Garlasco, Pavia e il dovere civile di non voltarsi dall’altra parte
di Luigi Grimaldi
C’è una parola che oggi sembra quasi fuori moda, eppure è una delle poche che possono ancora salvarci: coscienza.
Coscienza civile. Coscienza democratica. Coscienza di cittadini che non pretendono di sostituirsi ai magistrati, che non celebrano processi sui social, che non invocano colpevoli per bisogno di spettacolo, ma che sentono il dovere di difendere una cosa semplice e fondamentale: il diritto della giustizia a cercare la verità senza essere delegittimata, intimidita, ridicolizzata o trascinata nel fango.
È per questo che continuo a occuparmi del caso Garlasco, del lavoro della Procura di Pavia, delle ombre che vengono indicate con l’espressione “Sistema Pavia”, delle domande rimaste aperte e delle nuove piste investigative. Non per morbosa attenzione verso un delitto. Non per gusto del clamore. Non per inseguire l’ennesimo capitolo di una tragedia trasformata troppo spesso in consumo mediatico.
Ma perché una società democratica si misura anche da questo: dalla capacità di non abituarsi alle zone d’ombra.
Non servono paragoni impropri. Serve memoria civile
Ogni volta che si evocano Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Salvatore Borsellino, bisogna farlo con pudore, con misura, con rispetto. Le loro storie appartengono a una stagione tragica e altissima della nostra Repubblica, segnata dal sangue, dalla mafia, dalle bombe, dal sacrificio di servitori dello Stato e di uomini liberi.
Nessuno può e deve forzare paragoni impropri.
E tuttavia esiste un filo morale che attraversa le epoche e che riguarda ciascuno di noi. È il filo della responsabilità civile. È la domanda che torna, sempre uguale, davanti a ogni tentativo di screditare chi cerca la verità: da che parte stiamo?
Non “da che parte stiamo” rispetto a un imputato, a un indagato, a una tesi investigativa, a una sentenza ancora da scrivere o a una verità giudiziaria ancora da accertare. Questo compete alle aule di giustizia, non alle tifoserie.
La domanda è un’altra: stiamo dalla parte di chi pretende trasparenza, rigore e coraggio, oppure dalla parte del discredito preventivo, del sospetto avvelenato, della delegittimazione sistematica?
Il “puzzo” del compromesso morale
Paolo Borsellino parlava della necessità di una rivoluzione culturale. Non una rivoluzione gridata, non una rivoluzione di slogan, ma una rivoluzione intima e collettiva: la capacità di sentire “la bellezza del fresco profumo di libertà” contrapposta al “puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Sono parole che non appartengono al passato. Sono parole che interrogano il presente.
Perché quel “puzzo” non si manifesta solo nelle grandi collusioni. A volte entra nel linguaggio quotidiano, nella stanchezza, nel cinismo, nella frase “tanto è tutto inutile”, nell’idea che chi indaga debba essere immediatamente sospettato, isolato, accusato di secondi fini. Entra nella tentazione di confondere la critica legittima con la demolizione sistematica delle istituzioni. Entra nella comoda indifferenza di chi preferisce non sapere.
E invece sapere conta. Capire conta. Leggere gli atti, seguire i fatti, distinguere le opinioni dalle prove, pretendere risposte senza trasformarsi in giustizieri: tutto questo è cittadinanza.
Difendere il lavoro della Procura non significa emettere sentenze
Sostenere moralmente i magistrati pavesi non significa concedere deleghe in bianco. Non significa rinunciare al controllo democratico. Non significa affermare che ogni ipotesi investigativa sia automaticamente verità.
Significa una cosa molto diversa: riconoscere che il lavoro di chi indaga, quando viene svolto nelle forme della legge, merita rispetto, protezione morale e attenzione pubblica.
In uno Stato di diritto, il magistrato deve poter lavorare senza essere trasformato in bersaglio ogni volta che tocca interessi, equilibri, narrazioni consolidate o comode versioni dei fatti. Deve poter cercare senza essere accusato di accanimento. Deve poter riaprire piste senza essere liquidato come disturbatore. Deve poter fare domande senza che la domanda stessa venga trattata come una colpa.
