Garlasco: le analisi sull’impronta 33 Quante inutili speculazioni
I verbali del RIS del 2007 e le dichiarazioni rese nel 2025 dal Ten. Col. Alberto Marino - di Luigi Grimaldi
I verbali del RIS del 2007 e le dichiarazioni rese nel 2025 dal Ten. Col. Alberto Marino evidenziano alcuni punti rilevanti sulle analisi effettuate sulla cosiddetta “impronta 33” (traccia palmare sul muro delle scale).
La 33 è una traccia importante che può connettere diverse altre prove scientifiche, che univocamente secondo i PM conducono ad Andrea Sempio, in modo determinante.
Secondo il verbale delle operazioni del Ris di Parma, fu predisposta una provetta falcon da 50 ml contenente frammenti di intonaco relativi alla parete destra delle scale, sui quali era presente un’impronta di materiale verosimilmente ematico. La provetta era identificata come “manata muro lato dx – 33 dattilo”.
Una frazione di tale materiale fu sottoposta a Combur test (esito dubbio) e successivamente a test OBTI (esito negativo). Si concordò con il CT del PM, Cap. Alberto Marino, di conservare quota parte dell’eluito per eventuali controanalisi.
Gli accaniti detrattori delle nuove indagini di Pavia sostengono che seppure si riconoscesse l’appartenenza della impronta 33 ad Andrea Sempio non sarenne possibile dimostrare che tale impronta, benché vicina al corpo di Chiara Poggi, sia coeva al delitto essendo dimostrata senza dubbio l’assenza di tracce di sangue. Per sostenerlo si appoggiano a un passaggio della relazione finale sulle nuove indagini dei Carabinieri di Via Moscova.
Nella sintesi dei Carabinieri di Moscova si legge che “In prima analisi venne eseguito su quella traccia il COMBUR TEST che fornì esito dubbio. A seguito di tale risultanza venne eseguito un OBTI TEST che restituì esito negativo”.
Precisazione: Si tratta di una sintesi che corrisponde alla cronologia descritta nei verbali operativi del 2007 e non dice affatto che l’analisi fu fatta in situ, sulla scena del crimine, così come non lo dicono i verbali del RIS.
I Carabinieri nella relazione finale poi scrivono ancora: “A fronte di tali risultanze venne poi eseguita una campionatura della superficie della parete attraverso un “grattato” del così detto “intonaco” che, a seguito di analisi di laboratorio diede come risultati “INI” indicando, quindi, che l’esito dell’accertamento era inibito”.
Obiezione: «Ma allora l’INI cosa significa? Allora hanno fatto l’analisi Obti prima in situ e poi sul grattato, in un secondo tempo?».
Risposta: No “INI” (inibizione) non ha nulla a che fare con la ricerca di sangue e si riferisce all’esito della quantificazione del DNA (tabella RIS: quantificazione umano e maschile = Ini; Amplificazione PCR = N.e. – non effettuata).
Non riguarda i test ematici Combur o OBTI, ma l’analisi genetica successiva sul materiale grattato, lo stesso su cui erano state fatte le analisi Combur e OBTI, esattamente come spiegato nel verbale del 2007. Semplicemente nella prima parte della esposizione non si cita l’analisi del grattato.
I documenti indicano che i test furono eseguiti sull’eluito ricavato dai frammenti di intonaco grattato. Il “grattato” fu effettuato solo sulla traccia 33, mentre i tamponi riguardavano le parti basse della scala.
La contraddizione è stata evidentemente notata dato che i Pubblici ministeri nella stessa audizione chiedono
“D: Ha indotto il prelievo del "grattato" anche l'esito del Combur test che ha preceduto il procedimento di grattatura" ?
Ma su questo punto l’ufficiale non ricorda se l’esame del Combur sia stato fatto prima o dopo la grattatura dell’intonaco:
“R: Non miricordo se l' esito dubbio del Combur test ci ha ulteriormente indotti a effettuare il grattato”.
