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La chiave che non si butta via

il caso "Dirty Money" e Mario Venditti - di Luigi Grimaldi

La chiave che non si butta via
La chiave che non si butta via Luigi Grimaldi

C’è un’alba che non finisce più.

Milano, 1° febbraio 2008. Tre agenti entrano in casa. Non alzano la voce, ma il tono è quello di chi ha già deciso. L’avvocato Giuseppe Melzi viene portato via. Ha passato una vita a difendere i deboli: i piccoli risparmiatori del crac Sindona, quelli dell’Ambrosiano, le cause perse in partenza. Un uomo di volontariato cattolico, di culture e di solidarietà.

Quella mattina diventa, secondo gli atti, il “regista” di una cosca della ’ndrangheta. Lo accusano di aver riciclato tra gli 80 e i 100 milioni di euro attraverso società finanziarie di Zurigo – World Financial Services e Pg Finanz AG – e di averli reinvestiti in terreni e immobili in Sardegna, ad Olbia.

La cosca si chiama Ferrazzo, di Mesoraca. Il magistrato che firma gli atti è Mario Venditti, allora pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.

In caserma gli viene consegnato un ordine di custodia cautelare del gip Guido Salvini costruito con il copia-incolla: 258 pagine scritte dal pm e 18 dal giudice, veloce sintesi delle precedenti. Nella stessa giornata vengono perquisiti con esito negativo casa auto e studio legale dell’avvocato, dove vengono sequestrate carte di lavoro che riempiono sei faldoni. Lui viene portato a San Vittore. L’inchiesta nasceva a Varese, nelle mani di un pm, Agostino Abate, molto noto alle cronache perché in seguito sarà trasferito dal Csm al tribunale civile di Como per “gravi inerzie” in procedimenti famosi come il caso Uva e l’uccisione di Lidia Macchi.

Melzi a San Vittore viene interrogato e, in un momento in cui lui e Venditti restano soli, così racconta l’avvocato, il PM gli mostra una chiave:

«Avvocato Melzi, forse non ha capito: se lei non mi dice tutto sulla cosca Ferrazzo, lei non esce più dal carcere, perché butto via le chiavi.»

Melzi non parla. Non ha niente da dire. Non conosce quasi nessuno dei coimputati. Proclama la sua innocenza dal primo giorno.

Ma le chiavi, per lui, restano chiuse per mesi: San Vittore prima, poi i domiciliari. Nove mesi di libertà tolti. Tre anni e mezzo di sospensione dall’Ordine degli Avvocati. Lo studio professionale che si svuota. La reputazione che si sbriciola sotto i titoli dei giornali:

“Il legale anti-Sindona in affari con i boss”.

Corriere della Sera 02.02.2008

L’inchiesta si chiama Dirty Money, denaro sporco. Undicimila pagine di intercettazioni. Controlli bancari per quattro anni e mezzo. Pedinamenti. Osservazioni. Una macchina che gira a pieno regime. Poi gli atti vengono trasferiti in Sardegna, per competenza territoriale. E lì, lentamente, tutto si sfalda. La cosca non esiste. Il riciclaggio non è mai esistito. Non ci sono i boss, non ci sono i traffici, non c’è il grande disegno criminale. Solo un teorema che si è mangiato anni di vita di persone innocenti. Nel 2016 i giudici sardi archiviano. Le indagini di Milano e Varese vengono definite “assurde e cieche”.Ma nessuno lo dice a Giuseppe Melzi.


L’archiviazione non gli viene notificata. Lo scopre per caso, due anni dopo, da un collega sardo. Sedici anni dalle prime indagini. Una vita intera messa sotto sequestro senza che nessuno si prendesse la briga di dirgli che era finita.Melzi racconta tutto in un Libro bianco, riservato a familiari e amici. Scrive della vita distrutta, dello studio chiuso, della gogna, delle notti insonni. Scrive di una giustizia che a volte non restituisce nulla, neanche quando ammette l’errore.