La giustizia non è infallibile. Proprio per questo ha bisogno di regole, contraddittorio, garanzie, prove, controllo. Ma una cosa è vigilare, un’altra è avvelenare il pozzo.
E oggi, attorno a Pavia e a Garlasco, quel pozzo rischia di essere avvelenato da una narrazione pericolosa: quella che tenta di delegittimare prima ancora di ascoltare, di screditare prima ancora di capire, di trasformare ogni approfondimento in sospetto e ogni sospetto in arma contro chi indaga.
Falcone e l’appoggio morale della gente
Giovanni Falcone disse, in un momento di raro entusiasmo, una frase che dovrebbe essere riletta oggi con attenzione: “La gente fa il tifo per noi”.
Non era vanità. Non era ricerca di consenso personale. Era la consapevolezza che il lavoro di un giudice, quando tocca nervi scoperti e poteri opachi, non vive soltanto nei codici. Vive anche nel clima morale del Paese.
Falcone capiva che l’appoggio della popolazione non serviva a sostituire le prove, ma a impedire l’isolamento. Serviva a far sentire che lo Stato non era lasciato solo nei suoi uomini migliori. Serviva a svegliare le coscienze.
Ecco il punto: il sostegno morale non è pressione indebita. È presidio civile.
Nessuno chiede alla piazza di decidere chi abbia ragione. Nessuno chiede ai cittadini di trasformarsi in pubblici ministeri. Ma è legittimo, anzi necessario, chiedere alla società civile di non lasciare soli coloro che stanno tentando di fare luce.
Perché l’isolamento è sempre stato il terreno più fertile per ogni forma di delegittimazione.
Garlasco non è solo un caso giudiziario: è una prova di maturità civile
Il delitto di Garlasco è innanzitutto la tragedia di una giovane donna uccisa e di una famiglia segnata per sempre. Questa verità umana deve venire prima di tutto. Prima dei talk show, prima delle fazioni, prima degli algoritmi, prima della curiosità morbosa.
Ma proprio per rispetto di quella vita spezzata, non possiamo accettare che la ricerca della verità venga ridotta a fastidio, a spettacolo o a battaglia di schieramenti.
Se ci sono elementi da approfondire, si approfondiscano.
Se ci sono responsabilità da verificare, si verifichino.
Se ci sono errori, omissioni, zone d’ombra o reti di potere da indagare, si indaghi.
Se invece le ipotesi non troveranno riscontro, saranno gli atti e i giudici a dirlo.
Ma ciò che non possiamo permetterci è che la domanda di verità venga soffocata dal rumore organizzato della delegittimazione.
Resistenza civile significa non farsi intimidire dal fango
Salvatore Borsellino, nella sua battaglia ostinata per la verità su via D’Amelio, ha usato una parola che pesa come una consegna: resistenza.
Resistenza, resistenza, resistenza.
Non come slogan vuoto, ma come postura morale. Resistere al disgusto. Resistere alla stanchezza. Resistere alla tentazione di arrendersi. Resistere quando il “puzzo del compromesso morale” sembra sommergere tutto. Resistere quando chi chiede chiarezza viene accusato di disturbare. Resistere quando chi cerca la verità viene lasciato solo.
Oggi questa parola va ripresa con responsabilità. Non contro qualcuno. Non per alimentare odio. Non per costruire nuove inquisizioni mediatiche.
Ma per affermare un principio: la verità non è proprietà di chi urla di più, né di chi ha più potere, né di chi controlla il racconto pubblico. La verità va cercata, con metodo, con coraggio, con libertà.
La chiamata all’azione
E allora la chiamata all’azione è semplice.
Non voltatevi dall’altra parte.
Informatevi. Leggete. Ascoltate. Distinguete i fatti dalle suggestioni. Pretendete rigore da tutti: da chi indaga, da chi racconta, da chi commenta. Rifiutate il linciaggio mediatico, ma rifiutate anche la delegittimazione preventiva della magistratura. Non trasformate il garantismo in alibi per impedire le domande. Non trasformate la prudenza in indifferenza.
Difendere la giustizia non significa applaudire sempre. Significa pretendere che possa lavorare.