E infatti i PM chiedono conto proprio del verbale del 6 dicembre 2007:
“D: Dove si trova il "grattato"; ii PM dà lettura del verbale del 6 dicembre 2007 di restituzione dei reperti ?
R: Ho analizzato tutto il "grattato" che stava nella provetta e quindi è andato interamente distrutto, essendo stato totalmente immerso nel tampone di lisi”.
E’ quindi chiarissimo che la prova Combur e Obti sono state effettuate sul grattato e non sul muro non solo sulla base dei documenti, ma anche dalla testimonianza dell’ufficiale che li ha firmati.
La foto della traccia 33, nella relazione del Ris del 2007, dopo trattamento con ninidrina, evidenzia chiaramente l’area sottoposta a prelievo (cerchiata in rosso - vedi foto sopra), confermando che la porzione di intonaco fu asportata con bisturi sterile per le analisi di laboratorio.
Le dichiarazioni del 2025
Nel 2025 il Ten. Col. Alberto Marino ha dichiarato che il grattato fu effettuato solo sulla traccia 33 e che tutto il materiale presente nella provetta fu analizzato e distrutto (immerso nel tampone di lisi).
A questo punto per capire meglio serve rileggere di seguito questo stralcio della deposizione dell’ufficiale del Ris di Parma Ten. Col. ALBERTO MARINO:
(S.I.T. rese il 09.06.2025)
D: Quali accertamenti biologici sono stati fatti sui muri delle scale ove è stata rinvenuta la vittima?
R: In un primo momento sono stati effettuati solo prelievi tramite tampone sulle parti basse della scala ai fini della BPA. AI PM che mi chiede se la traccia 97 sia stata analizzata, rispondo che non mi ricordo, mi sembra di sì. Preciso che quando riferisco " prelievo e analisi" intendo "prelevata" con tampone; il "grattato" è stato effettuato solo per la "traccia" n. 33.
D: Chi ha deciso di effettuare il "grattato" sulla 33 ?
R: Non ho un preciso ricordo, posso solo rifarmi alla mia esperienza e a valutazioni logiche. Il genetista, cioè io, si è confrontato con il dattiloscopista e ha valutato che, senza intaccare l' impronta, essendoci una particolare estensione della reazione della ninidrina e trovandosi la traccia in prossimità del corpo della vittima in una posizione di appoggio, la traccia era di particolare interesse e valeva la pena tentare un accertamento che normalmente non si effettua.
D: Ha indotto il prelievo del "grattato" anche l'esito del Combur test che ha preceduto il procedimento di "grattatura" ?
R: Non mi ricordo se l' esito dubbio del Combur test ci ha ulteriormente indotti a effettuare il grattato.
D: Dove si trova il "grattato"? ii PM dà lettura del verbale del 6 dicembre 2007 di restituzione dei reperti
R: Ho analizzato tutto il "grattato" che stava nella provetta e quindi è andato interamente distrutto, essendo stato totalmente immerso nel tampone di lisi.
D: Agliatti dei RIS si potrebbero trovare prove della conservazione dei test Combur e Hexagon ?
R: No, dopo essere stati effettuati, vengono smaltiti.”
Precisazione: Nei protocolli di gestione dei reperti biologici del RIS vige l’attenzione alla conservazione della catena di custodia e, quando possibile, di aliquote per verifiche indipendenti (soprattutto quando concordato, come nel verbale del 2007 con il CT del PM). La distruzione completa del materiale grattato e dell’eluito residuo impedisce di fatto controanalisi successive, elemento che solleva legittime questioni sulla completezza della documentazione e sulla possibilità di verifiche indipendenti.
