Il “giallo nel giallo” della consulenza Linarello. Le bugie di Lovati
Quando la difesa di un indagato per omicidio si fa beffe del segreto investigativo, della verità,della giustizia e del pubblico - di Luigi Grimaldi
Massimo Lovati torna a parlare. E, come da copione consolidato, indica in Giangavino Sulas – giornalista scomparso da anni – la fonte che gli avrebbe consegnato la consulenza Linarello, documento coperto da segreto investigativo. Peccato che i fatti, nudi e crudi, raccontino una storia diversa e assai più inquietante.
9 dicembre 2016: il genetista Pasquale Linarello consegna la sua relazione alla difesa di Alberto Stasi. Il documento indica una compatibilità tra il DNA maschile trovato sotto le unghie di Chiara Poggi e il ramo paterno della famiglia Sempio. Pochi giorni dopo viene depositato in Procura Generale di Milano con esposto.
13 gennaio 2017: gli avvocati di Andrea Sempio (allora Lovati, Grassi e Soldani) inviano via mail la consulenza Linarello completa al generale Luciano Garofano, già nominato loro consulente tecnico di parte dal 30 dicembre.
“13 Gennaio 2017 19:47 Da Federico Soldani a Luciano Garofano
Riservata Personale
"Come da intese oggi intercorse inviamo in allegato alla presente copia consulenze tecniche di parte 01.12.2016 del Dott. Matteo Fabbri e 09.12.2016 a firma del DOtt. Pasquale Linarello"
Garofano la riceve e inizia a lavorarci. Quella stessa sera è in studio a Quarto Grado a commentare il caso come “esperto neutrale”, senza rivelare né il suo incarico né il possesso del documento secretato.
Solo due settimane dopo, il 26-27 gennaio, arriva la comoda narrazione dell’investigatore privato e del giornalista Sulas che, gli stessi legali di Sempio in una mail inviata a Garofano, sospettano possa essere frutto di un una falsificazione
Una versione, quella di Sulas fornitore a Lovati del documento riservato, che, come ha dimostrato con lucidità spietata Umberto Brindani (ex direttore di Oggi e amico dello stesso Sulas), presenta crepe insanabili: se Sulas avesse davvero avuto in mano l’intero pacchetto (consulenza + esposto Stasi + rapporti investigativi SKP), non avrebbe intervistato il millantatore Ezio Denti invece del vero investigatore Luca Tartaglia, i cui riferimenti (come rilevano gli stessi legali) erano chiaramente indicati nelle carte trafugate.
A rendere ancora più torbida la vicenda ci pensa il colonnello Maurizio Pappalardo, all’epoca luogotenente e comandante del Nucleo informativo dei Carabinieri di Pavia. Il 24 dicembre 2016 – vigilia di Natale, appena un giorno dopo l’iscrizione di Andrea Sempio nel registro degli indagati – Pappalardo, in permesso per legge 104 e senza alcun motivo di servizio, entra nell’ufficio del procuratore aggiunto Mario Venditti e scatta con il proprio cellulare tre fotografie agli atti riservati dell’inchiesta, tra cui elementi legati proprio alla consulenza Linarello. Le immagini verranno trovate anni dopo sul suo telefono durante le perquisizioni dell’inchiesta “Clean 2”, che ha portato alla sua condanna a 5 anni e 8 mesi per corruzione e stalking.
Due scatti sono stati realizzati tra le 10:27 e le 10:28 del 24 dicembre 2016 e riprendono direttamente lo schermo di un computer nell'ufficio del magistrato, su cui erano visualizzati documenti coperti da segreto investigativo.
Il terzo scatto (o i dettagli correlati) inquadra fogli cartacei contenenti tabulati telefonici e dati sensibili legati alla consulenza tecnica affidata a Linarello, ricenuta appena due giorni prima dal PM.
Un gesto abusivo, documentato e inquietante, che getta un’ombra pesante sui canali attraverso i quali un documento coperto dal segreto investigativo ha potuto volare così rapidamente verso la difesa dell’indagato per omicidio.
La storia della “fonte giornalistica” arriva dopo il possesso del documento.
Insomma questa storia embra una montatura costruita a posteriori per giustificare ciò che non si poteva giustificare: l’accesso illecito a un atto riservato da parte della difesa di un indagato per omicidio.
I carabinieri lo hanno accertato «senza ombra di dubbio»: gli ex legali di Sempio entrarono in possesso della versione custodita presso la Procura Generale di Milano. Garofano stesso, nel 2025, quando viene nuovamente nominato consulente, si mostra preoccupato e chiede conferma scritta della liceità del possesso.
Conferma che, a quanto risulta, non arriva.
Lovati oggi finge di non capire – o forse capisce fin troppo bene – che la gravità del fatto non sta solo nella violazione formale del segreto. Sta nel fine. Quel documento non è finito casualmente in mano a terzi: è stato usato per costruire una linea difensiva mirata a depotenziare una traccia genetica potenzialmente decisiva a carico del proprio assistito, prima ancora che la Procura potesse gestirla correttamente.