Oggi, a distanza di diciotto anni, quella storia torna a galla ogni volta che il nome di Mario Venditti finisce sui giornali. E torna con una strana simmetria.Lo stesso magistrato che un giorno mostrò una chiave e parlò di buttarla via, oggi ripete una frase che suona familiare. «Mi hanno rovinato la vita. Non ho mai preso un euro. Mai mi sarei aspettato di subire una cosa del genere.» Parole dette a proposito delle accuse di corruzione legate all’archiviazione di Andrea Sempio nel caso Garlasco. Accuse poi archiviate: nessun elemento a suo carico, nessun denaro sui suoi conti, nessun contatto illecito.Due uomini. Due vite attraversate dalla macchina giudiziaria.
Nel 2008 Venditti era dalla parte di chi indaga e firma le richieste di carcere. Melzi era dalla parte di chi subisce e deve dimostrare di non essere quello che dicono le carte.
Nel 2025 e nel 2026 i ruoli, per un attimo, si sono invertiti. Venditti ha conosciuto il peso dell’accusa senza elementi solidi, la gogna mediatica, la sensazione di essere trattato come un bandito dopo quarantadue anni di toga.

La differenza è nei tempi e nei riconoscimenti.
Melzi ha dovuto aspettare anni per un tardivo riconoscimento della sua innocenza. E anche allora nessuno gli ha restituito i mesi di carcere, gli anni di sospensione, lo studio chiuso, le notti insonni.
Venditti ha ottenuto l’archiviazione in tempi relativamente rapidi. E da quella posizione può ora parlare di «danni irreversibili» e di giustizia che non dovrebbe rovinare le persone senza prove.C’è una chiave che non si butta via.
È quella della memoria.
Perché la giustizia non è solo sentenze e archiviazioni. È anche le vite che restano segnate, anche quando le carte dicono che era tutto un errore.
E a volte, a distanza di anni, quelle vite tornano a chiedere conto a chi, un giorno, ha firmato gli atti.Lo sa bene chi, per quasi vent’anni, ha visto un figlio attraversare un calvario giudiziario senza mai smettere di credere.

Davvero, nel bene e nel male, la giustizia, sempre difficile e complessa, è, uguale per tutti?
Qualche giorno fa Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, ha scritto una lettera in cui, con la voce bassa di chi ha portato a lungo il silenzio, ha detto: «In fondo la verità trova sempre la sua strada, anche quando sembra impossibile».

Dirty Money non esisteva.
L’innocenza di Melzi c’era.
E la chiave, quella vera, resta ancora in mano a chi decide di usarla.

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Luigi Grimaldi

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Commenti

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Grazie Dott. Grimaldi.

43d
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Ho letto l'articolo con i brividi lungo la schiena e un nodo in gola. Grazie Grimaldi per essere la voce di chi è stato calpestato

44d
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Gent.ma Grimaldi press
Vi scrive il dottor Guido Salvini. Ho condotto tanti anni fa la parte milanese dell’indagine Dirty Money, una bruttissima storia di bancarotta fraudolenta e riciclaggio per decine di milioni di euro, nata in Svizzera e conclusasi a Milano con diverse condanne.
Per l’ennesima volta mi trovo a dover rispondere ad un articolo che contrabbanda l’avv. Melzi come vittima di un errore giudiziario che sarebbe riferibile a me. Ma non è così e chi ha scritto non credo che abbia potuto leggere le carte. Questa persecuzione dura ormai da 15 anni, favorita dal fatto che i passaggi giuridici sono tecnicamente complessi. Ma provo a spiegarli

