché collegabile a una ricorrenza esoterica o satanica, quindi a una possibile data propizia dentro l’immaginario dell’aggressore. In questa prospettiva, la Luna Nera non sarebbe il fondamento dell’accusa, ma un possibile indizio interpretativo della scelta del giorno.

Il 13 agosto coincide con la Festa della Dea Diana/Artemide, Dea Oscura e signora della luna. Quel giorno si verificava astronomicamente la Luna Nuova Luminosità 0% intesa come Luna Nera), considerata in ambienti esoterico-satanisti un momento di particolare forza per iniziare azioni rischiose, legate al desiderio, al potere personale e alla conquista. Inoltre era un lunedì (lunae dies – giorno della Luna, che infatti quel giorno sorge appena oltre la soglia del nuovo giorno).

Sempio potrebbe aver scelto proprio quella mattina perché la riteneva una data propizia per un’avventura sessuale: un momento in cui l’auspicio della Luna Nera e il potere degli Dei Oscuri avrebbero dovuto favorirlo, rendendolo più seducente, più potente, più “invincibile”.

La seconda è pratica: il 13 agosto sarebbe stato scelto perché Sempio sapeva, o poteva sapere, che il 16 agosto la famiglia di Chiara sarebbe rientrata dalle ferie. In questa lettura, il tempo stava per scadere. Se l’obiettivo era incontrare Chiara da sola, o comunque approfittare dell’assenza dei familiari, il 13 agosto poteva essere una delle ultime occasioni utili.

Le due ipotesi non si escludono necessariamente. Una scelta può avere insieme una ragione pratica e una coloritura simbolica. Ma vanno tenute distinte. La ragione pratica si fonda sulla finestra temporale, sull’assenza dei familiari e sulle possibilità di accesso. [7][8][11]

Senza questi riscontri, la Luna Nera non può diventare il pilastro della ricostruzione. Però non va neppure liquidata come pura suggestione. Può restare come pista interpretativa subordinata: significativa se si dimostra che la data fu scelta non solo perché utile, ma anche perché simbolicamente rilevante per chi avrebbe agito.

E qui si torna al punto centrale. Il pilastro, nella lettura accusatoria, è la combinazione tra predazione sessuale, dominio, rifiuto, disumanizzazione e autorappresentazione satanista.

È questa combinazione che può spiegare la scelta dei motivi abietti.

E allora la domanda iniziale torna più forte: perché motivi abietti?

Nella lettura della Procura, non si tratta solo di un ragazzo respinto. Si tratta di un movente sessuale che entra in un sistema di pensiero più cupo: desiderio come appropriazione, rifiuto come umiliazione, morte come effetto collaterale, satanismo come identità, Chiara come ostacolo.

È una tesi dura e dovrà essere provata, connessa a fatti, date, attribuzioni e riscontri. Bisogna stare molto attenti a non giudicare la personalità, le letture, le fantasie o gli eccessi verbali. Il processo penale riguarda i fatti, non le estetiche ma riguarda la responsabilità, non le suggestioni.[9][10]

Quello che conta è che scritti, ricerche, condotte, intercettazioni, telefonate, rifiuti e dati digitali puntano tutti nella stessa direzione e per questo entrano nel ragionamento indiziario come insieme, secondo il criterio degli indizi gravi, precisi e concordanti.[7][8] E qui ci siamo.

Non basta dire che il satanismo “fa da cornice” perché non è così. Nella costruzione accusatoria il satanismo è qualcosa di molto più rilevante: un elemento interno alla struttura del movente: l’elemento che lo qualifica.

La Procura, non potendo ricostruire una setta o una documentazione completa del passato di Sempio, che lui ha fatto sparire, concentra il fuocus sul movente sessuale e quel movente sessuale viene interpretato in chiave satanista: come predazione, appropriazione, disumanizzazione, dominio, morte ridotta a conseguenza possibile, vittima trasformata in oggetto.

Chiara, in questa lettura, non è solo la ragazza che dice no, è la persona che resiste.