Queste circostanze non dimostrano necessariamente irregolarità intenzionali, ma pongono interrogativi concreti sulla gestione del reperto e sulla trasparenza delle procedure adottate. In un’indagine di omicidio, la possibilità di verifica indipendente dei reperti rappresenta un principio fondamentale di garanzia. Il caso Garlasco continua a presentare aspetti tecnici che meritano approfondimento documentale e non solo mediatico.
Riassumendo le varie posizioni
Posizione della difesa di Alberto Stasi
I consulenti della difesa di Stasi (tra cui Oscar Ghizzoni, Ugo Ricci e Pasquale Linarello) sostengono che l’impronta 33 sia di Sempio e costituisca un contatto palmare intenso, impresso con pressione e peso del corpo. Secondo loro, attraverso la plurima ripetizione del procedimento usato dal Ris per escludere la presenza di sangue, emergerebbe che la commistione dell’eluito con l’intonaco avrebbe generato un falso negativo e quindi la traccia sarebbe intrisa di sudore misto a materiale ematico (sangue della vittima), elemento che i test del 2007 (Obti negativo) non avrebbero rilevato adeguatamente proprio a causa della metodologia usata dai RIS.
Posizione della difesa di Andrea Sempio
I consulenti della difesa di Sempio (tra cui Armando Palmegiani per la Bloodstain Pattern Analysis e Luigi Bisogno per la dattiloscopia) ribaltano completamente questa interpretazione:
L’impronta 33 è inutilizzabile per identificazioni certe: frammentaria, di scarsa qualità, priva di creste sufficienti e senza documentazione fotografica adeguata per verificare le minuzie. Non raggiungerebbe i requisiti minimi (classicamente 16-17 punti per la Cassazione) e non consente un’attribuzione affidabile.
Nel 2007 era già stata considerata non utile dai RIS (test Obti negativo per sangue umano). L’impronta 33 non sarebbe compatibile con la postura ipotizzata per un contatto durante la discesa o risalita delle scale.
In sintesi, le due difese usano l’impronta 33 in modo opposto: Stasi la valorizza come prova di coinvolgimento di Sempio (con sangue), Sempio la squalifica come elemento inutilizzabile e incoerente con la scena del crimine.
La Procura di Pavia continua a ritenerla valida e compatibile con la presenza di Sempio. Le perizie restano al centro dello scontro tecnico-giudiziario.
- Fonti principali: verbali RIS 6 dicembre 2007, tabelle analisi DNA RIS, SIT Ten. Col. Alberto Marino del 9 giugno 2025, documentazione fotografica RIS.
Commenti
È un insieme di inettitudine e depistamento l'opera dei RIS dell'epoca. Grazie delle precise informazioni
Questa è un’analisi seria e imparziale dell’indizio “impronta 33”, che tende a informare il pubblico. Quando la tirano fuori in qualsiasi programma televisivo su Garlasco serve solamente a sollevare un gran polverone mediatico nel quale spesso le persone tendono ad orientarsi per simpatie e antipatie, creando così le ormai stra citate fazioni che vorrebbero che le cose andassero secondo il loro giudizio, o quello che viene loro inculcato spesso in malafede. Al netto di questo, credo che raccogliendo elementi nella maniera più oggettiva possibile e facendo fede a questi ( come sempre Luigi fa) sia abbastanza evidente dove questi stessi portino, se si lascia depositare il polverone. Credo che la Procura e gli inquirenti attuali stiano seguendo questo stesso metodo, al contrario di quanto è successo nelle indagini precedenti, per tanti motivi, e spero che non siano cavilli giuridici e tecnicismi a portare tutto il gran lavoro fatto finora a un non luogo a procedere perché sarebbe un’aberrazione. Ne abbiamo viste troppe…. in questo caso anzi anche di più, ci sono “contenuti extra” assolutamente inaspettati e sconcertanti ma che pesano e non possono più essere liquidati come “irrilevanti “, “inutilizzabili “, “incomprensibili “… si ha bisogno di verità e dignità!
Sempre acuto e attento. Grazie