Sostenere moralmente la Procura di Pavia non significa indicare colpevoli. Significa dire che nessun magistrato deve essere lasciato solo quando prova a fare luce su vicende difficili, dolorose, controverse.
È questo il senso più profondo della lezione di Falcone e dei fratelli Borsellino: la giustizia non è una faccenda privata dei tribunali. È un bene comune. E come tutti i beni comuni, se non viene difesa dai cittadini, si indebolisce.
Non sappiamo dove porteranno le indagini. Non spetta a noi anticiparlo. Ma sappiamo una cosa: una democrazia sana non ha paura delle domande.
Ha paura, semmai, del silenzio.
Ha paura dell’indifferenza.
Ha paura del compromesso morale.
Ha paura di quel fango che serve non a cercare la verità, ma a seppellirla.
Per questo oggi la risposta civile non può che essere una: attenzione, coscienza, sostegno morale, resistenza.
Resistenza alla delegittimazione.
Resistenza all’indifferenza.
Resistenza al puzzo del compromesso.
Per tornare, un giorno, a sentire anche qui quel fresco profumo di libertà.
BONUS
Un interessante articolo del PM Stefano Civardi (29 ottobre 2021) tratto da giustiziainsieme.it
La lenta erosione del principio di obbligatorietà dell’azione penale. Prime note ai “criteri di priorità” indicati dal Parlamento
di Stefano Civardi
Come noto, la L. 134/2021 (c.d. “Riforma Cartabia”) si compone di due articoli: il primo, articolato in commi e sottocommi, contenente “delega al Governo per la modifica del codice di procedura penale, delle norme di attuazione del codice di procedura penale, del codice penale e della collegata legislazione speciale nonché delle disposizioni dell’ordinamento giudiziario in materia di progetti organizzativi delle procure della Repubblica, per la revisione del regime sanzionatorio dei reati e per l’introduzione di una disciplina organica della giustizia riparativa e di una disciplina organica dell’ufficio per il processo penale”; il secondo, recante novelle al codice penale e di rito, immediatamente precettive (la legge è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale n. 237 del 4.10.2021).
In questi essenziali appunti ci si occupa del contenuto dell’art. 1, comma 9, lett. i). La legge delega recita: “gli uffici del pubblico ministero, per garantire l’efficace e uniforme esercizio dell’azione penale, nell’ambito dei criteri generali indicati dal Parlamento con legge, individuino criteri di priorità trasparenti e predeterminati, da indicare nei progetti organizzativi delle procure della Repubblica, al fine di selezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre, tenendo conto anche del numero degli affari da trattare e dell’utilizzo efficiente delle risorse disponibili; allineare la procedura di approvazione dei progetti organizzativi delle procure della Repubblica a quella delle tabelle degli uffici giudicanti” .
Non è questa la sede per positivamente commentare la “svolta legislativa” conseguente all’ “allineamento” della procedura di approvazione dei progetti organizzativi degli uffici requirenti a quella relativa alle tabelle degli uffici giudicanti. Se alla legge delega sul punto seguiranno tempestivi decreti delegati di attuazione nel termine annuale previsto, si realizzerà la prima robusta inversione di rotta rispetto all’indiscutibile assetto gerarchico delle Procure della Repubblica consegnatoci dal decreto l.vo 106/2006.
Ciò che vorrebbe, invece, essere messo a fuoco da queste embrionali note è la prima parte della disposizione.
Apparentemente la norma non sembrerebbe così innovativa in quanto, ricalcando il noto “mantra” del fine di garantire l’ ”efficace e uniforme esercizio dell’azione penale”, prevede semplicemente che gli uffici del Pubblico Ministero indichino nei progetti organizzativi i criteri di priorità nella “selezione” delle notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre. La qual cosa è già espressamente prevista nella circolare del Consiglio Superiore della Magistratura del 16.11.2017, sull’organizzazione degli uffici requirenti: l’art. 3, comma 2 già contempla infatti che il procuratore della Repubblica possa “elaborare criteri di priorità nella trattazione dei procedimenti”. Si badi bene che l’organo di governo autonomo facoltizzava l’indicazione di trasparenti criteri di priorità nei progetti organizzativi, ma non ne rende in alcun modo obbligatoria l’elaborazione. Del resto, il Consiglio Superiore della Magistratura nel 2017 si era già spinto fino all’estremo limite consentito in sede di normazione secondaria, non essendo previsto in alcun modo dalla normazione primaria una “cernita” nella trattazione prioritaria delle notizie di reato per gli uffici requirenti, essendo per contro previsti, dall’art. 132 bis disp. att. c.p.p., criteri per l’organizzazione dei ruoli dei soli uffici giudicanti (per una puntuale ricostruzione degli interventi del CSM si legga il secondo pare del Consiglio sulla “riforma Cartabia” – ddl AC n.2435 – licenziato con delibera del 29.7.2021, da p. 13).