E’ la prova di un fallimento: lei non entra in quel mondo che percepisce come minaccia, che non riconosce il potere dell’altroe che proprio per questo, diventa intollerabile.

È l’ipotesi più inquietante. Non perché sia spettacolare. Ma perché tiene insieme cose molto concrete: desiderio, rifiuto, umiliazione, possesso, distruzione. E sopra, o dentro, una grammatica satanista che non resta fuori dal movente, ma lo definisce e lo struttura.

[1] Art. 61, n. 1, c.p.: costituisce circostanza aggravante comune l’avere agito per motivi abietti o futili.

[2] In giurisprudenza il “motivo abietto” è definito come un movente turpe, ignobile, spregevole o vile, capace di mostrare nell’agente una perversità tale da suscitare ripugnanza nella coscienza collettiva o nella persona di media moralità. V. Cass. pen., Sez. I, 6 maggio 2008, n. 32851.

[3] Cass. pen., Sez. I, 6 maggio 2008, n. 32851, caso “Bestie di Satana”. La Suprema Corte parla di ritualità e ritiene configurabile l’aggravante dei motivi abietti. Tuttavia, tra gli elementi fattuali propriamente rituali emersi nel giudizio, il riferimento propriamente detto è quello alla Luna Nera; per il resto, la vicenda si colloca dentro un contesto di gruppo chiuso e settario, caratterizzato da satanismo, droga, dominio, paura, controllo interno, eliminazioni di persone ritenute scomode e disprezzo della vita umana. Nella motivazione si legge ancora come «il sacrificio umano» — di questo si parla — «tanto più se rivolto non già ad ottenere il favore di potenze superiori a vantaggio della collettività, come in un remoto passato, ma a coltivare un rapporto privilegiato con una forza concepita dagli agenti come profondamente malvagia ed ostile all’umanità, è, fin dalle lontane origini della nostra civiltà, fermamente riprovato e considerato con orrore dalla comune coscienza». Da qui la descrizione dei crimini come dettati da motivo «turpe ed abietto», «spregevole o vile, che provoca repulsione ed è ingiustificabile per l’abnormità di fronte al sentimento umano».

[4] Il precedente delle Bestie di Satana non deve essere letto come modello di “delitto rituale puro”. La sua utilità, ai fini dell’art. 61 n. 1 c.p., sta nel riconoscere che una cornice satanista o settaria può far diventare abietto il movente quando si combina con dominio, violenza, eliminazione della vittima, disumanizzazione e disprezzo della vita.

[5] Il motivo futile si distingue dal motivo abietto perché non riguarda la turpitudine morale del movente, ma la manifesta sproporzione tra la causa scatenante e il reato commesso.

[6] La giurisprudenza di legittimità richiede una valutazione concreta del movente: gelosia, rifiuto sentimentale o frustrazione sessuale non sono automaticamente motivi futili o motivi abietti, ma possono diventarlo quando rivelano, rispettivamente, una sproporzione anormale o una volontà di possesso, sopraffazione e annientamento della vittima.

[7] Art. 192, comma 2, c.p.p.: l’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi se questi non sono gravi, precisi e concordanti.

[8] Cass. pen., Sez. Un., 12 luglio 2005, n. 33748, Mannino: la prova indiziaria richiede una valutazione analitica dei singoli indizi e una successiva valutazione globale della loro convergenza in un quadro unitario.

[9] Gli aspetti legati alla personalità, agli interessi culturali o alle abitudini dell’indagato contano come prova solo quando sono collegati direttamente al fatto, alla dinamica del reato o al movente; altrimenti il processo finirebbe per giudicare la morale della persona.

[10] Art. 220, comma 2, c.p.p.: salvo i casi previsti dalla legge, non sono ammesse perizie dirette a stabilire il carattere, la personalità, l’abitualità o professionalità nel reato, la tendenza a delinquere o qualità psichiche indipendenti da cause patologiche. Il divieto riguarda il giudizio tecnico sulla personalità in quanto tale; non impedisce, invece, che scritti, condotte, ricerche, intercettazioni o materiali riferibili all’indagato siano valutati come elementi indiziari quando risultino concretamente collegati al fatto, alla dinamica, al movente o alle aggravanti contestate.