Un meccanismo che ha funzionato: Sempio venne archiviato. La consulenza Garofano (pagata 6.343 euro dalla famiglia) non fu mai depositata formalmente. Tutto archiviato, tutto silenzioso. Fino al 2025-2026, quando le nuove indagini hanno riaperto il vaso di Pandora, confermando sostanzialmente le conclusioni Linarello (e quelle dell’incidente probatorio Albani) e portando di nuovo Sempio sotto accusa come unico indagato.
Oggi il filone corruzione a Brescia e l’omicidio a Pavia procedono paralleli. E la “talpa” che fece volare quel documento dalla Procura Generale alla difesa dell’indagato resta uno dei nodi centrali da sciogliere.
Difendere un assistito è un dovere. Ricevere e utilizzare atti secretati prima che diventino disponibili alle parti, inventando poi una catena di fornitura comoda ma smentita dai fatti, è altro. È un cortocircuito grave nel sistema, che rischia di avvantaggiare non la verità, ma chi ha interesse a nasconderla.
Conclusione
Il “giallo del trafugamento” non è un dettaglio di cronaca giudiziaria. È la cartina di tornasole di un metodo che è evidentemente il “Sistema Pavia”. E chi continua a difenderlo con versioni che non reggono alla logica elementare fa un pessimo servizio non solo alla memoria di Chiara Poggi, ma sopratutto alla credibilità propria di fronte al pubblico e alla giustizia.
Bonus:
Time line essenziale
«13 Dicembre 2016: la difesa Stasi deposita l’esposto con Linarello e il rapporto SKP»
«18 Dicembre 2016: la difesa Stasi rende noto di aver depositato l’esposto con atti Linarello e SKP»
«23 Dicembre 2016: Andrea Sempio viene iscritto nel registro degli indagati»
«24 dicembre 2016 Pappalardo entra nell’ufficio del procuratore aggiunto Mario Venditti e scatta con il proprio cellulare tre fotografie agli atti riservati dell’inchiesta»
«30 dicembre 2016: Garofano nominato consulente di Sempio»
«11 e 13 gennaio 2017: mail dagli avvocati Lovati/Grassi/Soldani → inviano la consulenza Linarello a Garofano».
«13 gennaio sera: puntata Quarto Grado. Garofano in studio come “esperto” e ex comandante Ris di Parma delegato alle indagini del 2007, dice che il DNA identificato da LInarello è inutilizzabile e che il prelievo clandestino è reato. Nessuno rivela che è già consulente di Sempio».
«26 gennaio 2017: articolo di Gavino Sulas su Oggi. Intervista un vero investigatore che dichiara di aver indgato su Sempio e di aver prelevato reperticon il suo DNA ».
«27 gennaio 2017: Lovati e colleghi scrinono a Garofano di sospettare che la “fonte” di Gavino Sulas non fosse genuina e credibile».
Commenti
Forza Luigi, sei un Faro nel buio
Grazie per la ricostruzione, della presenza a Quarto Grado di Garofano non ricordavo, è una vergogna. Io sono convinta al 100% che la paginetta finale con le conclusioni della perizia di Garofano sia arrivata informalmente sulla scrivania di Venditti, togliendo ovviamente la parte dove si vede che l'aplotipo di Sempio corrisponde perfettamente. E' stato pagato per dare la garanzia di un esperto a Venditti che doveva archiviare. Ha funzionato.
Più chiaro di così!
Grazie x l'articolo esaustivo che fa comprendere come il sistema Pavia nn ha dato giustizia alla povera Chiara ed ha permesso l'incarcerazione di un innocente.Spaventosa la corruzione che ha permesso tutto questo.
Grazie Grimaldi,al servizio sempre della verità.🫶
Come sempre chiara ricostruzione dell'avvenuto. L'avvocato Lovati racconta favole e sogni da sempre pensando che il pubblico sia ignorante e creda. Qualcuno gli da ancora credito e osa dire che Sempio ha sbagliato a revocarlo. Io credo proprio di no. Per non parlare del generale Garofano che puntualmente raggira tutti noi e gli ostacoli raccontando solo la parte che fa comodo. Un uomo di esperienza come lui avrebbe dovuto chiedersi se quello che aveva in mano era lecito che lo avesse. Io credo che mai come in questo caso si è visto tanta schifezza, e non è ancora finita.
Grazie mille, ottimo articolo spiegato bene insieme alle tempistiche, di nuovo molte grazie.
Ancora una volta questi soggetti fanno rimanere a bocca aperta (almeno me) per il livello di intrallazzo con cui da sempre conducono le loro esistenze. E per come poi cerchino pubblicamente in tutti i modi di negare l’evidenza facendo sempre passare dalla parte del torto chi cerca di smascherarli e far venire alla luce la verità. Tra l’altro in questo caso chiamando in causa chi non può più parlare. Nonostante ormai sia uscito di tutto su questo caso, che forse è veramente più che altro un paradigma, credo che si vedranno ancora parecchie cose disturbanti…
Investigatore ha il DNA? Ho capito bene? Mi era sfuggita sta notizia?
Chiara ed esaustiva ricostruzione dei fatti, finalmente!