  • all’origine vi sono le sentenze di fallimento emesse in Svizzera nei confronti delle finanziarie World Financial e PP Finanz costituite dagli imputati calabresi. Con una operazione internazionale costoro, contigui alla criminalità organizzata, hanno utilizzato le due finanziarie per convogliarvi ingenti somme in contanti di provenienza certamente criminale e poi spogliarle di decine di milioni di euro dirottati all’estero in società offshore e così scomparsi.
    -La Svizzera aveva trasmesso parte del procedimento all’AG italiana perché molti imputati risiedevano in Italia. La posizione di Melzi accusato di riciclaggio era stata però inviata per competenza da Milano a Cagliari perché lì avrebbe consumato tali attività di riciclaggio in campo immobiliare, con fondi provenienti dalle bancarotte, inizialmente parcheggiati anche nei paradisi fiscali delle Antille e poi giunti, 7.000.000 di euro non briciole, sui suoi conti.
    -La Procura di Cagliari ritenendo erroneamente che le sentenze svizzere, già agli atti, andassero “delibate” cioè riconosciute dalla Corte d’Appello italiana- necessità invece esclusa dalla legge n. 228\95 in materia di rapporti internazionali che prevede la loro efficacia automatica- aveva iniziato tale procedura senza concluderla. Ha tenuto fermo il processo per 6 anni e poi ha chiesto l’archiviazione. Ovviamente se non “valevano” più le sentenze svizzere cadeva il reato conseguente di riciclaggio e il fascicolo è finito in archivio senza alcun giudizio nel merito dei fatti.
    -La Procura di Cagliari è incorsa quindi in un errore esiziale, che è il passaggio fondamentale omesso dell’articolo. Infatti la stessa questione è stata sollevata dagli imputati giudicati Milano e la Cassazione ha dato loro torto con sentenza del 12 maggio 2015 condannandoli definitivamente per bancarotta fraudolenta. Non vi era infatti necessità di alcuna procedura ulteriore.
    Melzi non è stato processato per un errore e la Procura e il GIP di Cagliari, quest’ultimo con un decreto di una riga, di fatto si sono disfatti dell’importante processo che era stato loro mandato.
    In sostanza l’avv. Melzi avuto la fortuna che i magistrati di Cagliari, per disinteresse o sbadataggine, semplicemente non hanno voluto, a differenza degli altri imputati svizzeri e milanesi, fare il processo. Un “errore giudiziario” quindi ma non mio e risoltosi, in questo caso, a favore dell’imputato. Buon per lui, ma non è una vittima.
    Cordialità
    Guido Salvini
    già GIP a Milano

44d
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Interessantissima testimonianza del dr. Salvini, grazie. Ragione di più per vedere pubblicato, fosse anche un estratto, il citato "Libro Bianco" dell' avv. Melzi...

44d
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Domanda: perché hanno arrestato ( o meglio, chiuso in carcere) l’avvocato Melzi? Al posto di chi? Chi è stato salvato al posto suo? Mi sa che a forza di leggere Luigi mi ha inoculato il virus delle domande scomode… Viva Luigi 👏!

44d
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Grazie caro Luigi di queste verità...mi fanno rendere conto di tutto il tempo in cui i miei occhi e le mie orecchie sono rimasti chiusi...ho avuto a che fare ,per lavoro,con il caso Lidia macchi e con quello delle bestie di satana..con pm e giudici..mi sono sempre chiesta come facessero a dormire la notte...e me lo chiedo anche oggi...

44d
Un iscritto

Caro Luigi "Grimaldello" Grimaldi, grazie di avere ricordato la persecuzione subita dall' avvocato Melzi. Scrivi di un "libro bianco" scritto da Melzi su questa vicenda di corruzione, che tocca un bel numero di istituzioni e persone: verrà mai pubblicato, il libro, a "futura memoria"?

44d
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Grazie Luigi per il Suo lavoro

44d
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Il Dott. GRIMALDI, rappresenta la luce, in questo garbuglio a cui stiamo assistendo, grande uomo e professionista a cui va tutta la nostra gratitudine. Grazie per il suo impegno a dimostrazione che ancora ci sono uomini veri e giusti.

44d
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Lui sedeva in una Procura dove la PG faceva assolvere gli imputati a suon di euro, e non sapeva nulla?
Non ci crede nessuno.
Ma proprio nessuno.

44d
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Purtroppo chi tiene polvere spara! Rovinati 40anni di carriera? Bastava che faceva controllare i suoi PC e tutto andava risolto e la sua reputazione non veniva messa alla berlina!

44d
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Immensamente grazie Signor Giornalista Grimaldi per fornirci dosi medicamentose di integratori utili a rafforzare memoria, pensiero e attitudine etiche ed empatiche. Lei è un Dottore Vero ...si occupa del ben-essere della gente senza lucro e senza inganno. Ce ne fossero come lei l'Italia sarebbe un Belpaese davvero .