[11] La semplice presenza di file digitali, ricerche online o libri non dimostra di per sé il movente; occorre verificare chi li ha creati, quando, se l’indagato li ha realmente consultati, con quale frequenza, come li ha organizzati, conservati, se li ha modificati e quale legame hanno con la condotta contestata.

[12] Condotte di occultamento, eliminazione o distruzione di materiali potenzialmente rilevanti possono assumere valore indiziario solo se valutate nel contesto complessivo e sorrette da riscontri circa l’esistenza del materiale, la sua riconducibilità all’indagato, la volontarietà dell’eliminazione e il possibile collegamento con l’indagine. Nel caso in esame, rileva anche il tema del vuoto documentale relativo al periodo precedente al 2018 e l’impossibilità, allo stato, di ricostruire integralmente il contenuto del materiale non più disponibile.

[13] Le frasi intercettate devono essere interpretate nel loro vero contesto comunicativo e fattuale, tenendo conto della qualità dell’audio, della trascrizione, dei precedenti linguistici, del tono, della situazione concreta e di eventuali riscontri esterni.

[14] Il movente non è un elemento necessario per configurare l’omicidio, ma può influire nella valutazione degli indizi, nell’identificazione dell’autore e nella determinazione delle aggravanti.

[15] L’aggravante per motivi abietti riguarda la causa psichica dell’azione; l’aggravante per crudeltà riguarda invece il modo in cui l’azione è stata compiuta. I due aspetti possono coesistere, ma non coincidono. Vedi art. 61, n. 1, c.p. e art. 61, n. 4, c.p.

[16] Il riferimento a Columbine e a Manson ha valore contestuale e interpretativo. La presenza, tra i materiali di Chiara, di articoli sulla violenza giovanile, su Columbine e su Marilyn Manson non dimostra, da sola, un collegamento diretto con Sempio. Può però assumere rilievo se confrontata con il post attribuito a Sempio su Italianseduction.it, nel quale egli avrebbe dichiarato di riconoscersi nel più giovane degli autori della strage di Columbine.


Iscriviti a "Grimaldipress" per ricevere aggiornamenti direttamente nella tua casella di posta
Luigi Grimaldi

Iscriviti a Luigi Grimaldi per reagire

Iscriviti

Commenti

Un iscritto

Un ragazzo da solo e di quell'età all'epoca, non può avere commesso il fatto. La procura lo sa. Secondo voi perché ci sta impiegando così tanto tempo per chiudere?

13m
Un iscritto

Essendo un delitto maturato tra le mura domestiche, valutando altresì il ritrovamento nel canale di un sacco con abiti cosiddetti "dei pittori" con all'interno pantalone pinocchietto taglia 36,
nonché testimonianze incongruenti da parte di parenti prossimi vicini, molto vicini a Chiara Poggi,
non sembra azzardato pensare che la devianza e la promiscuità con certe tendenze possa attribuirsi al solo indagato.
Per sensazione, la segretezza delle indagini potrebbe far emergere una verità molto più tragica e terribile rispetto a quanto apparentemente si possa presagire.
Mi auguro di sbagliare.

20m
Un iscritto

Concordo pienamente.

