Quando l’ex pm e il suo avvocato pretendono di insegnare il Codice alla Procura Generale di Milano
di Luigi Grimaldi
C’è un limite a tutto. Anche alla spocchia processuale.
Nelle ultime settimane, l’ex procuratore Mario Venditti e il suo difensore Domenico Aiello hanno intensificato una campagna mediatica che ha un obiettivo chiaro: delegittimare l’intera attività della Procura di Pavia e sostenere che non si possa procedere contro Andrea Sempio senza prima aver ottenuto la revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi. Un tentativo goffo e palesemente strumentale di “insegnare il Codice” a chi sta applicando le regole processuali.
La tesi distorta sul giudicato
La tesi ripetuta fino alla nausea è nota: non si può indagare e processare Sempio senza aver prima rimosso il giudicato su Stasi, perché altrimenti si violerebbe la sentenza definitiva. Una lettura distorta e parziale del sistema processuale, che la stessa Procuratrice Generale di Milano Francesca Nanni ha più volte smentito con chiarezza cristallina.
Nel corso di Mattino 5 e Storie Italiane (fine aprile 2026) Nanni ha dichiarato esplicitamente che «Sempio e Stasi sono fascicoli indipendenti» e che l’eventuale richiesta di revisione e la chiusura delle indagini su Sempio «sono cose diverse», ribadendo che la Procura di Pavia mantiene la propria autonomia.
Pochi giorni dopo, il 12 maggio 2026, ha ulteriormente precisato ai giornalisti che «un eventuale processo ad Andrea Sempio è possibile anche in assenza o in attesa di una revisione della condanna per Alberto Stasi», richiamando proprio la disciplina del conflitto di giudicati prevista dal Codice di procedura penale.
Pretendere di fare lezione di diritto su questo punto è, a dir poco, una prova di smemoratezza. O di disperazione difensiva.
La disperazione e i fatti che restano
E di disperazione si tratta.
Non va dimenticato che alcuni uomini della “squadretta” vicina a Venditti – in particolare l’ex carabiniere Antonio Scoppetta e l’ex ufficiale Maurizio Pappalardo – sono già stati condannati (Scoppetta a 4 anni e mezzo in appello per corruzione e stalking; Pappalardo a 5 anni e 8 mesi in primo grado per le medesime condotte).
Resta inoltre aperta l’inchiesta sulla corruzione relativa all’archiviazione di Sempio del 2017: se da un lato è un fatto positivo che il gip di Brescia abbia archiviato la posizione di Venditti certificandone l’estraneità a operazioni corruttive, dall’altro lato l’ipotesi di reato resta in piedi nei confronti di altre persone (tra cui Giuseppe Sempio) e gli atti sono stati trasferiti a Pavia.
Ma c’è di più.
Anche ammettendo l’estraneità del magistrato a qualsiasi accordo illecito, resta il problema della qualità delle indagini del 2017 su Sempio. L’attuale Procura di Pavia le ha giudicate pregiudizialmente e oggettivamente indirizzate in favore dell’indagato, con anomalie (trascrizioni incomplete, contatti irrituali, omissioni sui tabulati) che il gip di Brescia ha collocato «a un livello diverso» da quello di Venditti, cioè nella polizia giudiziaria.
La domanda, a questo punto, diventa inevitabile e scomoda: se non c’è stata corruzione, cosa ha messo in moto quella gestione così favorevole a Sempio delle indagini?
“Soggetti senza fissa dimora”: l’offesa ai colleghi
Ma c’è di peggio. C’è il tono.
Nella recente puntata di Quarto Grado, l’avvocato Aiello ha pronunciato una frase che non può e non deve passare in cavalleria:
«Mi pare che sia stata annunciata la revisione a febbraio, poi a marzo, a maggio, da una serie di soggetti senza fissa dimora che hanno il tempo di andare in tutte le trasmissioni TV e poi non vanno in studio a scrivere la revisione».
“Soggetti senza fissa dimora”.
Riferito ai colleghi De Rensis e Bocellari, difensori di un uomo che sta scontando una condanna definitiva e che sta esercitando un diritto processuale previsto dalla legge. Un’espressione sgradevole, denigratoria, gratuitamente offensiva. Non è critica giuridica: è scherno. Non è difesa del proprio assistito: è attacco personale e professionale a colleghi.
Le regole deontologiche che non si possono ignorare
Il Codice Deontologico Forense non è un optional da tirare fuori solo quando fa comodo. L’art. 19 impone all’avvocato di mantenere nei confronti dei colleghi un comportamento ispirato a correttezza e lealtà. L’art. 52 vieta espressamente l’uso di espressioni offensive o sconvenienti nell’esercizio dell’attività professionale, anche fuori dal processo e nei confronti di terzi. L’art. 9 richiama i doveri di probità, dignità e decoro. E l’art. 18 impone, nei rapporti con gli organi di informazione, equilibrio e misura.
Chiamare “senza fissa dimora” i colleghi che stanno lavorando a un’istanza di revisione – un’attività che richiede mesi di studio di migliaia di pagine – non è equilibrio. Non è misura. Non è lealtà. È una caduta di stile che offende l’intera Avvocatura e riduce il dibattito processuale a una rissa da osteria mediatica.
Il diritto di critica e i suoi limiti
Si può criticare i tempi della difesa di Stasi. Si può discutere della strategia. Si può sostenere, anche con forza, che le nuove indagini non forniscano elementi sufficienti per una revisione. Tutto questo rientra nel legittimo esercizio del diritto di critica. Ma trasformare i colleghi in “senza fissa dimora” che girano le televisioni invece di lavorare è un’altra cosa. È un’offesa diretta, pubblica e gratuita.