44d
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Dott. Grimaldi, leggerla è un vero piacere

44d
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Grimaldi caro! la tua penna, i tuoi scritti arrivano dritti al ❤️! Ti prendi cura delle persone che subiscono ingiustizie e soprusi da parte dei "potenti", quei potenti che dovrebbero rispettare e proteggere il popolo e amministrare la GIUSTIZIA in modo EQUO! Grazie per la tua illuminante presenza e per tutte le porte che apri con le "chiavi del cuore", della tua generosità e umanità. Ti voglio bene assai!❤️🙏🏻❤️🙏🏻

44d
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❤️

44d
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Dottor Grimaldi buongiorno, iscritta perché non posso rischiare di perdere un solo suo articolo. Tanta stima.

44d
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Grazie per questo articolo fondamentale. Fa capire tutto.

"Aliis licet, aliis non licet. Pondus et pondus, mensura et mensura."

La vicenda dell'avv. Melzi è identica: teorema, 11.000 pagine, titoli in prima pagina, carcere, studio distrutto, poi archiviato in Sardegna come "assurdo e cieco" e nemmeno notificato.

Oggi Venditti dice: "Mi hanno rovinato la vita, non ho mai preso un euro". È esattamente quello che ha vissuto Melzi per 9 mesi e che vive da 18 anni la famiglia Stasi.

La differenza è che a loro nessuno ha chiesto scusa e nessuno ha restituito nulla.

La giustizia dovrebbe avere una sola misura. E chi l'amministra un solo fine: cercare la verità non avere ragione.

44d
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Bravissimo Luigi Grimaldi, giornalista d’inchiesta di una finezza unica che ci unisce puntini e crea collegamenti per formare quadri a noi sconosciuti.
Povero avvocato, una vita, una professione distrutte senza motivo

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Grazie Dott. Grimaldi. Non conoscevo questa vicenda terribile. Mi stupisco di come faccia l'Italia ad essere ancora nel G7....sono vicende che ci rispediscono in epoche storiche medioevali

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Grazie Luigi, questi racconti sono un balsamo per chi anela ad avere una giustizia vera!

44d
Un iscritto

Bravissimo. Fai bene a raccontarci e ricordare questi episodi..
forse anche Venditti ha dei vuoti di memoria come Cassese. Solo su di lui non si può indagare. Per la serie " la legge è uguale per tutti". Grazie Luigi

44d
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non mi stupisco per niente, succede a molti cui la reputazione viene distrutta, a cui vengono succhiati via i soldi per difendersi senza magari avere un avvocato che gliene importi qualcosa, la giustizia non esiste

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Un iscritto

la speranza è che chi sbaglia, in buona fede o no, debba pagare. la misura è colma, Venditti. Speriamo che la procura sequestri i device che si è rifiutato di consegnare. Ogni rifiuto a collaborare è una mezza ammissione di colpa. Per lei come per Sempio.

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Un iscritto

Karma

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Un iscritto

Fossi in Vendittivnon canterei vittoria.
Nelle mani di Napoleone e Civardi ci sono le verità nascoste.
Spero tanto che Fabio Aschei sia stato ascoltato da Napoleone e Civardi, ha molto da raccontare.

Grazie Luigi .
Forza Napoleone, hai il sostegno di tutti gli italiani, stanchi della mafia e della finta giustizia!!!!!!

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Un iscritto

Mi verrebbe da dire "chi la fa l'aspetti" Ma, a volte, anche i proverbi sbagliano

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Grazie

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Questa storia non la conoscevo: grazie dott. Grimaldi per far luce.

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Grimaldi è troppo buono in questo paragone. Perché Venditti intanto mi sembra sia ancora indagato, insieme al suo collega Mazza, a Brescia per altro. Poi non ha fatto nemmeno un giorno di carcere. Poi non ha ancora spiegato, perché non si dissocia dalla sua PG che conta due condannati su 4, e probabilmente un altro in lista di attesa.
Che poi la giustizia sia seriamente malata non c’è dubbio. Riguarda magistrati, investigatori, avvocati, giudici e giornalisti di cronaca.

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Un iscritto

E come sempre noi siamo i signori nessuno...

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Un iscritto

Mi ha ricordato una storia che avevo dimenticato. Grazie

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