17m
Un iscritto

Inutile dire che ti seguo da tempo e che grazie a te Luigi ho potuto capire attraverso le tue ricerche documentali e studi approfonditi su questo tema che tutto torna e che tutti i pezzi si incastrano perfettamente, portando inevitabilmente a questa tesi, che oggi non penso sia solo tale, ma che è una oggettività e reale prova alla quale, come solo tu ci sai spiegare, mancano quegli anni bruciati, quegli anelli che legherebbero tutto. In uno dei video usciti lo stesso Sempio dice di non “parlare mai , qualsiasi cosa succeda, muti fino alla morte”.
Io condivido la tua analisi e voglio condividere un mio personale pensiero su uno degli audo più noti, quello sulla morte auto indotta di Michele Bertani: Sempio sapeva perfettamente di essere intercettato, sapeva come “disturbare gli audio” e sapeva anche quando il messaggio doveva arrivare: bene in quel ripetere ininterrottamente “Michele si è ucciso, Michele si è ucciso, perché lo hai fatto, Michele si é ucciso, abbiamo condiviso tanto, perché lo hai fatto ( …. ) “ riporto a memoria ma va riascoltato, ebbene arrivo al punto: io pendo anzi sono convinta che questo soliloquio fosse indirizzato agli inquirenti e che quel continuo ripetersi “ Michele si é ammazzato” sia per convincere proprio chi lo sta ascoltando e depistarlo da qualcosa che invece a mio avviso potrebbe invece essere successo, perché sono sicura che Michele Bertani facesse parte in qualche modo di quel fenomeno settario e che la sua morte sia stata indotta da altri se non eseguita ( vittima collaterale perché Michele stava cercando di uscire da qualcosa? Lo dice il padre stesso di Michele che si confessò poco prima della morte): Sempio porta l’ascoltatore a credere che Michele si é ucciso ma sta solo depistando e distoglie l’attenzione intenzionalmente.
Quel soliloquio era a favore di ascoltatori per allontanare l’idea di omicidio e veicolare tutti verso la sua narrazione, d’altronde é scritto nella valutazione del Racis : INNATA CAPACITÀ DI MENTIRE.
Grazie Luigi per questo contenuto. Abbraccio ❤️

1h
Un iscritto

Condivisibile soprattutto la citata valutazione del RaCIS: ha avuto una buona insegnante nella figura materna.

35m
Un iscritto

❤️

50m
Un iscritto

La somiglianza con le bestie di satana è evidente, data anche la vicinanza geografica dei due luoghi. Gente di quel genere andrebbe portata ed abbandonata nuda sugli Himalaya dove vivono i leopardi delle nevi ...... e poi parliamo di istinto predatorio 🐆

1h
Un iscritto

È tutto fluido, non fa una una piega! Straordinario Grimaldi

2h
Un iscritto

Leggendo, informandosi emerge una quadro indiziario potente ma i tribunali devono emettere sentenze basandosi su fatti e non su deduzioni affascinanti. Quindi a meno di una confessione o di qualche nuova scoperta temo che non sia possibile provare, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza di Sempio. Non essendo un tecnico ma un semplice lettore può essere che mi manchino dei pezzi importanti. Di sicuro la pista satanista rileva molto più di quando discusso finora pubblicamente, così come il fatto che quella mattina forse non c’era solo una persona assieme a Chiara Poggi.

2h
Un iscritto

Tutto ciò è stato ricostruito su materiale attribuito a Andrea Sempio a fare data da circa il 2014, tra scritti, soliloqui, video, immagini, etc. Ma chi può dire ed è un grado di dimostrare quale era la personalità e ciò che passava nella mente di Andrea Sempio nel 2006/2007? Un ragazzo di 17/19 anni. Dire che era in quel periodo tale e quale al 2015 e seguire, forse è un azzardo? Immaginiamolo già satanista nell'agosto del 2007. Un satanista solitario, senza mentori e complici? Da chi apprendeva? Solamente dai libri, da solo? Dubito fortemente, credo che tra non molto la procura rivelerà altre sorprese.

2h
Un iscritto

Non so cosa pagherei perché venisse ritrovato il fantomatico secondo cellulare di Chiara. Sono certa che ci sorprenderebbe riguardo ad un certo piccione. Il rammarico sull’assenza di prove riguardo ad una setta collegata a Sempio è soprattutto strettamente connesso alla frustrazione per non poter vedere pagare duramente tutte le persone coinvolte… Sommo Luigi, a mio parere i fatti ti hanno sempre dato ragione…

2h
Iscriviti a Grimaldipress per ricevere aggiornamenti direttamente nella tua casella di posta