Venditti e Aiello hanno tutto il diritto di difendere la propria posizione e quella del loro assistito. Hanno il dovere, però, di farlo senza arrogarsi il ruolo di maestri di diritto e senza scendere a toni che violano le regole elementari della deontologia forense. Considerando che, oggettivamente, la difesa di Stasi ha tutto il diritto di presentare una eventuale richiesta di revisione quando ritiene opportuno farlo: né prima, né dopo, nell’interesse del proprio assistito e di nessun altro.
Il Codice non si insegna a chi lo applica quotidianamente.
E i colleghi non si insultano in televisione.
Punto.
Commenti
La vicenda Aiello-Venditti va vista in un quadro particolare ed in uno generale.
Si spiegherebbero così la rabbia dell’avv. Aiello e la paura e rassegnazione del suo assistito, mostrate in Quarto Grado.
Nel quadro particolare, la sentenza di Brescia è stata una archivazione per corruzione in denaro. Mentre ritiene molto probabile, una corruzione della sua ex PG e nello stesso tempo stigmatizza una gestione negligente dell’indagine Sempio del 2017.
A questo proposito, Napoleone ha ottenuto da Brescia diversi assist importanti. Uno è la sit della Pezzino che metterà in difficoltà Tizzoni e De Stefano, l’altra è che Venditti, messo con le spalle al muro, ha preferito non dissociarsi dalla “squadretta”.
Il fatto non depone a suo favore.
Ora veniamo invece al quadro generale, il più interessante.
Perché gli avvocati di indagati per motivi diversi, sentono il bisogno, non tanto di difendere i propri assistiti, ma di criticare e interferire con la revisione Stasi. Per la quale, apparentemente non hanno nulla a che spartire? Ad oggi, una ammucchiata che contempla Cataliotti, Tizzoni, Biscotti e Aiello.
Sarebbe insensato pensare ad una regia unica?
Caro Luigi parli di osteria mediatica e questo mi riporta al significato di osteria ossia dove si bivacca e verosimilmente si bevicchia e forse ancor altro! Il mio pensiero corre ,inevitabilmente , ad una cascina! Associazione libera!
Aiello e il suo cliente beffeggiano i codici e la legge
Che squallore che vergogna ma sta caxxo di gente chi crede di essere, e/o piuttosto perché hanno la certezza che, pur vomitando ogni genere di fesseria , chi ascolta possa crederci quando le indagini dimostrano altro!!! Basta !!! Questo è lo stesso modus operandi tenuto dai mafiosi, anzi sono peggio di loro,questi si presentano in giacca,cravatta ,occhiali firmati , e arroganza a gogò e pensano di essere credibili....ma andate a quel paese va....Oddio Grimaldi mi perdoni ma mi dovevo sfogare!
Grimaldi chirurgico, come al solito.
Credono di essere i marchesi del Grillo...
Scherno nel definire due colleghi. L’ho trovato aberrante. Quasi scandaloso.
Ottimo articolo, chiarissimo. Sul punto giuridico la questione è proprio lì: art. 630 co.1 lett. a) e art. 669 c.p.p.
La revisione per conflitto di giudicati ex art. 630 lett. a) si può chiedere SOLO DOPO che ci sono due condanne definitive incompatibili tra loro per lo stesso fatto. L'iter previsto dal Codice è: prima si processa Sempio, se arriva una condanna definitiva, poi si crea il conflitto con il giudicato Stasi e si chiede la revisione. Pretendere il contrario, cioè prima la revisione e poi il processo a Sempio, rovescia completamente la norma.
Come ha ricordato giustamente la PG Nanni, sono due fascicoli indipendenti e autonomi, art. 669 c.p.p. serve proprio a risolvere dopo l'eventuale conflitto in fase esecutiva.
Sul resto concordo: si può criticare tutto nel merito, ma definire i colleghi "soggetti senza fissa dimora" in TV non è critica, è violazione dell'art. 52 e 19 del codice deontologico.
Come sempre Magnifico, Dott. Grimaldi❤️
Sono 2 miserabili,Aiello in particolare da subito ha attaccato De Rensis dicendo che pilotava la procura insultando in serpentese colleghi che stanno lavorando molto e segretamente e che certamente non prendono decisioni in 21 secondi come Venditti che ha affermato che Sempio era innocente salvo smentirsi venerdì scorso a quartodegrado,al secolo telesempio.Un Venditti che non poteva non sapere quanto faceva la sua squadretta e che frequentava ristorante parenti AndreaS
La domanda nasce spontanea : ma secondo voi un corrotto deposita sul conto corrente soldi da corruzione ?
Quando l’arroganza va a braccetto con il livore. ..che nausea.
👏👏👏👏👏 si dovrebbero solo vergognare!
Questa denigrazione è sospetta. Si può difendere il proprio assistito, fare osservazioni, ma perchè mai giudicare malamente la nuova inchiesta della Procura e il lavoro legittimo dei legali di Stasi ? È evidente che sono emersi elementi nuovi che esigono una revisione della sentenza definitiva. Anche chi nn è avvezzo al Diritto capisce che una revisione può procedere un altro processo. Allora perchè denigrare? Gatta ci cova ancora, secondo me.
Bravissimo Luigi Grimaldi speriamo che gli Avvocati di Stasi denuncino sia il dr Venditti che il suo Avvocato nelle sedi opportune perché è ora di reagire e non subire!
Esatto. Non si possono inoltre ignorare le menzogne dell'ex Procuratore che dice a Quarto Grado di avere respinto per tre o quattro volte le richieste dei difensori di Stasi perchè non corrette nella forma! La Bocellari, documenti alla mano, ha mostrato durante la trasmissione di qualche mese fa di Ore 14 come tutto fosse in regola!