L’assoluta novità è invece nella “duplice copertura legislativa” ai criteri di priorità inseriti nei progetti organizzativi. Da un lato, infatti, il legislatore delegante prevede espressamente, non più come semplice facoltà, l’individuazione, secondo canoni di trasparenza e predeterminazione, delle notizie di reato da trattare con priorità negli uffici di Procura; dall’altro, prescrive che tale selezione avvenga nell’ambito dei “criteri generali” indicati dal Parlamento con legge.
Proprio su quest’ultimo punto si sono accentrate le critiche più preoccupate. Infatti, mentre la selezione operata dal procuratore della Repubblica nei progetti organizzativi sarebbe frutto di un concreto lavoro sui flussi delle notizie di reato in entrata, sulla definizione dei procedimenti e sullo studio dei mezzi per meglio fronteggiare le emergenze criminali in un determinato territorio, le indicazioni di priorità del Legislatore inevitabilmente decamperebbero dall’ambito meramente organizzativo degli uffici requirenti, per invadere quello dell’orientamento della funzione giudiziaria a secondo degli indirizzi politici delle variabili maggioranze parlamentari.
La comprensibile critica, tuttavia, non coglie pienamente quanto sia naturale ricondurre alla volontà del Parlamento una scelta di criteri generali per determinare le priorità nella trattazione di diverse tipologie di reati. Ciò che è penalmente rilevante, lo è, secondo la nostra Costituzione, per espressa previsione di legge. Sarebbe curioso che fattispecie di reato degradassero a fatti di rilevanza penale “non prioritaria”, a prescindere dal Parlamento.
Con spunto più radicale e provocatorio, in realtà, occorrerebbe riflettere su che cosa significhi “selezionare” le priorità, soprattutto con riferimento ai fascicoli ritenuti non prioritari, con particolare riferimento all’evento, non del tutto episodico, di estinzione dei reati per decorso del termine di prescrizione. Nell’eufemismo dei termini la norma è volta a garantire quel “corretto, puntuale, uniforme esercizio dell’azione penale”, tanto agognato dal legislatore del 2006. Nella pratica degli Uffici, tuttavia, è noto come l’azione penale non possa essere tempestivamente, efficacemente e uniformemente garantita, istruendo convenientemente tutte le notizie di reato che approdano negli uffici requirenti di primo grado. Conscio di questo assunto, tanto sperimentato quanto indicibile, da qualche decennio il legislatore cerca l’impossibile quadratura del cerchio. Se, da un lato, mantiene l’ossequio al sacrosanto principio di obbligatorietà dell’azione penale, presidio tanto di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, quanto di indipendenza dell’azione dell’Autorità Giudiziaria, dall’altro, si accinge a formalizzare una “obbligatorietà per priorità”, laddove la vera domanda rimane il destino di ciò che sarà indicato, de residuo, come secondario.
Commenti
Grazie Dr Grimaldi, è un piacere leggere e riflettere su questo articolo. Massima attenzione e grande supporto al lavoro della procura di Pavia.
Che articolo meraviglioso!
Cosa dire di più.......... ringrazio Luigi Grimaldi per l' impegno e la passione che sta dimostrando a favore del popolo bue.
Grazie Luigi tutta la Mia stima e' per te👏👏👏👏
Sottoscrivo al cento per cento. Grazie sempre Luigi ❤️
Proprio a rallentare l'azione penale tendono le centinaia di querele avanzate dai Poggi e dalle Cappa. Consapevoli della difficoltà per la magistratura di gestire una quantità esorbitante di cause civili e penali.
La stimo molto dr.Grimaldi , la ringrazio di cuore per il suo impegno appassionato . Roberta
Bellissimo articolo ,grazie.Adesso c’è chi parla di tifoserie per buttare veleno su chi cerca la verità e supporta la procura di Pavia che ha il diritto di indagare a fondo (come sta facendo) senza essere attaccata,delegittimata ,derisa non si sa in base a cosa o meglio ,si intuisce in base a cosa .Il caso Garlasco ha colpito l’opinione pubblica perché è il classico caso di malagiustizia con indagini raffazzonate ,fatte male e mirate da subito su un solo colpevole per condannare il quale hanno inventato la qualunque .Ci si chiede perché ,la gente si chiede perché e le persone oneste non possono non riconoscere e apprezzare il lavoro della procura di Pavia in cui ,pare,prima di Napoleone ,.vigeva un sistema marcio da coprire a tutti i costi . Si vuole giustizia per una ragazza massacrata ma anche rassicurazione che certi obomini non si debbano ripetere ,si cerca di avere fiducia nella giustizia
Le sue analisi e riflessioni, sul tema del dovere civile a non voltarsi dall' altra parte di fronte alla esigenza di verificare che non si stia perpetrando un'ingiustizia, sul valore del sostegno morale nei confronti di una Magistratura che ricerca solo la verità, a tutela della dignità morale di noi cittadini, mi ha sinceramente commossa. Condivido ogni sua parola e le esprimo di cuore tutta la mia profonda stima. Non si arrenda nel continuare il suo meraviglioso lavoro ❤️
Semplicemente grazie
Grazie, lei trova sempre le parole giuste per interpretare quello che abbiamo nel cuore.
Le sono veramente grato della la sua onestà intellettuale, della sua accuratezza e capacità investigativa e per la tenacia con cui ricerchi la verità. Grazie
🔝❤️❤️❤️
Immensa stima a lei. Grazie del suo impegno!
Totalmente d’accordo. Bellissimo articolo chapeau
Immensa stima e gratitudine per il suo impegno. Orgoglio del vero giornalismo, senza cartellino🤣 la onoriamo e stimiamo.
La gente fa il tifo per Civardi e Napoleone💪❤️
Ho letto con interesse e partecipazione il suo articolo.,che in verità è piu di un semplice articolo. È un manifesto che invita alla cittadinanza attiva, a non lasciarsi imbonire dai mass media di turno; invita a partecipare a questa nostra democrazia un po acciaccata. Il suo è un appello alla coralita' dell'azione civile, a vigilare sui poteri dello stato di diritto e nello stesso tempo a rispettare le istituzioni in quanto tali e a esercitare il diritto di critica .Grazie davvero per queste parole. Se non fossi una docente in pensione , farei leggere e commentare il suo articolo ai miei studenti.
Grande Luigi Grimaldi ❤️
Carissimo Luigi, con la sua grande sensibilità e profondità di pensiero riesce sempre a suscitare grandi emozioni. Grazie di ❤️
Resistiamo.
Resistere sempre 👏👏👏
Sostengono la giustizia e chi con coscienza e scienza se ne avvarrà fino alla fine.
Il tuo scritto Luigi non merita grandi discorsi, elargisci fonte di saggezza e verità, dando voce a chi ha sacrificato la vita in nome della verità e giustizia.
Grazie
Ho letto d' un fiato il suo articolo, con profonda attenzione. Ne condivido in pieno i contenuti. Ogni giorno, nel quotidiano, spero che lo spirito di responsabilità civile riesca a permeare le azioni del prossimo. Ogni tanto mi scoraggio, ma tengo duro, dalle cose più insignificanti a quelle più pregnanti. Da genitore, quantomeno, sono riuscita a trasmettere ai miei figli la stessa voglia di rifiuto del compromesso morale. Piccoli passi, gocce nel mare, ma se ognuno facesse la sua parte, ogni giorno potrebbe essere migliore di quello appena trascorso. La ringrazio per il suo importante contributo
Caro Luigi Grimaldi, ho letto con grande attenzione questo suo bel pezzo di invito morale e di esortazione al coraggio civile, come esseri umani e come cittadini, come cives direi, e immediatamente l' ho fatto mio condividendone ogni concetto e ogni parola.
E insieme, subito subito, mi sono venute alla mente le parole del don Abbondio di Manzoni: il coraggio chi non ce l' ha non se lo può dare.
Allora io dico: speriamo bene!
La Giustizia, lo Stato, la Società civile , l’Ecosistema… sono tutti beni comuni che, per citare le meravigliose e toccanti parole lette in questo articolo, ci riguardano tutti profondamente, urgentemente ma “se noi cittadini non ce ne prendiamo cura, si indeboliscono”… di più, noi stessi, come cittadini ed esseri umani, ci indeboliamo. Hai detto proprio bene, Luigi: resistere tutti insieme !!
Grazie Luigi, il nostro sostegno morale va alla Procura e a tutti coloro che come te in prima linea, al di fuori di impulsi voyeristici che vediamo a iosa, giornalmente mettono l’accento sulla necessità di tornare a sentire il profumo di libertà “cercando la verità con metodo e coraggio”. Nella truce vicenda di Garlasco non c’è solo un massacro, ma si è svelato un retroscena, che è poi una prassi, chiamato “sistema Pavia”, che fa accapponare la pelle ai cittadini che continuano a credere nella Giustizia, quella con la “g” maiuscola. Benvegano procuratori, avvocati, giornalisti ed addetti ai lavori che procedono professionalmente a testa alta senza curarsi del vocío delle becere tifoserie, ben consci che è ora di debellare il marciume di connivenze che a tutti i costi gli amici degli amici perseguono per i loro loschi poteri personali. Grazie per la fiducia che fate di nuovo ardere in noi che vi seguiamo, avete tutto il nostro appoggio e la nostra riconoscenza.
La mia più grande ammirazione per lei Dott Grimaldi, apprezzo molto il lavoro che sta facendo , soprattutto perché sta conducendo una battaglia di civiltà.
Pensando a Garlasco mi viene da fare una riflessione. È più facile incastrare un innocente che dimostrare la colpevolezza di un indagato con tanti indizi a suo carico.
Sei un grande!
Bravo!!! Completamente d’accordo con lei!!! 👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼🌹
👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏
Bellissimo articolo! Rispecchia pienamente cio' che penso! Grazie per non mollare mai!!!!!!!!!!!!!♥️
Anche i commenti sono veramente belli e interessanti e di grande spessore!
Grazie Grimaldi per questo bellissimo articolo che riassume perfettamente perchè siamo così interessati al caso di Chiara. Non per morbosa curiosità begonia ma per quel senso amaro di giustizia violata.
Non ci si può girare dall'altra parte davanti a queste palesi ingiustizie, le condanne di innocenti a cui si massacra la vita e le porcheria perpetrate proprio da chi dovrebbe scovare schifezze.
Grazie per il suo lavoro e grazie a Bugalalla e agli altri instancabili ricercato di verità e giustizia!
Credo che la coscienza debba essere un faro in grado di illuminare le scelte e le strade di ognuno di noi. Noto invece come, sempre più nella società odierna, sia disprezzata, derisa o semplicemente ignorata per vari tornaconti personali. Grazie Dott. Grimaldi per averci ricordato il suo valore e la necessità di portarla con orgoglio. Grazie perché ogni volta che la leggo o la ascolto riesce a incantarmi per la sua smisurata cultura e la sua elevatissima statura morale, civile, etica e umana.
Grazie Grimaldi, nel puzzo ingravescente della convenienza e dello scoraggiamento di questi ultimi anni, fa sempre piacere pensare che ci sia ancora qualcuno che manifesta pubblicamente l’etica dell’impegno civile. Spesso siamo nascosti ma ci siamo, per favore non mollate, il vostro esempio trascinerà! Ne sono sicuro , un abbraccio
Pienamente d accordo.stepitoso articolo .
Ha toccato un punto fondamentale che per me è al di sopra di tutto e cioè la coscienza un elemento che ė sempre più rilevante nella società e che sta, spero, occupando sempre più spazio nelle persone
Totalmente d'accordo ! Qui c'è un problema di tutela della democrazia quindi bisognerebbe indagare su tutti i poteri